Vedo che adesso l’impomatato bellimbusto che è padrone del CONI ha fatto una mezza marcia indietro: “Non faremo alcuna azione legale”. Poche ore prima aveva minacciato le azioni legali contro la sindaca Raggi: per danno erariale. Anzi di più: il CONI s’era fatto dare un parere (pagato, ovvio) da un avvocato Gianluigi Pellegrino secondo cui il CONI avrebbe potuto esigere dal Comune di Roma la restituzione dei fondi già spesi per “promuovere” Roma presso la Cosca internazionale che assegna Olimpiadi. Quanto? 15 milioni, ha valutato l’avvocato.

Ma, come ha scritto il sito Linkiesta, “la legge di stabilità dello scorso anno ha stanziato un contributo di 2 milioni di euro per il 2016 e di 8 per il 2017 a favore del Coni” per (come dire?) ungere le ruote alla Cosca Mondiale a favore di Roma Olimpica; ci sarebbero poi 8 milioni stanziati per il 2017: “è logico pensare che quegli 8 milioni di euro siano stati stanziati, ma non ancora spesi. Se così fosse, il rimborso, eventuale, riguarderebbe allora solo quei 2 milioni di euro di soldi pubblici”.

Li ha già spesi, l’impomatato coi suoi compari? Allora è lui che deve restituirli. Specifichi: come li ha spesi? Il sito immagina “per progetti, consulenze, attività promozionali e quant’altro”. Sarebbe interessante scavare in queste ipotetiche voci: attività promozionali, sono pasti e rinfreschi (in gergo PR) in ristoranti di lusso a Londra, o Maserati regalate ai capicosca? O a se stessi? Le “consulenze”? Che bisogno c’è di consulenze? In Italia, sotto la voce consulenze notoriamente si celano sinecure da 200-300 mila euro l’anno a parenti incapaci e ad amichette molto capaci, in certe cose.

Insomma il bellimbusto si dev’essere accorto d’aver pestato una m. con le sue scarpine (che immaginiamo di vernice) ed ha esalato a Radio Anchio: “Noi non facciamo alcun tipo di azione, non facciamo nulla e non vorremmo fare nulla. Ma se qualcuno – ha cercato ancora di minacciare – dico le autorità vigilanti, ci chiede, noi dovremo semplicemente dire perché abbiamo interrotto un atto dovuto. Abbiamo una società partecipata al 100% dal ministero dell’Economia, con la Corte dei Conti organo vigilante». Alla domanda: ma quanto ha speso insomma? Ha risposto: «Noi siamo un ente pubblico, tutte le spese sono online.

Se la cava così? Abbiamo una valorosa Guardia di Finanza che si copre di gloria quando multa una nonna salumiera che ha fatto un panino al prosciutto al nipotino e non ha fatto lo scontrino; può di grazie chiedere al CONI di esibire gli scontrini – migliaia immaginiamo – che giustificano i 15 milioni, quando ne poteva spendere due? Magari sono spese non documentabili? Pagamenti aum aum ai capicosca internazionali? Che so, donnine allegre fatte trovare nei loro letti delle suites di lusso? Abbonamenti a centri di massaggio per VIP? O “quant’altro”? Ebbene: siamo certi che qui interverrà la nostra valorosa magistratura d’accusa.

Essa si è coperta di gloria nell’accanita persecuzione per tangenti di Agusta Westland, la ditta – di Finmeccanica – che ha unto le ruote a certi indiani per vendere elicotteri all’India; e ancora ci edifica l’accanimento usato dai nostri procuratori contro Scaroni dell’Eni per tangenti pagate in Nigeria – ancorché nel primo caso, l’Agusta, dopo anni di persecuzione tutto sia finito con l’archiviazione. Ora siam sicuri che apriranno un fascicolo, con relativi avvisi di garanzia a Malagò e compari, per vedere chiaro su quelle spese 15 milioni che il Coni ha ammesso di aver volatilizzato in “quant’altro”.

Perché non si tratta il CONI come l’ENI? Siamo sicuri, e sapete perché? Perché altrimenti si potrebbe credere che la persecuzione pretestuosa contro Finmeccanica, e quella ferocissima contro l’Eni, sferrata dai nostri valorosi procuratori, siano state aperte come ausilio a certi poteri forti (abitanti forse presso la City di Londra, a due passi dalla Loggia-madre Quatuor Coronati) e concorrenti esteri, che aspirano a rovinare gli affari di quelle poche aziende semi-pubbliche rimasteci, onde farle scadere di valore e quindi impadronirsene per un boccon di pane. Operazioni di cui abbiamo avuto vari esempi in passato. In alcune si illustrò anche il maestro Ciampi, adorato da tutti noi, che ha recentemente raggiunto l’Oriente Eterno.

Quindi aspettiamo a pié fermo, fiduciosi, l’inchiesta sul CONI: ente del tutto secondario e diremmo superfluo rispetto a Eni e Finmeccanica. Perché altrimenti ci sarebbe davvero da preoccuparsi. Per la tracotanza del boss. La tracotanza con cui ha apostrofato e minacciato la sindaca di Roma, le ha fatto capire “ci avrai sempre nemici”. Ora, cittadini, qualunque cosa pensiate della Raggi, essa è stata eletta di cittadini, e Malagò invece no. Non si può, non si deve lasciar correre quella arroganza e prepotenza contro uno che è stato eletto, la cui sola forza viene dalla vostra fiducia.

Il CONI è un ente secondario e superfluo: appunto per questo, la tracotanza del suo bellimbusto in abito tre pezzi è più allarmante. Figuratevi la potenza, tracotanza, senso di impunità che abita tutte le altre oligarchie più potenti perché hanno in mano le leve del potere, cosche pubbliche parassitarie, dilapidatrici del vostro denaro di contribuenti, le “municipalizzate”, le “magistrature”, i dirigenti assunti per “concuorzo” che quindi sono inamovibili, quasi che o concuorzo fosse un ordine sacro e indelebile. Le avete viste tutte quante,queste cosche potenti, intoccabili oligarchie inadempienti, (sostenute dai media, aizzati nel loro istinto di sciacalli che mordono le prede ferite), lanciare “avvertimenti” alla Raggi – ti teniamo in pugno, apriamo un fascicolo sul tuo assessore, teniamo aperto il fascicolo senza dirti perché … sono tutti avvertimenti contro la Raggi, per il motivo preciso che la Raggi è stata votata da tantissimi di voi, ed è stata votata su un programma di “pulizia”. Che ci riesca o no, che sia velleitario o no, non importa: quelli già sono lì a distruggerla, a fargli sgambetti.

Vogliono dimostrare una volta per tutte che comandano loro,che i poteri indebiti che si sono accaparrati se li tengono tutti, che i milioni che sprecano sono insindacabili. E sapete perché fanno così quadrato contro una debole sindaca? Precisamente perché sanno di essere inutili. Di poter essere cancellate – come si dovrebbe cancellare il CONI – senza che ne venisse alcun danno allo Stato. Anzi con vantaggio per la spesa pubblica. Se fossero utili, non avrebbero paura.

E qui si apre il più grave, evidente problema italiano – e il più taciuto. Il non funzionamento degli “apparati”. Ogni stato ha “apparati” , ministeriali, regionali, provinciali o altri, con personale preparato ad eseguire le direttive e i programmi dei governi eletti. Qui in Italia, il raccordo fra governo e apparati è rotto. E’ rotto da decenni – da Mani Pulite –ma si vede oggi più che mai, perché c’è al governo Matteo Renzi: uno che “comanda” a parole, senza che nessuno sotto esegua. Si vede di più perché la UE chiede”riforme”, e intende chiaramente la riduzione delle inefficienze costosissime delle cosche pubbliche parassitarie; Renzi le ha promesse, e non ha il coraggio di farle. Convoca dei super-commissari per la leggendaria “spending review”, e poi li manda via senza provare nemmeno ad attuare i loro suggerimenti . Proprio adesso è uscito il saggio di uno di questi (ex) consulenti, l’economista Roberto Perotti, (Status Quo, è il titolo) che spiega per esempio: i “tagli ai compensi ai consiglieri regionali”? Essi hanno aumentato i loro compensi, con aumenti dei rimborsi-spese che hanno abbondantemente compensato la riduzione delle indennità. Tracotanza. Il taglio alle auto blu da 66 a 22 mila, vantato da Renzi? Non c’è stato: semplicemente, ASL, Comuni ed altri enti pubblici “hanno smesso di fornire i dati al dipartimento della Funzione pubblica”. Tracotanza e impunità. L’ente dell’Ippica? Continua a ricevere 200 milioni di euro l’anno. La cosiddetta riforma Madia che promette di tagliare le “partecipate” e le municipalizzate? “Non c’è niente nella riforma che offra uno spunto pratico per ridurne il numero”.

Viva la Raggi, che è stata elettaInsomma non cambia niente. Ma credetemi, non è colpa di Renzi: egli è solo l’ultimo arrivato. Non ha i voti in parlamento per mettersi contro in modo efficace alle tracotanti cosche pubbliche. Le colpe risalgono a prima. Non solo a Monti e Bersani. Non solo a D’Alema e Prodi. Il più colpevole di questa marcescenza tracotante delle pubbliche funzioni è Berlusconi. Il suo governo. Mai ha avuto tanti voto dal popolo italiano per cambiare le cose: e non l’ha fatto.

Scusate se forse mi ripeto:il popolo italiano, tra il ’94 e il’95, votò per referendum – con maggioranze enormi, che superavano gli steccati dei partiti – per la responsabilità civile della magistratura, per la riforma del Senato, per la disciplina della funzione pubblica, per la riforma della procedura penale, per il sistema elettorale maggioritario; contro il finanziamento pubblico dei partiti e quello truffaldino dei sindacati. Votò perfino, il popolo italiano – udite udite! – per la privatizzazione della RAI. Votò contro i partiti , specie il Partito Democratico, che aveva raccomandato ai suoi elettori di votare contro tutto questo, ossia contro “le riforme”.

Era un mandato della più alta legittimità, e il popolo italiano s’era espresso con chiarezza e lucidità politica. Berlusconi doveva semplicemente dichiarare: io attuo il programma che mi è stato dettato dai cittadini. La magistratura gli aveva lanciato contro oltre 400 cause? Poteva dire: “Lo fa’ perché io, su mandato del popolo, la sto rimettendo dentro i suoi confini. Essa mi sbatta in galera, sbatte in galera il popolo italiano!”. Non lo fece, come sappiamo. Tutti e ciascuno dei mandati indicati dal popolo italiano per referendum sono stati fraudolentemente disonestamente deviati da leggi e leggine. A cominciare dal maggioritario, falsato da un “mattarellum” pensato apposta per vanificare il comando del popolo e far esistere i partiti parassitari e minori. Primo di tutta una serie di porcellum e cazzellum,ossia di sistemi elettorali pensati apposta per favore chi è al governo sul momento. E tutto è stato fatto dai partiti per ingraziarsi le dirigenze pubbliche – di cui avevano bisogno avendo perso la loro profonda legittimità: le hanno affogate nell’oro, e le hanno dotate di sempre maggiori “autonomie” – di cui ovviamente quelle hanno profittato scandalosamente. Sono stati loro a trasformarle in cosche incapaci e costosissime,che non fanno funzionare lo Stato. E possono minacciare gli eletti da forti maggioranze, come la Raggi.

Come siamo diventati italiotiE’ stato lì che “la politica” e i partiti hanno perso la loro legittimità. Ma il danno è stato, secondo me, ancora peggiore: è stato lì che il popolo italiano è diventato italiota. Constatato che la sua volontà così chiaramente e democraticamente espressa era stata vanificata, e in modo così furfantesco, è diventato ancor più profondamente cinico, disonesto; ha abbandonato gli sforzi per migliorare se stesso e la collettività. Che doveva fare? Bisognava facesse la rivoluzione per cacciare il potere illegittimo che l’aveva così apertamente offeso nella volontà collettiva; non lo fece.

La conseguenza è sotto gli occhi di tutti: fra l’altro, la crescita zero dell’economia. Perché, come ricorda Ortega y Gasset, quando un popolo sa che chi lo comanda “non ha il diritto di comandare” e tuttavia continua a farsi più o meno comandare da questo potere ormai illegittimo, si deforma interiormente, perde moralità – si demoralizza – e perde alla fine la spinta e la voglia di vivere. La politica, cari, è una cosa seria: mortale addirittura. Ora, non ci resta che la Raggi. Che è anche l’ultima, flebile occasione di recuperare la sanità politica. Non lasciamo che un bellimbusto a capo di un ente inutile che divora milioni in aum aum, la sfidi. Sta sfidando – rendiamoci conto – la volontà popolare. Sta sfidando ciascuno di noi, sapendo che noi siamo separati e divisi, che “non siam popolo”. Non lasciamoglielo fare.

Fonte: Dal suo blog