Quando si abbassano le luci la sala è gia gremita. Sono soprattutto giovani. Al centro del palcoscenico cinque puntini luminosi delimitano i vertici di un pentagono. Il buio in sala ora è completo. Un suono grave, percussivo, rompe improvvisamente il silenzio. Si apre di fronte a noi il paesaggio sonoro de La Création du Monde, il capolavoro di musique concrète del compositore francese Bernard Parmegiani. Veniamo progressivamente avvolti, da ogni dove, dal vortice sonoro della creazione acusmatica. Le proiezioni video sono ridotte ai minimi termini, quindi efficaci: modelli 3D wireframe sono proiettati dal videoartista Andrew Quinn su tutta la superfice del palcoscenico. Si rifuggono inopportuni momenti di sincronismo tra la musica e le immagini. Per un’ora e dieci minuti il pubblico è letteralmente ipnotizzato. Il desiderio di chiudere gli occhi non ha privato l’esperienza sensoriale del suo fascino ancestrale. Anzi: l’Acousmonium, il sistema di 40 altoparlanti da cui siamo circondati, è calibrato da una sapiente regia del suono da parte di Giovanni Cospito ed egregiamente modellata sull’opera di Parmegiani. Questo basta per farci fluttuare in questo oceano di suono. Un evento del genere solo dieci anni fa avrebbe visto la partecipazione al massimo di una decina di persone. Ci sarebbe molto da dire su come sta cambiando la Musica nell’era dei social network. Ma anche Milano è cambiata. E si fa un gran parlare in questi giorni, nel bene e nel male, di Milano e della sua offerta culturale. Un’offerta che però non è iniziata con EXPO e non finirà con EXPO. Noi non approfitteremo di questo spazio per comunicare iniziative che, se pur interessanti, possono essere facilmente rintracciate su altri canali. Parleremo invece di alcune realtà meneghine che ormai hanno consolidato da anni un pubblico assiduo con un’offerta musicale spesso alternativa e di alto livello. Il Centro Culturale San Fedele, è una di queste realtà. La sua programmazione vanta una vasta offerta culturale con un repertorio musicale che spazia dal Rinascimento fino alla possibilità, unica in Italia, di ascoltare musica acusmatica e performance musicali elettroniche sul già citato Acousmonium. Questo sistema di altoparlanti accompagna anche il sonoro di una serie di proiezioni cinematografiche che rinnovano l’ordinaria esperienza audiovisiva stereofonica. Abbiamo rivolto qualche domanda ad Antonio Pileggi, prete gesuita, compositore e responsabile della programmazione musicale del centro.

Il Centro San Fedele ha ormai consolidato una serie di appuntamenti culturali fondamentali per la città. In particolare la Musica sembra svolgere un ruolo fondamentale. Ci vuole parlare del progetto culturale dietro ad una così eterogenea programmazione?

Premetto che il settore musicale è l’ultimo nato a San Fedele: nel 2010. In effetti, i gesuiti di Milano stanno semplicemente continuando l’intuizione originaria del fondatore del nostro Centro Culturale, padre Favaro, che nel Dopoguerra ha voluto proporre questo luogo come un libero ritrovo intellettuale. Lo scopo era – e rimane – quello di esaminare e favorire attraverso varie attività culturali le correnti vive del pensiero contemporaneo cercando di porre in luce il loro contenuto spirituale. Dagli anni ’50 in poi, ci sono state collaborazioni con artisti come Lucio Fontana, Franz Kline, Chagall, Piero Manzoni e molti altri fino a Paladino e Kounellis. Ma anche con filosofi, intellettuali e registi. Anche oggi, siamo interessati a costruire ponti e tracciare nuove prospettive in un momento di crisi e scoraggiamento, senza perdere di vista il desiderio che anima il Centro: favorire il dialogo tra arte e fede. Una particolare attenzione la dedichiamo ai giovani artisti mediante i nostri Premi con percorso formativo annuale.

La Musica contemporanea non solo è al centro di questa programmazione ma, con l’Acousmonium, si va consolidando ormai un appuntamento fisso che vede centinaia di ragazzi ad ogni concerto. Come è nato il progetto acousmonium? 

A dire il vero, la nostra programmazione presenta brani che vanno dal Rinascimento fino ai nostri giorni. Facciamo in modo che ogni appuntamento sia un’esperienza profonda di ascolto. Un uscire da quel “sentire musica” distratto e indifferenziato attualmente così diffuso per un ritorno all’ascolto come itinerario, incontro, scoperta di una “presenza” e chi sa, anche rivelazione. L’udito è il senso umano più importante, perché è strettamente legato alla parola, alla relazione, agli affetti. Nella Bibbia il verbo ascoltare ha un posto di primo piano, è l’attitudine della preghiera, della disponibilità a incontrare l’altro e l’Altro. D’altra parte, l’acousmonium con la musica elettronica sta diventando l’asse principale della nostra programmazione. Il nostro acousmonium di 40 altoparlanti (uno dei pochissimi sistemi fissi nel mondo) è nato nel 2012, grazie all’intuizione di Giovanni Cospito e al disegno di Eraldo Bocca. È un sistema audio che crea un ampio spazio sonoro, che permette di interpretare i brani, di colorare, di sfumare, di “timbrare”. Quindi, permette di uscire dalle classiche situazioni di ascolto “frontale” della musica elettronica, a volte piatto e massiccio, per entrare in una diffusione dinamica, elastica, orchestrale, a più dimensioni. Gli artisti che suonano da noi, talvolta per mancanza di tempo non usano l’acousmonium. Ma quando c’è abbastanza tempo per provare, il risultato è straordinario, i primi a essere sorpresi sono loro.

Sono in molti a pensare che spesso la Chiesa sia in ritardo nell’intercettare la dimensione spirituale della musica oggi. Non parlo dello scadere della liturgia in pratiche accondiscendenti come la pratica di canzonette, chitarre ed evergreen organistici. Mi riferisco invece all’esperienza passata di Don Luigi Garbini ad esempio o alla dimensione spirituale della musica di Stockhausen. Il Vostro progetto intercetta queste problematiche? 

Va segnalato che ci sono alcuni compositori di musica religiosa cristiana che hanno conquistato l’interesse di un pubblico numeroso su scala mondiale, come Olivier Messiaen e Arvo Pärt. La dimensione spirituale di alcuni musicisti ci interessa molto, per esempio Stephan Mathieu e Tim Hecker. In generale, bisogna lavorare con tempo e con calma assieme ai musicisti di oggi, su tematiche chiaramente spirituali, proprio per andare in profondità dal punto di vista dei contenuti.

Qual’è il ruolo del cinema nella Vostra programmazione?

Mi pare che siamo tra i primi ad aver pensato al Cin’Acousmonium, cioè la proiezione acusmatica di alcuni grandi film della storia del cinema. Questo è possibile con registi che hanno molto curato la dimensione sonora e acustica dei loro film. L’Acusmonium integra maggiormente la parte sonora con l’immagine, creando all’interno della sala uno spazio acustico. Così l’insieme ha più unità, c’è più fedeltà alla realtà del cinema che è più presente, più vicina allo spettatore, più reale e naturale. L’esperienza più alta in questo senso è senz’altro quella sperimentata nella proiezione dei capolavori di Tarkovskij: Stalker e Nostalghia.