Intervista di Matteo Carnieletto

Il sole martella piazza della Repubblica. Siamo nella parte di città dove Massimo Fini è cresciuto e che “ha il cielo con la rete”, come Massimo, da piccolo, amava chiamarla. Ora, forse, questa parte di Milano non c’è più, ma Fini, nonostante abbia ormai perso la vista, continua a contemplarla dalla finestra del suo appartamento.

Quando ci spalanca la porta ci sorride con quel sorriso da eterno ragazzo con il ciuffo riccio un po’ ribelle. Dalla tradizione afghana sa che l’ospitalità è tutto, ci offre del vino e precisa: “Qui si è liberissimi di fumare”. Fini è un fiume in piena. Basta porgli una semplice domanda e lui e ne ha per tutti: per l’Europa, per l’America (“dopo aver ricevuto da Hitler il beneficio di 300 cervelli li ha persi tutti”) e per Renzi (“non ha un’idea e, come ha detto De Bortoli, è solo un ragazzino”). È sempre lucido Fini. Mentre parla contempla i libri che, ordinati per argomenti, formano la sua biblioteca: “Qui c’è il colpo d’occhio. Perché tu puoi anche comprarti i libri da leggere sul tuo iPad, ma la biblioteca ti permette di riscoprire libri che pensavi dimenticati”. Parla tenendo la sigaretta tra le labbra e non accendendola mai. Parla con quella ficcante arguzia che gli è propria.

Il 9 maggio, a Mosca, Putin ha organizzato la più grande parata per l’anniversario della vittoria sui nazisti che si sia mai vista. I leader europei, però, hanno preferito dare buca. Solo la Merkel si è presentata da Putin, ma il giorno dopo, il 10 maggio. Come valuta questa scelta dei leader europei?

Quella dei leader europei è una scelta folle. Sbagliatissima. In termini geopolitici è chiaro che oggi abbiamo molti interessi per stare vicini alla Russia. Anche per motivi energetici e culturali. La Merkel cerca di contenere la sudditanza europea all’America. Nel 1989, quando è crollato il muro di Berlino, l’Europa doveva guardare a Mosca. Prima l’Europa doveva guardare all’America, certo, perché aveva l’arsenale atomico che poteva contrastare l’orso russo. Finita l’Urss questo problema non c’è più. Poi noi dobbiamo tenere presente che, a differenza dell’America, certi fenomeni, come quello islamico, li abbiamo molto più vicini. E dobbiamo tenere anche presente che tutte le ultime crisi economiche sono nate in America e noi dobbiamo sganciarci da questo sistema economico che ci sta portando a una nuova crisi che cadrà prima sulla nostra testa e poi, spero, anche sulla loro. Da un certo punto di vista la Merkel ha una politica estera giusta. Lei da Putin è andata il giorno dopo la parata, ma ci è andata.

La politica estera di Putin in Ucraina è stata screditata da molti. Cosa ne pensa?

Sulla questione ucraina i russi hanno perfettamente ragione. C’è un precedente: noi abbiamo attaccato la Serbia per il Kosovo. Ora i russi potranno rimpadronirsi di territori che sono russi e russofoni da sempre. La questione ucraina è, dal mio punto di vista, una non questione: non è che si sono impadroniti di cose con cui non c’entravano nulla. Anche Berlusconi l’ha detto. La Russia inoltre è un valido alleato contro il radicalismo islamico. Mettersi contro la Russia è completamente sbagliato. Gli americani, dopo aver ricevuto da Hitler il beneficio di 300 grandi cervelli, li hanno persi tutti. Proprio non riesco a comprendere la politica estera americana: tutti gli interventi che hanno fatto gli si sono ritorti contro. Pensa alla questione irachena. Per anni hanno combattuto l’Iran e poi gli hanno consegnato tre quarti dell’Irak perché gli sciiti iracheni sono fratelli gemelli degli iraniani. Sono la stessa gente antropologicamente, religiosamente e ideologicamente.

E in Medio Oriente qual è il ruolo di Mosca?

Sinceramente non lo so: capire il gioco di Putin lì è più difficile. Certamente la Russia, nei confronti del mondo arabo e musulmano, è infinitamente più prudente dell’America e parzialmente dell’Europa con quegli idioti dei francesi. Hitler ci ha messo due settimane per aggirare la Maginot e arrivare a Parigi. Ora invece fanno i bulli. I russi fanno le parate, mostrano i muscoli, però alla fine sono molto prudenti e non istigano il mondo arabo e musulmano che è quello che oggi si contrappone in modo più pericoloso all’Occidente.

E la politica estera italiana?

Non è valutabile. L’Italia non esiste internazionalmente. Lo pensa al massimo Renzi, ma non c’è un’idea del nostro governo. Se pensi alla Merkel, al di là della polemica antitedesca, lei sì che è una statista. Renzi, come ha detto De Bortoli, è un ragazzino. Né la Merkel né gli inglesi, siano essi conservatori o laburisti, giocano al nostro livello. Noi contiamo perché siamo un mercato importante e quindi non ci faranno mai naufragare. L’Italia in politica estera è esistita solo durante il fascismo e nella fase iniziale della Repubblica quando De Gasperi e Adenauer ebbero un’idea d’Europa unita prima politicamente e poi economicamente. Ovviamente questo gli americani non potevano permetterlo. Del resto gli americani bloccarono francesi e tedeschi quando, negli anni ’80, provarono a creare un esercito europeo.

Come giudica l’apertura di Obama all’Iran?

Obama è costretto all’alleanza con l’Iran. È costretto a mediare sul nucleare perché l’Iran, a differenza della Turchia che favorisce l’Isis in funzione anticurda, è l’unico baluardo a Isis. Anche Obama questo riesce a capirlo. Ma è un personaggetto, uno pseudo nero e uno pseudo democratico. È il problema delle democrazie: si esprimono classi politiche mediocri per evitare il dittatore, ma in situazioni difficili queste cose non funzionano. Non a caso i romani nominavano temporaneamente un dictator.

Come si fa la politica estera allora?

Lo dico con amarezza: la si fa come Andreotti. All’epoca l’alleanza con l’America era obbligatoria, però ha saputo aprirsi al mondo arabo e ancora oggi godiamo di qualche frutto di questa politica. E poi per essere un politico in Italia deve pure essere un po’ criminale. Lui e De Gasperi erano politici. Anche il fascismo ha fatto una grande politica estera e interna.

Ad esempio?

Ad esempio l’Iri, e poi le bonifiche. Anche il puntare sull’agricoltura è una cosa attualissima e non per Expo. L’agricoltura ridiventerà essenziale perché la prima cosa è il cibo. Mussolini sbagliò ad allearsi con Hitler e lì furono grandi gli inglesi che resistettero. Poi queste scelte si pagano, ma non è stato il male assoluto».

Solo Fini (Gianfranco) può dire certe cose…

Queste sono tutte cose demagogiche. Bisogna saper fare un discorso obiettivo su tutte le dittature: il fascismo è stato la dittatura più morbida e, soprattutto, bisogna cominciare a tener presente che ci sono dittature che hanno avuto un senso dello Stato e un progetto, così come ci sono state e ci sono democrazie che non li hanno.

Fonte: Il Giornale