Una delle poche voci in crescita per quanto riguarda il business delle case discografiche è costituita dalla distribuzione e dalla vendita degli album in vinile, i vecchi e affascinanti 33 giri, tornati di moda negli ultimi anni tanto da divenire il medium preferito da molti artisti per la diffusione dei propri lavori.
Sembra assurdo che nell’epoca di Spotify e dello streaming audio la musica si possa ancora ascoltare in un formato onusto di gloria e di anni, con un complicato sistema di riproduzione e diffusione. Eppure, i dati sono sorprendenti: negli Stati Uniti il mercato dei vinili ha raggiunto livelli inediti dal 1989, con oltre 18 milioni di LP venduti, superando di oltre il 30% i risultati dello streaming audio.“E’ sicuramente una buona cosa per il business”, ha dichiarato Josh Friedlander della RIAA (associazione discografica statunitense, nda) “In un’epoca sempre più digitale, i dischi in vinile sono in grado di fornire una esperienza più profonda e tattile per i fan.”

Le stesse dinamiche sono riscontrabili anche in Europa e in Italia, dove i patiti del vinile sono in crescita nonostante il gap generazionale. Sugli scaffali e sui siti  riappaiono i giradischi, magari in configurazione all in one con presa usb ed ingresso iPhone: una commistione di ere tecnologiche difficilmente rintracciabile in altri ambiti. Grandi artisti italiani ed internazionali ritornano a distribuire i propri lavori a mezzo vinile, sfruttando l’onda del mercato con edizioni limitate, ristampe, bonus track e altri artifizi per riempire le casse di un settore sfinito. Un esempio per tutti: la ristampa dell’album Rimmel di Francesco De Gregori, originariamente prodotto nel 1975 dalla RCA, ha riscosso un successo tale da far esaurire le copie nuove di zecca in nemmeno un mese, risultando tra gli oggetti più cercati su Amazon. Curiosa fusione tra XX e XXI secolo.

Quello che per lungo tempo è stato un settore di nicchia, appannaggio degli amanti dell’alta fedeltà e dei nostalgici duri e puri, rivive mischiando generi musicali e generazioni d’ascoltatori. La bellezza artistica delle grandi copertine, l’emozione di posare sul piatto il disco inanimato, percorrere con le dita le infinite scanalature e riprodurre la musica osservando al contempo l’ipnotico movimento della puntina sono emozioni impossibili da provare con un file mp3 o un CD.
Senza entrare quindi nell’antica disputa mitologica tra analogico e digitale, tra suono antico e moderno, possiamo comunque salutare con piacere il ritorno sugli scudi di un medium che richiede attenzione, pazienza e cura: caratteristiche emozionali essenziali oggi quasi introvabili, eppure essenziali per godere appieno del dono divino che è la musica.