Mentre in quel di Milano il 6 maggio calava in Conservatorio il leggendario pianista Grigory Sokolov l’attenzione dell’opinione pubblica musicale, che in Italia va’ dove la porta Vincenzo Mollica, rimaneva ancora catalizzata sulla serata inaugurale dell’Expo. E’ vero che della splendida serata –  metereologicamente parlando – riverbera nelle orecchie l’inusuale versione anfetaminica della Marcia alla Turca. Rimane anche impresso il continuo utilizzo improprio del titolo di Marcia alla Turca. Titolo inesistente se non nel nostalgico spazio immaginario di quell’esotico che fa un po’ anch’esso Esposizione Universale d’antan, morta e sepolta. Mozart mai scrisse una Marcia alla Turca che è invece il terzo movimento della Sonata per pianoforte n.11, K331, il cui Rondò finale reca, semplicemente, l’indicazione alla Turca, Allegretto. Tutto qui. Ma valle a dire ste cose in Televisione. Quella faccia da sberle di un Bonolis avrebbe montato subito un pezzo da finto tonto mal-educato, giusto per strappare qualche condiscendente sorriso all’ignaro italiano medio. Mentre si dovrebbe per pietà sorvolare sull’esibizione strozzata del Bocelli nostrano, che ha costretto livellandola verso il basso quella perfetta di Diana Damrau e quella buona degli altri colleghi lirici, di Lang Lang, in fondo, non si può sostenere che non sia un talentuoso pianista. Certo, per l’occasione ha fatto il buffoncello; ma non inferiremo più di tanto. Anche perchè più che contrastare il virtuosismo da circo naturalmente confezionato per l’occasione sarebbe molto interessante analizzare psicoanaliticamente le isteriche reazioni alla performance del pianista cinese da parte di certi musicisti-blogger nostrani assunti periodicamente a maître à penser dell’inutile. Concederemo loro l’unica domanda possibile: per la serata inaugurale si potevano azzardare scelte differenti? Ad esempio sarebbe stato così improponibile la presenza di pianisti italiani? Noi proponiamo, a memoria presente e futura e per chi ha voglia di ascoltarci, tre nomi; tre stelle del firmamento pianistico italiano. Sono giovani ma non esordienti. Al talento affiancano una presenza scenica non indifferente; e non parlo solo della evidente bellezza tutta italiana delle tre interpreti ma anche di quel magnetismo che solo le grandi posseggono quando da sole con il loro strumento regnano assolute anche di fronte agli sguardi severi dei teatri più importanti del mondo. Loro si chiamano Vanessa Benelli Mosell, Beatrice Rana, Mariangela Vacatello. Concedetevi il lusso e ascoltatele.

Vanessa Benelli Mosell nasce a Prato nel 1987. Studia all’Accademia Pianistica di Imola per poi specializzarsi al Conservatorio di Mosca e al Royal College of Music di Londra. Fondamentale per la pianista pratese è stato l’incontro con il compositore Karlheinz Stockhausen sotto la cui guida ha studiato i celeberrimi Klavierstücke. Per la prestigiosa etichetta DECCA Vanessa Benelli Mosell ha da poco presentato al pubblico la sua terza uscita discografica, (R)evolution, comprendente musiche dello stesso Stockhausen, di Karol Beffa e Igor Stravinsky. Il coraggio mostrato nell’azzardato accostamento tra l’avanguardia di Stockhausen e l’afflato neoromantico di Beffa, lascia presagire interessanti sviluppi nelle scelte di repertorio legate alla contemporaneità. Si spera che questa indifferenza ideologica nei confronti dei linguaggi, preziosa per il futuro dell’arte musicale, sia in futuro supportata anche dalla casa discografica.

https://www.youtube.com/watch?v=X2R4wGBnixY

Beatrice Rana è la più giovane delle pianiste qui presentate. Nata nel 1993 a Copertino la giovane pianista pugliese si diploma con lode e menzione d’onore al conservatorio Nino Rota di Monopoli. Vincitrice di numerosi concorsi nazionali a soli 18 anni vince il prestigioso concorso di Montréal e nel 2013 ottiene il secondo premio del concorso texano Van Cliburn. Di Beatrice Rana diremo che è una grandissima promessa ma solo per una questione anagrafica. La sua maturità musicale è fuori discussione e la ha già dimostrata al pubblico con una carriera concertistica straordinaria. Ha dedicato la sua ultima uscita discografica ai preludi di Chopin e a due sonate di Skrjabin. Lo stile di Beatrice Rana è guidato da scelte di repertorio forgiate nel possente solco sonoro di una Argerich.

https://www.youtube.com/watch?v=8sZTyxYg86s

Mariangela Vacatello nasce a Napoli nel 1982. Studia con Aldo Tramma, allievo di  Vincenzo Vitale il fondatore della prestigiosa “scuola pianistica napoletana”, per poi continuare i suoi studi presso il Conservatorio di Milano (diploma cum Laude) e la Royal Academy of Music di Londra. La Vacatello vanta una carriera consolidata da concerti e collaborazioni con le più importanti orchestre del mondo. Il suo suono, riconoscibile come solo accade nei grandi interpreti, prosciugato da fronzoli retorici che caratterizzano lo stile certe pianostar, rivela sempre una tensione analitica frutto di una assolutà fedeltà al testo musicale, sia questo un Haydn o un Beethoven. L’ultima uscita discografica, per Brillant Classic, l’ha dedicata ai 12 Etudes di Claude Debussy insieme ad altre opere del compositore francese. La Vacatello evidenzia inedite sensibilità per le sonorità debussiane che sono senz’altro frutto della sua frequentazione con la musica contemporanea. E’ un peccato, ma solo per noi ascoltatori, che un talento del genere non abbia alle sue spalle almeno una dozzina di uscite discografiche.

https://www.youtube.com/watch?v=tWIEm5L2xF0