L’abbattimento del caccia russo impegnato in Siria contro l’Isis da parte di un F-16 turco, con la conseguente rottura tra Mosca ed Ankara non a caso alla vigilia dell’accordo sul gasdotto che avrebbe dovuto portare il gas russo fino al Bosforo, evidenzia in modo drammatico l’evento che si svolge giovedì e venerdì a Firenze: l’Assemblea parlamentare della Nato che, il 12 ottobre scorso, aveva «raccomandato ai governi Nato di aumentare la spesa della difesa, di fronte a una Russia sempre più imprevedibile e alla crescente instabilità in Medioriente».

La sessione dell’Assemblea parlamentare della Nato, che si svolge in Palazzo Vecchio, non è un «Summit Nato» come qualcuno ha detto. L’Assemblea, infatti, «costituisce una istituzione separata dalla struttura Nato». L’organo politico «decisionale» della Nato è invece il Consiglio Nord Atlantico, che si riunisce a vari livelli fino al summit dei capi di stato e di governo dei 28 paesi dell’Alleanza: il suo principio guida è che «non ci sono votazioni o decisioni a maggioranza, ma le decisioni vengono prese all’unanimità e di comune accordo», ossia d’accordo con le direttive di Washington. E sono sempre gli Usa ad avere i posti chiave nella struttura militare dell’Alleanza: il Comandante supremo alleato in Europa è sempre un generale o ammiraglio nominato dal presidente degli Stati uniti.

Ma allora, se non è una istituzione della Nato, a cosa serve l’Assemblea parlamentare riunita a Firenze? Composta da rappresentanti dei parlamenti dei paesi dell’Alleanza, per la maggior parte membri delle commissioni difesa, l’Assemblea è presieduta dallo statunitense Hon Turner, membro del Congresso facente parte sia della commissione sui servizi segreti che di quella sui servizi armati. Tra i cinque vicepresidenti c’è il parlamentare italiano Paolo Alli, Nuovo Centrodestra, già braccio destro di Formigoni e con lui indagato dalla magistratura milanese. Funzione dell’Assemblea, finanziata (con denaro pubblico) dai 28 governi, è quella di «costituire un legame essenziale tra la Nato e i parlamenti dei paesi dell’Alleanza», in particolare quella di «sensibilizzare gli ambienti parlamentari sulle principali questioni relative alla sicurezza della zona euro-atlantica, contribuendo al rafforzamento delle relazioni transatlantiche».

Quello che si riunisce in Palazzo Vecchio a Firenze è il Gruppo speciale sul Mediterraneo e il Medio Oriente (una delle cinque commissioni in cui è articolata l’Assemblea parlamentare), in un seminario congiunto col Sottocomitato sulle relazioni economiche transatlantiche. L’evento, sotto l’egida del Senato e della Camera rappresentati dai presidenti Grasso e Boldrini, è promosso dal presidente della Delegazione italiana all’Assemblea Nato, Andrea Manciulli (Pd). Saranno presenti oltre cento parlamentari in rappresentanza di 40 paesi: dai 28 membri della Nato ai paesi europei e mediterranei associati alla Nato e ad altri alleati della sponda Sud, fino alle monarchie del Golfo.

Il tema «Il terrorismo internazionale, in particolare quello jihadista, e il suo finanziamento» sarà trattato da alcuni dei massimi esperti, compresi quelli delle monarchie del Golfo (presenti a Firenze Kuwait e Bahrain) che hanno contribuito con miliardi di dollari alla formazione e armamento di gruppi jihadisti e dell’Isis nel quadro della strategia Usa/Nato. Gli stessi, che hanno partecipato alla guerra contro la Libia, tratteranno il tema «Libia tra entità statale e conflitto civile», insieme al ministro degli esteri Gentiloni e al Capo di stato maggiore della difesa Graziano, ossia ai rappresentati di quell’Italia che ha contribuito a demolire con la guerra lo Stato libico. Il tema «Iran e l’emergente ordine regionale» sarà affrontato da rappresentanti non dell’Iran ma di Israele, che ha contribuito a tale «ordine» con operazioni come «Piombo Fuso» (demagogico aver invitato a Firenze il Consiglio nazionale palestinese) e che continua a tenere l’Iran sotto la minaccia dei suoi missili nucleari. Di «sicurezza regionale e internazionale» parleranno, insieme al ministro degli interni Alfano e al sottosegretario Minniti con delega ai servizi segreti, i rappresentanti dell’Ucraina, ossia di quel regime che sta segretamente reclutando neonazisti da tutta Europa i quali, dopo essere stati addestrati da istruttori Usa, vengono rimpatriati per operazioni tipo «Gladio».

Dopo un intervento teletrasmesso della Mogherini, Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, il seminario si concluderà con gli interventi della ministra della difesa Pinotti e del vice-ammiraglio Franken del Comando Usa per l’Africa (quello che ha aperto la guerra contro la Libia), i quali raccomanderanno alla Nato di rafforzare la «sicurezza» con altri interventi militari in Nordafrica e Medioriente. Nella città Medaglia d’Oro della Resistenza da cui è nato l’Articolo 11 della Costituzione, che ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali.

Fonte: Il Manifesto