In questi ultimi giorni il giornalismo musicale italiano non ha parlato di altro: Michele Monina ne ha combinata un’altra delle sue. Dopo le impietose critiche dirette rispettivamente a Ligabue, Biagio Antonacci e Laura Pausini, è arrivato anche il turno de “il Volo”.Facciamo un passo indietro, e ricordiamo i protagonisti della vicenda che sta destando tutto questo scalpore. Il Volo e` un gruppo lirico creatosi nel 2009 durante il programma Ti lascio una canzone, condotto da Antonella Clerici. Presentatisi nel programma separatamente, i Tre Tenorini (così vengono chiamati, sebbene uno dei tre sia palesemente un baritono) decidono di formare un gruppo e vengono presto notati e impacchettati dai produttori discografici Michele Torpedine e Tony Renis. Di lì a poco firmano con la Geffen Records, divenendo così di “proprietà” di Jimmy Iovine. Dopo una serie di successi mondiali, specialmente negli Stati Uniti, arriva la consacrazione italiana con la vittoria del Festival di Sanremo del 2015. Attualmente sono il gruppo musicale italiano con più successo e riconoscimenti a livello internazionale. Ma ciò non è servito a salvarli dalla furiosa irrequietezza del critico musicale Michele Monina. Per chi non lo conoscesse Monina è un affermato critico musicale, scrive su molti giornali tra cui Linkiesta e Il Fatto Quotidiano ed è uno dei critici più amati ed odiati del Belpaese. Più che critico, lo si potrebbe definire un vero e proprio provocatore. Proprio dalle pagine de Il Fatto Quotidiano Monina ha deciso di sferrare il temibile attacco nei confronti dei Tre Tenorini: il 12 ottobre esce un articolo dal titolo eloquente, “Il Volo su Canale 5, la grande truffa della lirica”. Ciò che risulta essere ancora più spassoso è il contenuto dell’articolo. È risaputo come la tenerezza non sia una delle migliori doti di Monina, ma questa volta l’arcigno critico marchigiano è riuscito a dare il meglio di sé. Fin dall’inizio mette in chiaro che

I Tre Tenorini cantano male, senza essere in grado di trasmettere uno straccio di emozione e, per contro, senza avere la stessa tecnica vocale delle matrici. Una cosa va detta, a scanso di equivoci: magari all’estero questo show potrà anche fare un bell’effetto, ma a vedere da qui lo spettacolo che ha trasmesso Canale 5, dal titolo Una notte magica, viene davvero una malinconia cosmica addosso

Tralasciando poi molti altri concetti esposti all’interno dell’articolo, di certo non meno lusinghieri di quelli appena citati, Monina ci congeda gradevolmente con un augurio

resta la speranza che, almeno all’estero, abbocchino a quella che potremmo definire The Great Lyric Swindle, la Grande Truffa della Lirica. Sì, la speranza è che Il Volo parta per una lunghissima tournée mondiale, così almeno per un po’ ce li siamo tolti dalle palle

Per colpa forse della rudezza di questa ultima affermazione, o per colpa dello stile canzonatorio di tutto l’articolo, la risposta dei fan de Il Volo non si è fatta attendere, naturalmente tradotta in una valanga di insulti. Dal suo canto Monina, sornione come suo solito, ha risposto a tono dalla sua pagina facebook con nuove provocazioni contro i fan, definendoli dei bimbiminkia. Risulta difficile estrapolare una qualche morale da questa vicenda, tuttavia una posizione, seppur non netta, può essere presa anche a cuor leggero. Per come la situazione si è sviluppata, bisogna porsi due domande e darsi altrettante risposte: Le espressioni utilizzate da Monina sono opinabili? Forse sì. I contenuti sono altrettanto opinabili? Assolutamente no. Ciò che il critico riporta nel suo articolo rappresenta ciò che chiunque conosca un minimo di musica pensa, e cioè che il Il Volo è un buon gruppo pop-lirico ma nulla più.

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Una fase del concerto trasmesso da Canale 5

Equipararli, facendoli cantare in quel concerto a Firenze, a dei mostri sacri della lirica quali Luciano Pavarotti, Placido Domingo e Josè Carreras è stata una scelta di marketing intelligentissima da parte della Geffen Records, ma di una bassezza senza eguali eticamente parlando. L’assenza di coerenza e limpidezza intellettuale si è palesata fin dall’inizio dell’esibizione, dove agli amanti del genere lirico avranno probabilmente iniziato a sanguinare le orecchie. Ripetiamo, i Tre Tenorini non sono degli incapaci, semplicemente non sono tre tenori di lirica. Sono due pseudo-tenori e un baritono che fanno del Pop-lirico. In questo non c’è assolutamente nulla di sbagliato, è un genere musicale come un altro, all’estero anche molto apprezzato. Il vero problema qui è rappresentato dalla scintillante aurea con cui i tre giovani vengono ammantati dai discografici, i quali li fanno apparire al grande pubblico come i nuovi prodigi della lirica. Le ingerenze in questa vicenda sono tutte di carattere discografico. Per provare a spingere il più possibile la band verso palcoscenici importanti, ci si dimentica quale sia la loro vera anima artistica.

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Michele Monina ha avuto l’onestà intellettuale di andare controcorrente nel panorama musicale italiano e stroncare il pop-lirico de Il Volo

Per quanto riguarda invece il capitolo Monina, per molti un affare oltremodo controverso, la soluzione è invece di una semplicità sorprendente. Egli è un critico e in quanto critico deve criticare. Certamente usa la penna in maniera inusuale, il suo registro linguistico si discosta nettamente da quello classico e ingessato della critica italiana. Sebbene a volte possa riuscire di difficile digestione, la sua più grande virtù risiede proprio nell’aggressività con cui espone il suo pensiero, senza peli sulla lingua. Sono critiche distruttive, essenzialmente Nietzschiane, che non intendono costruire. E sapete cosa? Ben venga. C’è bisogno di qualcuno che all’interno della critica musicale italiana, ossequiosa oltre ogni immaginazione, esprima senza farsi troppe paranoie il proprio parere su alcuni artisti ,o pseudo tali, che infestano la musica italiana (categoria di cui, a mio modesto parere, Il Volo non fa immediatamente parte).

Meglio un recensore violento e poco costruttivo, di un critico asservito alle case discografiche. Quanto meno si viene a creare un minimo di dibattito che in arte, come in tutti gli ambiti creativi e di ricerca, non ha mai fatto proprio del male a nessuno. Gli unici che possono finire per essere danneggiati sono gli animi in cui latita la coerenza intellettuale. E purtroppo la musica italiana di questi animi ne è ostaggio. Perciò è proprio il caso di dirlo: vogliamo 10, 100, 1000 Michele Monina.