Il discorso di Bashar al Assad all’Università di Damasco

7 Gennaio 2013

 Il Video  

Le fasi salienti del discorso del presidente siriano Bashar al-Assad in diretta da Damasco: 

Al-Assad, che ha parlato per oltre un ora, con per sfondo una suggestiva bandiera siriana decorata con le immagini dei martiri di questi mesi, ha affrontato diversi punti.

Ecco alcuni dei passaggi fondamentali:

ha ricordato i martiri, le famiglie colpite, le infrastrutture distrutte, confidando nel fatto che “dal grembo di dolore dovrà nascere la speranza, dalla sofferenza sarà possibile cogliere le soluzioni, all’oscurità seguirà il sole.”

“Le rivoluzioni hanno bisogno di un leader, sono costruite sul pensiero e la scienza, non sull’ignoranza, fanno avanzare il Paese, diffondono la luce sulla società. La vera rivoluzione è una rivoluzione del popolo, gli importatori di rivoluzione dall’estero non la devono imporre al popolo.”

“Questi eventi sono un’opportunità per le potenze occidentali di spostare un gran numero di terroristi in Siria per sbarazzarsi di loro.”

“Per il momento la Siria è pericolosa dal punto di vista della sicurezza, ma non si tratta di un problema impossibile da sconfiggere se abbiamo il coraggio di farlo.”

“Che cosa sta succedendo all’interno è chiaro. All’estero, ci sono quelli che cercano di dividere Siria e cercano di indebolirla.”

“I vicini di casa sono venuti dal popolo siriano per indebolirlo e dominarlo … Ma la Siria e la sua gente sono più forte e più solida e hanno promesso loro che non dimenticheremo.”

Ha poi ringraziato il sostegno di Iran, Russia e Cina “con il nostro pieno apprezzamento e gratitudine”.

“La difesa nazionale è l’unica opzione di autodifesa.”

“L’Occidente sta chiudendo la porta al dialogo … ma la soluzione deve essere globale, politica, di sicurezza e di ordine sociale. Ci sono persone che hanno promosso iniziative tra lo stato e il popolo e queste hanno prodotto ottimi risultati. Contiamo molto sulle loro iniziative.”

Ha quindi proposto una sua soluzione politica per la Siria:

la prima fase, prevede che ci si impegni a livello regionale ed internazionale per bloccare gli armamenti e i foraggiamenti ai militanti, agevolare il ritorno degli sfollati ai loro luoghi d’origine, graduale ritiro delle truppe, salvo rispondere nel caso di attacchi;
in secondo luogo, trovare sistemi per controllare i confini, la convocazione di una conferenza per il dialogo nazionale che coinvolga tutte le potenze interessate all’interno e all’esterno della Siria. Un dialogo nazionale per stendere una carta nazionale che respinga le interferenze contro la Siria, difenda la sovranità nazionale e protegga il proprio territorio; un referendum nazionale; un governo allargato che si occupi di mettere in pratica questa carta: un referendum costituzionale; un nuovo governo secondo la costituzione; un lavoro di ricostruzione per le infrastrutture e di compensazione per le persone colpite.

“La lotta è contro il terrorismo e non ci fermeremo fino a quando non ce ne sarà più in Siria.”

“Abbiamo bisogno dell’aiuto di chi vuole aiutare la Siria a fermare il terrorismo. Non abbiamo bisogno di qualcuno che ci dica cosa fare in casa nostra, siamo un paese di migliaia di anni e sappiamo come gestire i nostri affari.”

“Qualsiasi iniziativa promossa da qualsiasi partito o personale o statale, deve essere basata su una visione siriana.”

“La primavera araba è come una bolla di sapone.”

Ha detto di sostenere il progetto di riconciliazione nazionale e locale:

“Qualsiasi iniziativa è accettato se si concentra sulla sovranità in primo piano. Qualsiasi concordato, deve avere il consenso del popolo.”

In chiusura non ha scordato “un omaggio a coloro che sono più meritevoli di tributo: gli ufficiali dell’esercito arabo siriano”, onorando il loro sangue versato per la difesa del popolo, per la coesione e la resistenza nazionale, per il mantenimento dell’integrità.
“Gloria a ogni soldato che serve in combattimento”.

E, ha concluso con una certezza:
“La Siria tornerà più forte di prima.”

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