La rivelazione totale globale definitiva di questa settimana è che Assad e le sue truppe sono in torta con l’Isis. Palmira non è stata persa o conquistata ma passata di mano in mano. E da anni le due parti commerciano allegramente: petrolio per fertilizzante, pare. Chi lo dice? Sky News dalla Gran Bretagna. E chi lo dice a Sky News? Qui le cose si fanno un po’ meno chiare.

Eh sì. C’è sempre un momento in cui queste notizione si afflosciano come un soufflè venuto male. Diamo un’occhiata. La stringa internet che porta all’articolo firmato dal chief correspondant Stuart Ramsey dice: i file rivelano che Assad è d’accordo con i militanti (che starebbe per Isis). I file, cioè i 22 mila documenti digitali dell’Isis di cui circa un mese fa Sky era venuta in possesso, grazie alla chiavetta trafugata da un disertore.

Nei primi articoli sui file si diceva che erano “una miniera di informazioni” e che avrebbero permesso di risalire all’identità di molti foreign fighters, anche di quelli partiti dalla Gran Bretagna. In quell’occasione Afzal Ashraf, esperto di anti-terrorismo del prestigioso think tank inglese Royal United Services Institute (RUSI), disse che quei documenti avrebbero potuto indicare “non solo chi sono (i foreign fighters, nd.r.) e da dove vengono, ma anche condurre agli individui che li hanno radicalizzati e hanno facilitato la loro partenza (verso la Siria, n.d.r)”.

Niente accordi tra Assad e l’Isis, all’inizio delle rivelazioni. Ma è comprensibile, 22 mila file sono tanta roba, per leggerli ci vuole un po’ di tempo. Poi però è passato un mese e quei file di strada ne hanno fatta. Per esempio sono passati proprio per gli uffici del Royal United Services Institute (RUSI), a cui Sky li ha conferiti per un esame preliminare. E che cosa ci trovano, Clare Ellis e Raffaello Pantucci, i ricercatori messi al lavoro dal prestigioso Rusi? Ci trovano quello che poi raccontano sul sito dell’Istituto e che qui posso riassumere senza tema di smentita: migliaia e migliaia di schede personali di foreign fighters, che i burocrati dell’Isis censiscono all’arrivo in Siria e catalogano in base a 23 diverse voci, che vanno dal nome e cognome alla conoscenza della legge islamica (shari’a) alle capacità di combattimento. Con uno spazietto per l’eventuale data di morte, perché si sa, in guerra può succedere anche di lasciarci la pelle.

Per tranquillità del lettore metto qui anche l’originale inglese: “The majority of the documents appear to be arrival forms, completed by or for Daesh recruits as they sought entry into Daesh-controlled territory between early 2013 and late 2014. They are bureaucratic in nature, with 23 fields recording details from basic biodata to level of Sharia-related knowledge; there is even a space on the form where the date of the individual’s death can be entered, should the recruit die while fighting with Daesh.

While of evident value, it is important to acknowledge the limitations of this database. They offer only a partial snapshot of those who travelled to Syria and Iraq – it is impossible to know how many others travelled during this period, or how this specific dataset compares against the broader picture. Nevertheless, they provide important details not only about individuals but also about how Daesh administers its territory; about the recruitment, radicalisation and mobilisation of foreign fighters; and about how the group has learned from the experiences of its precursor organisation, Al-Qa’ida in Iraq (AQI)”.

Vi prego di notare le parti in neretto. La prima dice: “La gran parte dei documenti sono formulari d’arrivo”. La seconda dice: “Anche se di evidente valore, questo database ha limiti che vanno riconosciuti. Offre un quadro solo parziale di quelli che si sono recati in Siria e in Iraq”. Quindi: gli esperti di anti-terrorismo del RUSI esaminano i documenti, dicono che è roba interessante ma non clamorosa. Ma, soprattutto, nulla salta ai loro occhi su eventuali traffici tra Assad e l’Isis. Possibile?

Possibilissimo. Perché lo scoop, o presunto tale, si fa bello con i 22 mila file (vedi anche l’indirizzo internet citato all’inizio) ma con quelli non c’entra. Si tratta, come scrive il chief correspondent Stuart Ramsay, di “new letters”, nuove lettere, appena ottenute da Sky. Niente file, quindi. Ma, cito ancora l’articolo, copie di ordini scritti a mano e mandati dal quartier generale dell’Isis (“The new documents are copies of handwritten orders sent from Islamic State’s headquarters”). Sono queste nuove lettere quelle che dimostrerebbero l’intesa tra Assad e l’Isis. Ordini scritti a mano ma copiati (fotocopiati?) da una qualche talpa annidata nell’Isis.

Uno di questi “documenti” contiene “istruzioni a un comandante (dell’Isis, n.d.r) perché trasferisca “tutto l’equipaggiamento e le armi nel punto di evacuazione concordato. Abbiamo ricevuto una soffiata sul fatto che Al Qasr e i dintorni saranno bombardati il 24 novembre 2013” (“Another letter contains instructions for a commander to “transfer all equipment and weapons to the agreed evacuation point. We have received intelligence that al Qasr and its surroundings will be bombed on 24th November, 2013”). Questo dimostra che i soldati di Assad e i miliziani dell’Isis erano d’accordo, si strizzavano l’occhio, si davano di gomito? Ovviamente no. Ma quelli di Sky dicono di sì, perché… gliel’ha detto un disertore.

Il chief correspondent di Sky scrive che l’autenticità di queste lettere “non può essere provata” (“The authenticity of the latest documents is impossible to verify”) ma che si fida perché chi glieli ha passati gli ha sempre dato roba buona. E sapete chi glieli ha passati? Dei militanti del Free Syrian Army che stanno in Turchia. Ovvero: dei nemici giurati di Assad che sono stati presi a calcioni anche dall’Isis, e che adesso giurano che il nemico Assad e il nemico Isis sono d’accordo. E siccome lo dicono loro, che la guerra l’hanno vista in Tv da Istanbul dove li mantengono da anni gli Usa di Obama e la Turchia di Erdogan, il colosso informativo Sky ci dice che è vero. Oro colato. Rivelazioni imperdibili. Senza il minimo dubbio di essere stati manipolati da chi ha tutto interesse a figurare come l’unico onesto e buono del mazzo.

Chiunque abbia incontrato un fronte come quello siriano, o come quello iracheno ancor prima, per non parlare del Libano o di Israele, sa benissimo che in una guerra civile non si interrompono mai del tutto i rapporti tra i due fronti. Spesso ci si combatte tra ex vicini di casa, ex colleghi, ex compagni di scuola. E quando questi contatti ci sono (e sicuramente in Siria come in Iraq ci sono), non finiscono su biglietti scritti a mano, pronti per essere fotocopiati e passati alla stampa, ma restano nelle teste e negli occhi di coloro che, sul campo, un giorno possono trovare un accordo per far passare un ferito e il giorno dopo spararsi addosso. Dio salvi la Regina (e anche noi) dagli scoop.

Fonte: Occhi della Guerra