“Hello” è il singolo che ha anticipato l’uscita di “25”, terzo album della campionessa assoluta di incassi degli ultimi anni, Adele, pubblicato dalla XL Recordings lo scorso 22 ottobre e in vendita dal 20 novembre.
La canzone parla di amore, tanto per cambiare, e più precisamente di un amore che è passato, ovviamente. Così, in pieno “stile Adele” (perché si parla già di uno stile Adele), la popstar invade di “hello” il testo della canzone, rivolgendoli probabilmente a quel “Someone like you” che, dopo le prime lacrimucce comandate dalla pancia emotiva degli ascoltatori, ha rischiato di diventare l’inno ufficiale di tutti i cuori infranti. Stavolta, tuttavia, bisogna constatare una grande differenza teoretica: chi canta non è più “vittima” sconsolata e/o inconsolabile, ma protagonista rinata dalle ceneri come fenice nobile pronta a chiedere scusa, in quanto causa consapevole di questo amore che è passato e che, nichilista, non è più. Qualcuno nota inoltre che anche nella stessa copertina dell’album la cantante, dimagrita (ah, l’amour…), non volge più gli occhi al basso, ma guarda dritta in camera, fiera e orgogliosa della propria rinascita: quale migliore crescita iconografica, degna della seconda maturità di un Artista con la A maiuscola.

Il video ufficiale, girato nella campagna di Montreal dal celebre regista Xavier Dolan, è diventato subito virale, e non si contano le rivisitazioni in chiave ironica che hanno invaso le bacheche dei principali social network, oltre agli eventi creati apposta per far parlare della canzone e delle stesse rivisitazioni; oltre alle provocazioni palesi e ai furbissimi e sempre sul pezzo spunti di creatività delle più attente multinazionali (un esempio fra tutti: l’azienda di fazzoletti “Tempo” ha ringraziato pubblicamente la cantante ricordando: “mezzo milione di visualizzazioni per Hello”, risolvendo l’entimema implicito, si può rileggere: “Grazie quindi per tutti i fazzoletti che ci hai fatto vendere!”). D’altra parte, come avrebbe potuto, Madame Pubblicità, lasciarsi scappare un’occasione così preziosa per salutare (e quale canzone migliore di questa per farlo?) tutti i suoi potenziali lettori-clienti?
Tuttavia, si potrebbe giustamente pensare: “ci sarà un motivo valido, della sostanza, insomma, a spiegare questo successo discografico e mediatico insieme…no?”.
Cerchiamo allora la “sostanza” della canzone, cerchiamola nel testo.

Qui una parte dalla traduzione:

Ciao, sono io
Mi chiedevo se dopo tutti questi anni
volessi incontrarmi, parlare di tutto quanto
Dicono che il tempo ti dovrebbe guarire
Ma io non sono guarita un granché
Ciao, mi senti?
Sono in California sognavo quelli che eravamo
Quando eravamo più giovani e liberi
ho dimenticato come ci si sentiva prima che mi cadesse il mondo addosso
C’è una tale differenza tra noi
E un milione di miglia…
Ciao dall’altra parte
Devo aver chiamato mille volte per dirti che
Mi dispiace, per tutto quello che ho fatto
Ma quando ti chiamo sembra che tu non sia mai a casa
Ciao dall’esterno
Almeno posso dire di averci provato
Mi dispiace, di averti spezzato il cuore
Ma non importa, chiaramente questo non ti addolora più…
Ciao, come stai?
È così tipico di me parlare di me stessa
Mi dispiace, spero che tu stia bene
Sei poi andato via da quella città
Dove non succedeva mai niente?
Non è un segreto
Che noi due abbiamo quasi finito il nostro tempo…
Ciao dall’altra parte…

Forse questa sostanza si è cercata dalla parte sbagliata, evidentemente (e si perdoni l’eventuale mancanza di sensibilità ermeneutica: più profonde e acute spiegazioni sarebbero più che benvenute).
Rimane quindi il quesito: come spiegare “il fenomeno Adele” (di nuovo, discografico e mediatico insieme) che non lascia attimi di respiro tra un clic del tasto e l’altro su ogni pagina illuminata del nostro computer?

Scrive Virginia W. Ricci in Hello, sono un coglione” su Vice Italia:
“Forse queste cose succedono perché c’è un desiderio molto forte di far sentire la propria voce, soprattutto in una realtà infettata dai social network in cui qualsiasi opinione del singolo può facilmente essere affossata e diventare un numero, un puntino, uno status tra mille status, un #jesuischarlie dimenticato dopo pochi giorni? Forse le persone che scrivono ad Adele sono mosse dal desiderio di ostentare la propria creatività, la propria originalità? In questo caso, il problema di questo strabordare di opinioni sarebbe, in parte, generato dalla caduta della quarta parete del giornalismo, ovvero dalla nascita e proliferazione del giornalismo digitale […] il figlio degenere del gonzo journalism”.
Che dietro questo inspiegabile successo ci sia “semplicemente” lo specchio ci riflette?