Una delle mille leggende degli anni di piombo racconta che i brigatisti rossi, tra un sequestro e un comunicato verboso, amassero ascoltare Lucio Battisti. Un’altra storia, sempre di quel tempo cupo e plumbeo, afferma che Lucio fosse un fascio, un raggio di luce (nera) nel rossissimo e proletario mondo della musica italiana dei Settanta, tutta fatta di barbe ed eskimo, Internazionale e chitarre. Aneddoti in fondo banalotti e stupidi, che però danno contezza di quanto fosse in fondo incompreso ed incomprensibile Lucio Battisti durante il decennio clou della sua carriera. All’epoca dei concerti autoprodotti a colpi di minacce e intimidazioni l’artista di Poggio Bustone rifuggiva dai palchi, schivava le telecamere della RAI TV e si confrontava pochissimo con i giornali e i media del settore. Battisti non parlava, e per scelta comunicava soltanto lungo le voluttuose spirali del vinile.

Mentre De André, Guccini, De Gregori e Dalla tentavano-chi più chi meno- ardite sintesi tra parole e note, Battisti si estraniava dal contesto “d’impegno”, dalle cervellotiche analisi socioculturali di menestrelli e cantautori vari per cercare sempre e solo la musica.

“Tutto mi spinge verso una totale ridefinizione della mia attività professionale. In breve tempo ho conseguito un successo di pubblico ragguardevole. Per continuare la mia strada ho bisogno di nuove mete artistiche, di nuovi stimoli professionali : devo distruggere l’immagine squallida e consumistica che mi hanno cucito addosso. Non parlerò mai più, perché un artista deve comunicare solo per mezzo del suo lavoro. L’artista non esiste. Esiste la sua arte”

Facile, si dirà, se accanto hai uno che si chiama Giulio Rapetti detto Mogol: semplice fino ad un certo punto, però, perché la ricerca sperimentale delle sonorità, la voglia di cercare il nuovo, il vario, l’originale portava Battisti a un livello di autenticità artistica difficilmente raggiungibile da altri. A questo si aggiunga che ciò avveniva per mezzo d’una sintesi autenticamente geniale, capace di amalgamare musica, testo e novità in maniera tale da offrire alle masse (inutilmente rincorse da teorie di occhialuti intellettuali) un prodotto infine godibile, di ottimo ascolto, non artefatto, sincero. Senza promozione, senza concerti, senza piacioneria politica la premiata ditta Battisti-Mogol sfornava a scatola chiusa album da centinaia di migliaia di copie, magnifici contenitori pieni di primizie succose e godibili. LP freschi, ancora attuali a distanza di decenni, in cui soprattutto l’innovazione musicale ed il gusto creativo di Lucio emergono distintamente. Canzoni dirompenti per la loro modernità, capaci di cestinare infine la vecchia monotonia della canzone all’italiana tutta cuore-amore, incartapecorita dai canti impastati alla Claudio Villa e dalle melense melodie degli onnipresenti complessi d’archi. E’ con Battisti che la “musica leggera” diventa d’autore senza però mai abbandonare la popolarità e la diffusione delle cosiddette canzonette. E’ con Battisti, poi, che il pubblico si raffina e si educa adattandosi a sonorità nuove ed altre. PFM, Formula Tre, Equipe 84, Ivan Graziani, Eugenio Finardi devono tutti qualcosa al Battisti produttore discografico, lungimirante fondatore dell’etichetta Numero Uno, in grado di annusare e addomesticare nel Belpaese le rivoluzionarie novità della musica anglosassone di quegl’anni.

Un artista totale, volutamente ermetico e distaccato, in grado di dirigere da padrone la bussola della propria esperienza musicale verso mete sempre più nuove ed ardite. In tal senso, la collaborazione con Pasquale Panella rappresenta un periodo di massima libertà compositiva e grande sperimentazione strumentale: i white album, scadenzati ogni due anni dal 1986 al 1994, possono considerarsi la summa del pensiero musicale di Battisti. Una grande tela, ovviamente bianca, su cui gettare secchiate di note dissonanti, armonie elettroniche incomprensibili, canti graffiati e minimali. Un estremo gioco, una sintesi matura della traiettoria del nostro caro angelo, interrottasi troppo presto il 9 settembre di diciotto anni fa.