Intervista a cura di Pietro Di Leo
Matteo Salvini è «l’unico che abbia saputo realizzare un’incubatrice dove preparare il futuro della destra». Così Pietrangelo Buttafuoco fotografa il leader della Lega. Proprio ieri, intervistato da Il Tempo, Salvini aveva indicato nell’autore di Buttanissima Sicilia una delle figure dalle quali prende spunti.

Solo spunti o anche qualche consiglio in privato?
«No, solo in occasioni pubbliche».

Primo consiglio qual è?
«Distinguere la questione dell’immigrazione e quella religiosa. L’Islam è un patrimonio di valori spirituali che non può essere ridotto a discussioni da osteria».

Numero due?
«Deve assolutamente evitare di caricarsi tutti quelli che gli stanno correndo addosso. Soprattutto al Sud, dove la peggiore feccia delle clientele e del sottobosco sta facendo di tutto per andare da lui».

Quindi il progetto per il Meridione già è a rischio?
«Da quel che vedo in Sicilia, ad esempio, è da mettersi le mani nei capelli, perché ci stanno andando tutti gli uomini del peggiore governatore che la Regione abbia mai avuto. Se è così la vedo male».

Intende Lombardo?
«Sì».

E, al di là della classe politica, i cittadini come percepiscono Salvini?
«Lui piace moltissimo, perché politicamente è molto più intrigante e concreto di quanto possa essere stato Grillo».

Che tipo di leadership è quella di Salvini?
«Lui ha un vantaggio. Ha la concorrenza interna di Flavio Tosi e delle differenziazioni con Roberto Maroni. Questo gli consente di superare l’unanimismo, che ha distrutto l’esperienza del berlusconismo e persino del finismo. L’unanimismo è stato il cancro che ha ucciso le formazioni politiche della destra».

Quel che risalta di Salvini, inoltre, è una fortissima esposizione mediatica. Non rischia, alla lunga, di essere controproducente?
«Ecco, questo è un altro consiglio che sento di dargli. Dovrebbe sperimentare l’effetto Celentano o Arbore. Sparire per un po’ dalla tv, farsi desiderare e dedicarsi nel frattempo soltanto al territorio. Perché due sono i percorsi della politica. La conquista via etere e quella via territorio. L’etere l’ha già preso, ora deve radicarsi sul territorio. Fare un’apparizione pedibus calcantibus in un centro commerciale ti procura un contatto con la realtà molto più forte di cinque minuti in collegamento con qualunque trasmissione tv. Ora ha bisogno di muoversi in questo senso».

Altra cosa. Va bene che non c’è unanimismo, ma Salvini sembra un po’ uomo solo al comando. Non sembra circondato da una squadra.
«Non è così. C’è un mondo che ruota attorno a lui. Penso ai ragazzi che animano giornali on line il Talebano o l’Intellettuale Dissidente. La Lega storicamente, ancor prima dell’arrivo di Salvini, aveva delle realtà molto vitali. Ad esempio ricordo Terra Insubre, a Varese, un nucleo culturale molto interessante. La Lega non è un’associazione di amici da bar».

Tasto dolente: la riunificazione del centrodestra. Qual è la chiave giusta?
«Bisogna compiere piccoli passi. Se, ad esempio, Salvini facesse un ticket con Nello Musumeci diventerebbero primo partito. Se Salvini si organizzasse a Roma per un candidato forte, potrebbe vincere anche lì. Bisogna vedere le occasioni volta per volta. Adesso non è il momento di creare l’alternativa a Renzi. La maggior parte del ceto medio è rimbambita davanti alla prospettiva di avere nel premier l’erede di Berlusconi e si deve svegliare dagli effetti di questa droga pericolosissima».

Ma sarà mai possibile finché Berlusconi sarà abbracciato a Renzi con il Patto del Nazareno?
«Berlusconi è ormai solo se stesso. Non ha più un progetto politico. E FI è ormai solo un soggetto parlamentare, non politico, destinato a squagliarsi».