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Un edizione un po’ sotto tono quest’anno per il prestigioso Prix Ars Electronica. Ma prima di addentrarci in una critica, facciamo un piccolo passo indietro, giusto per far capire a chi legge la cura e livello con cui certe arti odierne sono rappresentate all’estero. Istituito a Linz, in Austria, nel 1987 il Prix Ars Electronica rimane uno dei più prestigiosi premi nell’ambito della sperimentazione e ricerca artistico-tecnologica del mondo. A memoria futura per avventurieri di politiche culturali nostrane rimane un modello di come si organizzi un’istituzione artistico-scientifica che abbia a cuore ricerca e sperimentazione nel campo delle arti iper-mediali (ogni riferimento alle critiche mosse da chi scrive alla Biennale Musica 2015 non è puramente casuale). Ricordiamo infatti che il premio rappresenta solo una piccola parte del complesso di attività che ruotano intorno all’istituzione che lo ospita, l’Ars Electronica. Questa si compone di un Museo dedicato alle biotecnologie, all’ ingegneria genetica e alla neurologia, robotica e media art; di un Festival internazionale e di un laboratorio di ricerca e sviluppo, Futurlab, intorno al quale artisti e scienziati si confrontano quotidianamente per sviluppare idee innovative nell’ambito dei media, dell’architettura, del design, delle arti interattive e della computer-grafica. Nel corso degli anni il Prix è stato trampolino di lancio per opere che hanno ridisegnato il nostro uso della tecnologia, da Wikipedia al sistema operativo Linux fino a Creative Commons. Il Prix si è sempre distinto per l’alta qualità della proposta frutto di una severa selezione di opere di artisti/scienziati provenienti da tutto il mondo. L’edizione del 2015 ha visto 25 giurati al lavoro su 2.889 progetti provenienti da 75 paesi. Ci troviamo a commentare una tra le edizioni non migliori del festival, soprattutto per quello che riguarda la parte che più ci interessa, cioè quella musicale. Forniamo ai lettori una panoramica delle opere che hanno vinto il Golden Nica (il primo premio) invitandoli a visitare il sito http://www.aec.at/prix/en/gewinner/ per valutare anche le Honorary Mentions e gli Award of Distinction.

Tutti i premi sono suddivisi nelle seguenti categorie:

Computer Animation / Film / VFX

Vince il Golden Nica l’opera Temps Mort / Idle Times del belga Alex Verhaest. Un video interattivo ispirato al tema pittorico delle nature morte. Al posto di ortaggi, oggetti e frutta, congelati nel tempo sono ritratti degli umani – con Big Eyes a la Margaret Keane – con le loro psicosi e ossessioni. Un’opera inquietante, a tratti lynchiana (il pensiero corre a Rabbits), che interpreta bene il senso di stasi, impotenza e indecisione dell’uomo contemporaneo. (https://vimeo.com/75478759)

Digital Music & Sound Art

Il Golden Nica va all’opera Chijikinkutsu del giapponese Nelo Akamatsu. Una installazione sonora ispirata all’arte tradizionale giapponese del Suikinkutsu. A metà strada tra ornamento da giardino e strumento musicale l’arte del Suikinkutsu consiste nel raccogliere l’acqua traboccante da un bacino usato per lavarsi le mani durante il cerimoniale del tè per poi deviarla sul terreno; qui una cavità riempita d’acqua raccoglie le gocce sulla sua superficie emettendo e facendo risuonare nello spazio un gradevole suono. Nelo Akamatsu utilizza il principio del magnetismo per far risuonare una pletora di bicchieri, ognuno contenente diversi livelli di acqua. Sfruttando l’immaginario zen, del vuoto, della trasparenza e del bianco Akamatsu interpreta e restituisce un immagine un po’ anemica della meravigliosa arte tradizionale giapponese.

https://www.youtube.com/watch?v=nozc1UdrqaE

Hybrid Art

Vince il Golden Nica Plantas Autofotosintéticas di Gilberto Esparza (Messico). Un sistema simbiotico autopoietico che preserva la vita lontano dalla luce solare; l’installazione è costituita da un sistema nervoso alimentato da un cuore acquatico in cui pullulano micro-organismi, batteri e protozoi. Esparza costruisce un complesso e affascinante ecosistema che attinge nel design  all’immaginario post-umano (viene subito in mente l’alveare Borg) e per concezione scientifica ai processi di auto-organizzazione, principio cardine dei sistemi complessi. Una delle opere più interessanti di questa edizione.

All’interno di questa categoria si è distinto anche il lavoro del gruppo di ricerca giapponese ARTSAT con la creazione del primo nano-satellite accessibile non solo ai progettisti ma anche alla comunità di radioamatori.

http://artsat.jp/ 

http://despatch.artsat.jp/en/Main_Page

Visionary Pioneers of Media Art

Questa sezione è intesa a premiare i pionieri delle arti elettroniche. Premio del 2015 va all’opera di Jeffrey Shaw.

u19 – CREATE YOUR WORLD

Vince il Godne Nica Inside & Between di Gabriel Radwan (Austria). Opera ispirata ai lavori di William Kentridge, esplora le possibilità dell’animazione grafica in stop-motion. Radwan ha prodotto ogni singola immagine con matite carboncino per poi animarle in computer grafica. L’interazione tra tecniche di animazione tradizionale con quelle al computer non è certamente un trend nuovo nell’ambito della computer grafica ma si è andato consolidando a partire da una decina di anni. Un’opera che non entusiasma di certo per originalità. (http://prix2015.aec.at/prixwinner/15861/)

[the next idea] voestalpine Art and Technology Grant

Vince il progetto SOYA C(O)U(L)TURE del laboratorio indonesiano XXLab. Un complesso progetto di ricerca basato sullo sviluppo di energie alternative utilizzando materiale di riciclo di origine tessile e biologico. (http://prix2015.aec.at/prixwinner/16885/)