Il 29 agosto 1966 a Candlestic Park, poco fuori San Francisco, si svolge l’ultima esibizione dal vivo dei Beatles, se evitiamo ovviamente di considerare l’ultima apparizione vera e propria del gennaio del 1969 sul tetto degli studi della Apple. Sono tesi, stanchi e stremati da una tournée che ha toccato dieci stadi di fila e ha lasciato loro ben poco tempo per riposarsi. Vogliono dedicare il proprio tempo alla lavorazione di un album che lasci un segno ai posteri. Paul McCartney infatti, il vero artefice dell’ultima fatica dei Beatles, ha le idee chiare in testa:

“Eravamo stufi di essere Beatles. Abbiamo finito per odiare quei quattro ragazzi con le pettinature ‘moptop’. Non eravamo più dei ragazzi, eravamo uomini. Per noi era finita, non ne volevamo più sapere di fan che gridavano e di tutta quella roba da ragazzini”.

Questo in sintesi è il pensiero di Paul, che è anche l’ideatore del titolo dell’album. Il tempo libero dalla tournée viene utilizzato dalla band in modo ricreativo, approfittandone per visitare più mostre possibili, e costruttivo, cominciando a delineare quelle che sono le idee per “Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band”. Il nome, dice John, deriva dalla moda che avevano le band della West Coast in America, le quali utilizzavano nomi di estrema lunghezza come ad esempio: “Laughing Joe And His Medicine Band” o “Col Tucker’s Medical Brew and Compound”: da qui il titolo dell’album. Non solo, Sgt Pepper diventa anche uno pseudonimo per denominare la band; infatti, ognuno di loro abbandona il proprio Io, per creare un alter ego che permetta di dare più largo spazio alla propria creatività senza che questa venga compromessa dalle restrizioni che la propria identità, quella vera, potrebbe generare.

“Eravamo il gruppo di Sgt Pepper, e per tutto l’album abbiamo finto di essere qualcun altro. Così, quando John andava a cantare al microfono, non si trattava della nuova interpretazione di John Lennon, era un membro del nuovo gruppo, il suo personaggio di fantasia, non eri tu al microfono e alla chitarra, quindi potevi fare ciò che volevi” riporta Paul.

La canzone fa da apertura all’album e presenta la band al pubblico. Si possono sentire in sottofondo archi e ottoni, quindi la presenza di una vera e propria orchestra. Subito però vi si inserisce un riff di chitarra discordante con tutto il resto, è il sound moderno dei Beatles che contamina con la propria innovatività la musica classica. Il vecchio e il nuovo si fondono insieme e danno il via alla rivoluzione. Il pezzo non passa inosservato: tre giorni dopo l’uscita del disco infatti, Jimy Hendrix lo proporrà al pubblico durante un suo concerto. Se Jimy ne ha fatto una cover a pochi giorni dall’uscita dell’album, significa che il disco ha passato il suo battesimo di fuoco a pieni voti.

Il cantante Jimy Hendrix, considerato il miglior chitarrista del mondo per la sua abilità nel suonare le sei corde

Il cantante Jimy Hendrix, considerato il miglior chitarrista del mondo per la sua abilità nel suonare le sei corde

Il disco è figlio anche dell’influenza di quegli anni, quando stava germinando la nuova scena psichedelica e gruppi come i Pink Floyd facevano nuovi proseliti intorno a sé. Nasce in parallelo il movimento Hippie che, abusando di sostanze allucinogene, funghi ed Lsd, cerca di ampliare le proprie percezioni sensoriali. Inutile dire che anche il fenomeno Beatles, forse anche perché reduce dell’esperienza in India, che condiziona perlopiù George Harrison rispetto agli altri membri del gruppo, si lascia ammaliare da questo aspetto extrasensoriale. Già la copertina del disco mostra una tendenza verso questa nuova moda: I Beatles si presentano con abiti sgargianti e coloratissimi attorniati da un numero incredibilmente variegato di personaggi. Paul rivela che la sua ambizione era quella di creare una copertina che fosse realmente interessante, e ci è riuscito. Ricorda infatti:

“Da ragazzini ci facevamo mezz’ora di autobus per andare da Lewis a comprare un album e una volta comprato e tolto dalla carta lo leggevamo da cima a fondo. I formati dei dischi erano più grandi allora e c’era quindi modo di leggerseli a fondo e studiarseli. Per la copertina non volevamo avere l’aspetto da soliti Beatles, il tutto doveva essere più teatrale. Per i vestiti siamo andati da Barman’s, volevamo una divisa Eduardiana o ispirata alla guerra di Crimea. Abbiamo scelto le cose più eccentriche e le abbiamo messe insieme”.

La copertina dell'ultimo album dei Beatles "Sgt. Pepper Lonely Hearts Club Band"

La copertina dell’ultimo album dei Beatles “Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band”

Quindi non a caso utilizzano colori fluorescenti, calze turchesi, rosa o gialle come si usava tanto negli anni cinquanta. Le uniformi, poi, dovevano andare in contrasto col concetto stesso, perché erano casacche militari, ma indossate da chi i fucili preferiva riempirli di fiori e non di pallottole. Si diceva poi dei personaggi che attorniano la band sulla copertina. La scelta è stata libera nel senso che i membri della band hanno potuto scegliere a proprio piacimento quali dei propri eroi inserire a fargli compagnia. Ecco che allora troviamo scrittori come Lewis Caroll che ha ispirato in parte il testo di Lucy in the sky with Diamonds, Oscar Wilde e Aldous Huxley, che aveva suscitato interesse per le sue sperimentazioni psichedeliche; attori e comici come Tony Curtis, Marlon Brando, Marylin Monroe, James Dean, Oliver Hardy e Stan Lauren; musicisti come Bob Dylan e personaggi più particolari come l’occultista Alester Crowley, Sigmund Freud e Gandhi, quest’ultimo sicuramente inserito data la passione per la cultura indiana che era sorta nei Beatles dopo il loro ultimo viaggio in India. John Lennon aveva proposto di inserire anche le figure di Adolf Hitler e Gesù Cristo, sicuramente per creare scandalo, ma per evitare controversie legali si è optato per non inserirli a lavoro ultimato. Altri personaggi invece non diedero il loro consenso se non dietro previo compenso, come Leo Grocery dei “Bowery Boys”, che chiese cinquecento dollari e che i Beatles, forse dopo tale richiesta, neanche tanto a malincuore scartarono senza troppe cerimonie dalla copertina. L’album nasconde anche un’altra particolarità: la band viene a sapere che esistono frequenze alte e basse e che le prime sono udibili solo dai cani. Così John, Paul, George e Ringo si chiedono perché fare solo musica per umani?

Parlando delle tracce presenti nell’album, si viene a conoscenza di un nuovo lato musicale della band. Subito si percepisce come i quattro di Liverpool abbiano fatto propria la cultura e le sonorità orientali e siano stati capaci di fonderla con quella occidentale permeando ogni canzone dell’album: in Within Witout you, unica canzone scritta da Harrison, viene valorizzata la componente strumentale indiana con il Tamboura e il sitar che rimangono sempre sulla stessa tonalità; invenzione che in Lucy in the sky with diamonds, visti i continui cambi di accordi e di modulazioni, non avrebbe potuto funzionare perfettamente. Ma la genialità di George si manifesta proprio in quest’ultima canzone dove sostituisce con la chitarra il Sarangi, strumento indiano che ha un suono simile alla voce che lui non era in grado di suonare, e accompagna all’unisono la voce di John col suo strumento.

Il Sarangi, strumento musicale indiano utilizzato da Harrison per sostituire la chitarra, creando così delle sonorità che mescolavano l'Oriente con l'Occidente

Il Sarangi, strumento musicale indiano utilizzato da Harrison per sostituire la chitarra, creando così delle sonorità che mescolavano l’Oriente con l’Occidente

Si è prima accennato alla moda psichedelica che spopolava in quegli anni: anche se i Beatles, Lennon in primis, hanno smentito tale diceria, sembrerebbe essere presente in questo concept album una componente lisergica: in effetti ascoltando un testo che parla di “Cieli di marmellata”, di “Ragazze con occhi caleidoscopici” e “Taxi fatti di giornali”, è normale ipotizzare un’influenza indotta da sostanze allucinogene. In realtà, per quanto ci è stato riferito dalla band stessa, la canzone di Lucy in the sky with diamonds sarebbe nata da un disegno fatto all’asilo da Julian, figlio di Lennon, intitolato appunto “Lucy nel cielo coi diamanti” e da questa idea avrebbero poi cominciato a lavorare sul testo.

John: “Le immagini venivano da ‘Alice nel paese delle meraviglie’. Sulla barca c’era Alice. Compra un uovo che si trasforma in Humpty – Dumpty (Tombolo Dondolo). La donna che lavora in negozio si trasforma in pecora, e un attimo dopo sono tutti su una barchetta e remano per andare da qualche parte, ecco cosa ho visto. C’era anche l’immagine della donna che un giorno sarebbe venuta a salvarmi ‘Una ragazza con l’occhio caleidoscopico’. Non è una canzone sull’acido”.

Chiaro no? Non si tratta assolutamente di droga.

Certo a parte questa chiarificante dichiarazione di John che eviterebbe di destare in noi qualsiasi dubbio sull’uso di allucinogeni, a quei tempi avevano fatto scalpore alcune dichiarazioni, come quella di Paul che avrebbe confidato ai giornalisti davanti alla porta di casa di aver provato una volta nella propria vita l’Lsd, ma senza voler incoraggiare nessuno a seguire il suo esempio. Purtroppo si sa che i media non aspettano altro che una rockstar, specie se del calibro dei Beatles, faccia una dichiarazione così spontanea e sincera per poterlo poi dare in pasto alla stampa ed ergerlo a cattivo esempio per i ragazzi del tempo. Facile che poi, qualunque piccolo segnale nei testi venga letto come un inneggiamento alla droga: Fixing in a hole diventa per molti un riferimento all’eroina, quando invece Paul sta solo celebrando i lavori domestici come esercizi spirituali e il senso di libertà che deriva dal vivere da soli.

L'inventore del Lsd Albert Hoffman in compagnia dello scrittore tedesco Ernst Jünger che fece realmente esperienza con la nuova droga sintetica e divenne amico dell'inventore

L’inventore del Lsd Albert Hofmann in compagnia dello scrittore tedesco Ernst Jünger, che fece realmente esperienza con la nuova droga sintetica e che di Hofmann divenne amico personale

Gettin Better invece, sarebbe una celebrazione della marijuana tanto cara agli “scarafaggi”Un aneddoto interessante sulla realizzazione di questo pezzo arriva dal produttore Neil Aspinall che durante la registrazione si era accorto che John non si sentiva bene, quest’ultimo infatti, credendo di prendere una pastiglia di anfetamina avrebbe preso invece, a sua insaputa, una capsula di Lsd. Ignaro di ciò, non potendo farlo uscire dagli studi perché assediati da fan di ogni tipo, lo avrebbe portato sul tetto per fargli prendere una boccata d’aria. Per fortuna i membri della band, non all’oscuro dello stato confusionale del compagno di musica, lo avrebbero riportato giù di peso per evitare una tragedia. Si sa che quando si è sotto Lsd, è importante evitare di stare su tetti o davanzali di finestre. Il testo della canzone comunque, forse proprio per lo stato mentale di John, risulta contrastante: se Paul dice che va tutto sempre meglio, John replica invece che non potrebbe andare peggio.

Il cantante e leader dei Beatles John Lennon

Il cantante e leader dei Beatles John Lennon

La canzone presenta fraseggi di Lennon, un piano elettrico suonato in maniera ruvida e dura da Paul e gli immancabili suoni indiani tanto cari a George, che si diletta con un tamburo indiano per l’appunto. E poi c’è A Little Help from my friends, canzone in cui possiamo sentire per la prima volta la voce di Ringo Star, in cui indirettamente si interrogano se per stare con gli amici servono le droghe o se sono gli amici stessi a dare euforia. Insomma sono tutte voci contrastanti su cui, probabilmente, i Beatles hanno voluto fomentare dicerie che già la stampa aveva reso note anche se, non è da escludere, probabilmente c’è un fondo di verità. Il batterista voleva rifiutarsi di cantarla inizialmente, perché si sentiva ridicolizzato dal verso “Che fareste se io cantassi stonato, ve ne andreste e mi lascereste solo?”, ma poi la cantò lo stesso:

“Sapete, non sono molto bravo a cantare perché non ho una grande estensione. Così loro scrivono delle canzoni apposta per me, discretamente basse e non troppo difficili”.

Il batterista dei Beatles Ringo Star

Il batterista dei Beatles Ringo Starr

Sta di fatto che l’album è qualcosa di unico e irripetibile e costituito da innovazioni su innovazioni. Per esempio, in ultima analisi prendiamo in considerazione la canzone A day in the life, il vero e proprio capolavoro di tutto l’album nato dall’unione delle menti di Lennon e McCartney: John scrive uno dei suoi testi più significativi mentre Paul compone una musica in cui dà, definitivamente, spazio alle sue ambizioni avant-garde. Con Sgt Pepper Reprise, la penultima canzone, il gruppo si congeda scusandosi e annunciando che manca ancora un pezzo favoloso: A day in the life che chiude l’album e la visione che in esso i Beatles hanno creato.

La canzone appare totalmente priva di senso, viaggia su due scenari diversi: la giornata di John impressionato dalle notizie lette sul giornale da una parte e la quotidianità più spensierata di Paul dall’altra. John racconta che stava scrivendo il pezzo al pianoforte con davanti il “Daily mail”, aperto su una notizia breve:

“Ho notato due storie: una parlava di un erede della famiglia Guinness che si era ucciso in macchina, (da qui il verso ‘He blew is mind out in a car’) … Alla pagina successiva si parlava della scoperta di circa quattromila buche nella strada di Blackburn, nel Lancashire e da qui il verso ‘Ora sanno quanti buchi ci vogliono per coprire l’Albert Hall’. Di fatto era un verso senza senso, ma per qualche ragione non riuscivo a trovare il verbo. Più o meno il verso doveva suonare così: ‘Ora sanno quante buche ci vogliono per l’Albert Hall’. Si era un verso senza senso, ma chissà perché non riuscivo a trovare il verbo adatto. Cosa c’entravano le buche con l’Albert Hall? Fu Terry Doran a suggerire ‘Per riempire l’Albert Hall'”.

L’Albert Hall era la nota sala concerto di Londra dove veniva suonata musica classica e i fruitori di questa musica sono considerati vecchi e desueti e associati per la loro dinamicità alle buche nella terra che devono essere così riempite di qualsiasi altro contenuto.

Ecco che poi a metà del pezzo c’è uno stacco, ideato da Paul per rendere ancora più disorientante il pezzo, in cui il suono di una sveglia rimanda ai tempi della scuola, scandendo di fatto i piccoli momenti di un giorno nella vita in totale contrasto con la morte raccontata da John. McCartney canta “Dragged a comb across my head” per parlare della difficoltà nel pettinarsi i capelli, quelli che hanno reso i Beatles famosi in tutto il mondo. La corsa per prendere il bus e rilassarsi con una fumata e poi, quasi coccolato dal chiacchiericcio della gente, lasciarsi scivolare in un altro sogno. Con l’ultima strofa si ha invece il ritorno al presente e alle notizie del giornale, le divagazioni sono finite così come sono finite le illusioni e i sogni degli anni ’60 anche se, come dicono le parole del ritornello, “I love to turn you on” (“come vorrei farti vivere”).

Immancabili come sempre arrivano le proteste di coloro che trovano messaggi negativi subliminali nel testo del quartetto di Liverpool. A day in the life viene considerata volgare da coloro che cercano sempre l’immaginario maledetto e irriverente nel rock insinuando che, se ascoltata al contrario, conterrebbe messaggi osceni. I Beatles smentiscono ancora una volta le dicerie, sostenendo che non hanno voluto nascondere nulla nel loro lavoro. Anche il ritornello viene letto come un’allusione alla droga e interpretato come “Sarei felice di farvi sballare”.

L'intera band al completo intenta a farsi pettinare da quattro avvenenti signorine

L’intera band al completo intenta a farsi pettinare da quattro avvenenti signorine

La più grande opera dei Beatles è, quindi, un insieme di messaggi subliminali inneggianti sesso e droga? La sua influenza è e sarà negativa per le orecchie dei suoi fruitori? Si crede invece che Ringo Star abbia risposto in maniera esauriente e definitiva a questa problematica che sembra aver attanagliato la musica rock negli anni avvenire:

“Tutti quelli che ascoltano i dischi al contrario e li trovano volgari, dovrebbero ascoltarli nel modo giusto e probabilmente li troverebbero proprio belli”.

Sgt. Pepper è un album che dà voce ad un momento culturale, sociale e musicale unico e, in quanto tale, irripetibile. John Lennon ha dichiarato “Il cambio dello stile di vita e dell’aspetto di una generazione non è avvenuto da solo, siamo stati noi a crearlo”.