Si guardano come tutte le sere, Roma e Nettuno, con i piedi nell’acqua e la luna, piena, a osservarli materna da sopra il Pincio. Pronti a consumare una volta ancora, un amplesso platonico di sguardi di pietra, di schizzi che scivolano sui sampietrini di Roma. Ma stasera a piazza del Popolo, nella circonferenza che ospita le due divinità, legate da un amore sconosciuto alla carne, c’è un ospite speciale: il popolo. Stasera non ci sono i silenzi del centro a fare da cornice all’Obelisco Flaminio, alle chiacchiere borghesi di Canova e Rosati, agli echi della Roma bella e impegnata.

 Stasera, con il caldo dei tropici arrivato a fasciare la città della neo sindaca Virginia Raggi, c’è il Coca Cola summer festival. Il palcoscenico dell’estate italiana dove Alessia Marcuzzi propone al novello “popolo di Piazza del Popolo” una serie di beniamini, nazionali e non, da eleggere re per una stagione. Ahimè non più con la stessa carica erotica e sbarazzina dei tempi di “ Così fan tutte”, contornata da due valletti impietosi, Rudy Zerbi e Angelo Baiguini, manichini utili solo a coprire i sussulti regalati dallo spacco della sua gonna, la Marcuzzi, tra un lancio pubblicitario uscito male e un urlo stonato per presentare un cantante, arranca un po’ con l’età che, leggermente- ci perdonerete la malizia- inizia a farsi sentire. Tra una coscia e l’altra, la serata musicale pare iniziare forte. Ad aprire le danze infatti è niente di meno che Sugar Fornaciari, con un pezzo, “13 buone ragioni”, che dei capolavori di Diamante e Occhi, non ha nemmeno il ricordo. Dopo il supplizio del divo italiano dal timbro ruggente e black, a susseguirsi sul palco sono due “star” internazionali : i danesi Lukas Graham, autori del tormentone “Seven years old” e il Rodolfo Valentino della penisola Iberica: Alvaro Soler, che dopo l’indimenticata “El mismo Sol”, quest’anno vuole far muovere i bacini delle mediterranee con “Sofia”. Va da sè che l’amore italico per tutto ciò che è allogeno, sia esso una pietanza o una canzone, porterà i due “artisti” ad essere in assoluto i più graditi. Sul palcoscenico di fronte alle due Divinità, immobili nelle loro case d’acqua, passa il meglio e il peggio del panorama pop italiano. Da Elisa, che incanta con “Almeno tu nell’universo” di Mimì più che con il nuovo singolo “Love me forever”, a Renga che, con la sua vocalità indubbiamente notevole, spesso prestata a pezzi di “dubbio” pregio artistico, propone una cover apprezzabile di “Ancora tu”, indimenticato successo della premiata ditta Battisti-Mogol. E poi Arisa, Giusy Ferreri, Noemi, Emma,  Alessandra Amoroso, gli improbabili Guè & Marrakesh,  il trionfo del trash de “Il Pagante” e altri ancora, tutti indistintamente incensati dalla Marcuzzi e dai suoi fedeli valletti. Ma quello che stupisce è un particolare che di certo anche Nettuno, perso nello sguardo fermo e impenetrabile di Roma, avrà notato.Ormai nel panorama musicale italiano senza un base dance, elettronica, in poche parole “che pompa”, non si va da nessuna parte o almeno non si va a cantare a piazza del Popolo, a pregustare il sapore dell’estate sponsorizzato Coca Cola, con buona pace della tradizione “nostra” del cantautorato che si faceva popolare, passato di bocca in bocca, dai medici agli operai, dai borghesacci al popolino.

Ad essere incoronato a fine serata, come da copione, è Alvaro Soleil, forse, ma soltanto forse -e ci riperdonerete la malizia- più per la sua acclamata avvenenza che per le sue doti canore. E il popolo? Il popolo sorride, il popolo grida, canta, insulta e fischia al giovane cantante dei The Kolors, Stash, che in un altro di questi imperdibili eventi mondani della nostra- desolante- scena pop, l’attesissimo Mtv Music awards,  si era sentito un po’ troppo Vasco Rossi, permettendosi di sputare alla telecamera e di battibeccare con Mandelli, presentatore della serata, eroe contemporaneo de “I soliti Idioti.” Il popolo insomma la fa da padrone, a casa sua, a Piazza del Popolo. A fare compagnia a Roma e Nettuno che, bonari e divini, gli hanno elargito, musicanti e coca cola, panem et circenses, per farli sorridere, in questa Roma puzzolente, una volta di più. Senza però l’estasi principesca di De Gregori, senza il “Vino de Li Castelli”, senza più “Sere dei Miracoli”, senza più poesia, che forse, Roma e Nettuno, in questa calda sera d’estate avranno deciso di tenere per loro.