La politica monetaria sperimentale dei tassi d’interesse negativi non solo non riesce a far resuscitare l’economia comatosa, ormai inizia a produrre effetti surreali che alterano il rapporto classico che tutti noi abbiamo con il denaro. Gli aneddoti sono tanti e vale la pena raccontarne un paio per illustrare le dimensioni dei cambiamenti in atto nel sistema economico.
L’anno scorso la Alternative Bank Schweiz AG è diventata la prima banca svizzera a passare in toto il costo dei tassi negativi ai clienti. Così è crollato uno dei postulati fondamentali del sistema bancario, che è la banca a pagare i clienti un tasso d’interesse per il loro denaro. La Abs ha inviato una lettera alla clientela specificando che dall’inizio del 2016 avrebbero dovuto pagare lo 0,125 per cento sul valore dei loro depositi bancari se volevano continuare a tenerli presso le sue succursali.

Naturalmente questa mossa è stata determinata dall’introduzione dei tassi negativi da parte della Banca centrale svizzera. In altre parole, la Abs, e tutte le banche svizzere, pagano la banca centrale sui depositi che hanno presso questa istituzione. La Svizzera non è l’unico paese a tassi d’interesse negativi, nè è stato il primo ad intraprendere questa strada. Nel 2012 la Danimarca impose un tasso negativo sui depositi, poi fu la volta della Svezia, della Svizzera e nel 2014 la Banca centrale europea applicò lo stesso principio alle banche europee. A gennaio di quest’anno la Banca del Giappone ha fatto la stessa cosa, e a marzo l’Ungheria è diventata il primo mercato emergente a sperimentare tassi sotto zero.

Diverse sono le motivazioni che hanno spinto queste nazioni a far pagare il risparmio, perché questo è il concetto dei tassi negativi: caricare il costo del risparmio sui clienti, siano questi le banche per la Bce e le banche centrali, o i correntisti per gli istituti di credito. Paesi come la Danimarca, la Svizzera o la Svezia l’hanno fatto per difendere i tassi di cambio delle monete nazionali nei confronti di un euro che si indeboliva, la Bce e la Banca del Giappone, invece, speravano che i tassi negativi spingessero la gente a spendere, innescando un processo vitale per la crescita: l’aumento delle velocità della moneta.

È questo un concetto di facile comprensione: un euro speso oggi che viene rispeso, ad esempio, 100 volte in una settimana crea un effetto di crescita maggiore di un euro speso oggi e poi rispeso appena 10 volte nello stesso arco di tempo o, ancora peggio “parcheggiato” in un conto corrente. La velocità della moneta e’ uno dei motori dell’inflazione, più è alta la prima più aumenta la seconda, arma fondamentale nella lotta contro la deflazione. E l’economia mondiale da tempo è in deflazione.Fino ad ora né la Banca centrale europea né la Banca del Giappone sono riuscite a far ripartire l’inflazione con i tassi negativi. In Giappone l’annuncio della loro introduzione ha fatto aumentare vertiginosamente i prezzi delle obbligazioni quarantennali del debito pubblico, una situazione che avviene solo nei paesi emergenti e mai in economie mature. E’ chiaro che i risparmiatori invece di uscire ed acquistare beni o servizi hanno spostato il denaro verso investimenti sicuri, come il debito pubblico. Ma è proprio questo che si vuole evitare, che il denaro rimanga fermo da qualche parte.

In Danimarca, in Svezia ed in Svizzera le cose sono andate meglio, queste nazioni hanno contenuto la rivalutazione delle loro monete grazie ai tassi sotto zero, ma non hanno evitato le fenomeni economici surreali quali il pagamento di interessi sui mutui a chi li ha contratti da parte delle banche! È successo in Danimarca. Il pagamento degli interessi trimestrali di Hans Peter Christensen è stato, all’inizio del 2016 negativo di 249 corone danesi. Invece di pagare gli interessi sul prestito che ha ottenuto una decina di anni per comprare una casa la banca gli ha pagato l’equivalente di 38 dollari. Che prospettive si aprono per il futuro? Certo se la politica dei tassi sotto zero non funziona qualcosa dovrà cambiare. C’è chi scherza che prima o poi la Bce non avrà altra scelta che gettare gli euro dall’elicottero…

Fonte: Il Fatto Quotidiano