Prima l’Inghilterra, poi l’Ungheria e ora anche la Danimarca si oppongono a ospitare indiscriminatamente i migranti. Non hanno i mezzi per accogliere una folla di disperati e rifiutano di accodarsi a quei Paesi, come il nostro, che, nell’incapacità di governare il fenomeno, lo subiscono giustificandosi: siamo mossi dal superiore principio morale di ricevere chi fugge dalla guerra e dalla miseria. Principio nobile, ispirato a sentimenti umanitari e, perché no, religiosi, ma inapplicabile in senso estensivo se si desidera mantenere un minimo di ordine nazionale.

I motivi sono presto detti. Le ondate degli arrivi dall’Africa e dal Vicino Oriente sono incessanti. Forse si fermeranno, ma quando? E se non si fermano? Il buonismo da cui siamo affetti e dal quale non guariamo per pigrizia mentale e disorganizzazione, tipicamente italiana, minaccia di diventare una forma di suicidio. Il numero degli alberghi da requisire e destinare agli extracomunitari non è infinito; gli edifici parrocchiali messi a disposizione dalle curie, neppure. Le case popolari non bastano per gli indigenti di casa nostra, figuriamoci se ne avanzano per gli stranieri.

Ma di tutto ciò i buonisti non si rendono conto, almeno in apparenza. Al grido di «dentro tutti, avanti c’è posto», i responsabili della cosa pubblica stanno ponendo le basi di un disastro. Tanto più che non sono in grado di distinguere chi ha diritto d’asilo da chi, viceversa, proviene da Paesi cosiddetti sicuri. È vero che la Germania, con un cambiamento di linea impresso da Angela Merkel, ha deciso di spalancare i confini ai siriani. Va però aggiunto che i tedeschi sono pronti – a differenza di noi – a rimpatriare coloro i quali non hanno i requisiti per rimanere in Europa. Operazione che essi sanno fare. Noi no. Siamo lenti come la fame (fino a due anni di attesa) nello stabilire chi possa avere e chi no accesso all’assistenza nostra.

Oltretutto, in Italia prende piede una mentalità per cui anche gli affamati (ammesso che lo siano), e non solo i perseguitati, meritano protezione. Bellissime intenzioni, però intraducibili in azioni concrete dato che siamo in bolletta e non abbiamo un territorio sufficientemente vasto per importare milioni di poveracci. La fermezza inglese, ungherese e danese non è il frutto marcio della xenofobia e del razzismo, come pensano tanti compatrioti pasticcioni, ma è generata dalla consapevolezza che tutto ha un limite. O la generosità è compatibile con le risorse oppure non è generosità: è follia.

Lo slogan lanciato da Matteo Renzi va aggiornato: la lotta è tra la ragione e l’imbecillità. Altro che il Pd contro le bestie. Gli italiani, a forza di affidarsi al cielo, cadranno nella fossa dei fessi. Non bisogna ubbidire alla Merkel, occorre imitarla. E se non ne siamo capaci, seguiamo l’esempio della Danimarca, che è arrivata per ultima nel club degli apoti, ma ci è arrivata: meglio tardi che mai. Altrimenti domandiamoci che ne facciamo delle frontiere, se chiunque può varcarle e insediarsi nella penisola? Aboliamole come fossero enti inutili. E sia fatta la volontà di Dio; o, più precisamente, di Bergoglio.

Fonte: Il Giornale