Vi scervellate a capire le ragioni dell’anomalia italiana. Guardatela con attenzione e lo capirete a occhio nudo, attraverso la fisiognomica. A differenza degli altri paesi, l’Italia non è uno Stato e nemmeno una nazione, l’Italia è una persona. Ecco un breve esame nazionale di anatomia patologica.
Prendete una cartina geografica e osservatela: l’Italia è l’unico paese al mondo che somigli ad una sagoma umana, a un bipede che fa spallucce.
A vederla lì, l’Italia è un vecchio ragazzo con le gambe corte, denominate Puglia e Calabria che si dimenano nel Bacino Mediterraneo, forse per non sprofondare in Africa, forse per aggrapparsi all’Europa. Dal suo profilo emerge anche uno strano organo genitale, un pacco o protuberanza denominato Gargano. Il suo pube villoso è noto come Foresta Umbra. Se in Italia si fanno meno figli d’Europa è per via del Gargano, che è un organo massiccio ma senza gli attributi.
Di spalle, c’è l’orifizio anale denominato Vesuvio, un tempo infiammato. Le ragadi ed emorroidi che tuttora lo circondano sono denominate campi flegrei. L’Italia ha strani glutei, ribattezzati golfi, di Napoli e di Salerno.
Risalendo per le vie urinarie, le reni trovano il loro epicentro in Fiuggi, dove si favorisce l’espulsione di fasci e calcoli renali.
La colonna vertebrale d’Italia confluisce a Roma, sede dell’Osso Sacro. Fa impressione notare che la capitale d’Italia sia relegata sulle chiappe, quasi a confermare che la filosofia nazionale è il paraculismo.
Risalendo dalla parte anteriore, attraversando la spina dorsale appenninica, oltre i lardosi fianchi abruzzesi e molisani, si giunge alla pancetta marchigiana, sporgente fino all’ombelico, denominato Conero. Vista di profilo, non è un bello spettacolo quest’Italia con la pinguedine anconetana, in sovrappesaro.
La colpa è dello stomaco emiliano e del colon romagnolo sovraffaticati dall’ingordigia di tortellini al ragù. Gli effetti ricadono anche sul fegato toscano e sulla bile umbra, notoriamente verde.
Risalendo dalla pleure padana, arrossata cronica, si arriva ai polmoni, quello sinistro piemontese, compromesso dai gas di scarico delle auto; e quello destro veneto, dove si è formato un embolo di grappa.
Affaticato appare il cuore pulsante milanese, ad altezza duomo, un tempo accompagnato da uno strano formigolio. L’aorta passa sotto un arcore.
I reumatismi assediano le ascelle genovesi e veneziane; infatti appaiono ritratte le braccine liguri e triestine che non osano allungarsi rispettivamente a Nizza e in Istria.
La scapola altoatesina è slogata e va per conto suo, come se fosse autonoma.
Si intravede appena la spallina valdostana e quella friulana, che tradisce un lieve decachè nobiliare.

La cosa singolare di questo corpo italiano è che ha perso la testa in Europa. La capa non c’è, è nascosta tra le spalle alpine oppure è evasa in Svizzera, insieme ai capitali. Ecco perché l’Italia invoca sempre un capo ed ha la testa altrove, non sul collo.Ora vi rendete conto perché l’Italia funziona così male. Acefala, con quelle gambe storte e corte come le bugie, con quella pancia un po’ così, con quei genitali un po’ così, che vi aspettavate?
E le mani, dove sono le mani? Ce le tagliarono ai tempi di Muzio Scevola o di Mani pulite per impedirci furti, corna, pugni chiusi e saluti romani?
In compenso l’Italia ostenta una borsetta sarda di lana pecorina, un cellulare a forma d’isola d’Elba e un pupo siciliano in una carrozzina a tre punte che non piange per omertà.
Adesso avete capito perché l’Italia non si può dividere: è una persona e piange se la fate a pezzi o le asportate mezzobusto, come vorrebbero i secessionisti padani.
L’Italia non è un popolo ma una persona sola. Da qui il nostro spiccato individualismo.

Fonte: Dal suo blog