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Al jazz è stato spesso affibbiato la nomina di musica infernale. Un fuoco di ritmo e armonie che si alimenta dei vizi e della passione dei suoi interpreti, personaggi in genere ben lontani dal raggiungimento di una qualsivoglia pace dei sensi.  E’ stato, allo stesso tempo, tralasciato il fatto che l’intento implicito, universalmente riconosciuto, dei musicisti jazz sia quello di migliorarsi da un punto di vista umano. Una crescita spirituale che vada di pari passo a quella musicale. A Love Supreme si nutre, esprime e sublima lo stesso fuoco di cui sopra – del resto anche Coltrane era stato un eroinomane – e diventa ora l’oggetto per il quale e con il quale ringraziare Dio. E’ la sera del 9 dicembre del 1964 quando il sassofonista John Coltrane, accompagnato da McCoy Tyner al piano, Jimmy Garrison al contrabbasso ed Elvin Jones alla batteria, entra nel leggendario studio gestito da Rudy Van Gelder a Englewood Cliffs, New Jersey, per incidere il disco A Love Supreme. Con sé non ha che pochi appunti da mostrare ai suoi compagni e, a parte pochi frammenti, i quattro non hanno mai provato insieme la musica che stanno per registrare. A ogni modo, quello che ne uscirà poche ore dopo sarà un miracolo.

Un umile omaggio a Dio: A Love Supreme è il disco che più di tutti incarna la sua dimensione spirituale. Coltrane credeva in una religione universale nella quale i diversi culti altro non fanno che celebrare in modi differenti un unico Dio. La ricerca della verità, intesa come purezza, profondità e onestà delle azioni era il fine umano e religioso, la musica espressione della sua fede e della sua essenza spirituale. Sul finire degli anni 50 si liberò, non senza fatica, delle dipendenze da alcol ed eroina e, per suo stesso dire, sperimentò un risveglio mistico che interpretò come veicolo che lo avrebbe condotto a una vita più ricca, piena e produttiva. Riconoscendo il divino, volle dimostrargli gratitudine concentrando i suoi sforzi nel rendere felici gli altri per mezzo della sua musica. «Penso che la cosa principale che un musicista voglia fare sia dare all’ascoltatore un quadro delle tante cose meravigliose che conosce e sente nell’universo. Questo è ciò che la musica è per me: una delle maniere di dire che l’universo in cui viviamo, che ci è stato dato, è grande e bello» dichiarò in un’intervista. A Love Supreme è una suite di quattro brani che nelle intenzioni di Coltrane voleva mostrare il celeste, usando un linguaggio musicale che trascendesse le parole. Nelle note di copertina ringrazia e loda il Signore, sentendo che questo privilegio gli è stato concesso.

Ma A Love Supreme non è il dolce e sereno canto di lode di un essere spirituale a Dio, o meglio non soltanto. E’ anche il grido infuocato dell’essere umano comune. Va a toccare qualcosa di profondamente terrestre e carnale. E’ una preghiera e la richiesta delle attenzioni di Dio per mezzo della bestemmia, insieme. E’ un urlo liberatorio, come a volersi scrollare il male di dosso. Tutto il disco è pregno di un’intensità senza paragoni, come se il quartetto tentasse di cavare fuori a forza il disegno divino dai propri strumenti. E’ tangibile la passione profonda che i quattro sperimentano nel tentativo di innalzare la musica a un livello ultraterreno, come fossero in preda di una forza quasi soprannaturale che ne determina lo scorrere del discorso musicale. A un certo punto è possibile immaginarli fluttuare nell’aria tanto è il fervore. Jean-Louis Comolli, regista e critico francese, dopo aver ascoltato la suite durante il fes­ti­val jazz di Antibes del 1965, in una celebre e visionaria interpretazione, scrisse:

«Senza dub­bio il jazz non è stato mai por­tato a un tale punto di esaltazione, l’improvvisazione così vicina al delirio e la bellezza tanto vicina alla mostru­osità, che è la per­fezione sovru­mana. Musica non celeste, ma infer­nale, in cui l’amore di Dio è la morte dell’uomo. In questo senso, si deve par­lare di vero mist­i­cismo a propos­ito di questo canto di gioia per mezzo della sof­ferenza, di seren­ità attra­verso la fol­lia e di bellezza per il tramite del terrore».

La suite ha una struttura ad arco nella quale la prima e l’ultima parte sono relativamente pacifiche, mentre quelle interne fortemente tese. Come in un pellegrinaggio, il disco apre con “Acknowledgement”: riconoscimento e accettazione dell’Assoluto; segue “Resolution”: la decisione di seguirlo; “Pursuance”: il proseguimento nella ricerca del divino; e chiude con “Psalm”, la sua celebrazione. “Acknowledgement” apre con una cadenza di Coltrane, una breve frase dal sapore di risveglio dei sensi. Garrison, poi, comincia con il motivo ostinato che suonerà per tutta la durata del brano. Quattro note che corrispondono alle parole a love supreme, sulle quali Coltrane costruisce il suo assolo che cresce di impeto ad ogni ripetizione e che si smorza suonando su quelle stesse sillabe, come a recitare un mantra. Un breve assolo di Garrison apre al tema esplosivo quanto straziato di “Resolution”. Il climax è ai massimi livelli. Tyner prende il primo assolo, volando sul piano, Coltrane il secondo, urlando. Spinti da una carica, viene da dire, demoniaca (sic) tutti sono esattamente dentro la musica. Un assolo di Elvin Jones introduce “Pursuance”, nella quale Coltrane entra con un tema carico di pathos dall’umore liberatorio, un blues minore nella classica forma di dodici battute, a una velocità piuttosto elevata. Il fuoco è ancora vivissimo, l’energia sprigionata incandescente. La tensione si allenterà con “Psalm”. C’è un senso di distensione, di calma dopo la tempesta. Il pezzo è un lungo assolo di Coltrane, una recitazione suonata e senza parole ricalcata sul testo della sua poesia “A Love Supreme”, presente nelle note di copertina del disco

«One thought can produce millions of vibrations/and they all go back to God… everything does/
Thank you God/Have no fear… believe… Thank you God/  The universe has many wonders. God is all/ His way… it is so wonderful/ Thoughts—deeds—vibrations/ They all go back to God and He cleanses all/ He is gracious and merciful…Thank you God»

L’album è considerato un oggetto di culto tanto dagli appassionati di jazz quanto da chi è in cerca di un messaggio spirituale. L’umanissimo Coltrane è venerato oggi come santo nella chiesa africana ortodossa di San Francisco, la St. John Will-I-Am Coltrane Church, dove i brani di A Love Supreme vengono suonati durante le funzioni.