Tra i grandi nomi che, insieme, costituiscono il movimento politico della Rivoluzione conservatrice – oltre ai vari Spengler, Jünger e Niekisch – vi è anche quello di Ernst von Salomon. È lui l’autore di questo romanzo che torna dopo decenni nelle librerie italiane per le edizioni Oaks: Un destino tedesco. Von Salomon è noto per il romanzo autobiografico I proscritti, ormai un classico della letteratura di guerra. Un romanzo storico, essenziale per chi voglia capire il Novecento tedesco. E allo stesso genere appartiene l’opera in questione. Il sottotitolo scelto dall’editore lo presenta al meglio: L’autobiografia di uno scrittore ribelle condannato da Weimar, incarcerato da Hitler, processato dagli americani.

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La copertina del romanzo di Ernst von Salomon, Un destino tedesco (Oaks, pp. 218, euro 12), da pochi mesi in libreria

Un uomo contro tutto e contro tutti, sempre fuori posto. Von Salomon riuscì a trovarsi, quasi contemporaneamente, contro Weimar e contro Hitler, inseguendo l’idea di una Germania forte, realizzabile solo tramite un nazionalismo bellicoso ma non folle, lontano dalle degenerazioni hitleriane ma che al contempo si contrapponeva al liberalismo fragile della Repubblica di Weimar, che altro non prometteva se non l’ingovernabilità. Sognatore fuori tempo massimo, finì schiacciato dai due regimi, trovandosi su posizioni perdute. L’autore, durante un’intervista ad opera di Dominque Venner (il suicida a Notre Dame nel 2013), ha riepilogato così la sua parabola personale:

“A quell’epoca nessuno prendeva Hitler sul serio. Più tardi, quando le folle si precipitarono verso di lui, divenni antinazista. Perché mio fratello Bruno, che ha ricevuto un’educazione analoga alla mia, è diventato comunista e io no, malgrado la mia stima per i bolscevichi? Mia moglie era ebrea. Sono riuscito a proteggerla durante tutto il Terzo Reich. Nel 1945 sono stati gli americani a metterla in carcere, e ci hanno messo anche me. Ho avuto la fortuna di vivere un’epoca terribilmente folle ed appassionante, ma non chiedetemi di vedere la vita per altra cosa da quella che realmente è: una farsa”.

L'autore del romanzo, Ernst von Salomon, in età avanzata.

L’autore del romanzo, Ernst von Salomon, in età avanzata.

Quest’opera è in buona parte un’autobiografia, si ripete. E quindi non si poteva certo parlare dell’opera senza parlare del suo autore. Ma veniamo ora alla storia da lui narrata.

A.D. Anno Domini, verrebbe da pensare. E invece no. A. D., è il nome del protagonista di questo romanzo di Ernst Von Salomon, e sta per Ausser Dienst (fuori servizio). Nato nel 1901 (primo anno del XX secolo), A.D. è l’incarnazione del Novecento stesso. La Germania vive in quel primo dopoguerra un periodo di instabilità politica dove le organizzazioni operaie e socialiste sono in fermento e i disordini all’ordine del giorno. Max Hölz è il protagonista indiscusso di quei tumulti. Un nemico per A.D., che fino ad allora era stato solamente un giovane amante della natura che voleva fare l’ispettore forestale. Ma la voglia di azione – e di reazione – davanti allo scompiglio generale lo spingono ad arruolarsi come “volontario a tempo determinato” (da qui il nome ridotto a sigla). Presto, però, si sente un soldato solo a metà. Vuole esserlo per intero: diviene così allievo ufficiale.

“Il desiderio della vita militare! […] Il piacere della vita militare!”

La copertina dell'ultima edizione del romanzo che lo ha reso famoso, consacrandolo tra i grandi romanzieri di guerra del Novecento europeo, I Proscritti (B&C, 2014)

La copertina dell’ultima edizione del romanzo che lo ha reso famoso, consacrandolo tra i grandi romanzieri di guerra del Novecento europeo, I Proscritti (B&C, 2014)

È la voglia di riscatto nazionale ad animare il giovane protagonista di questa vicenda. Figlio di un secolo che ha infiammato il mondo, A. D. è voce e interprete di un sentire comune nella Germania di inizio Novecento uscita perdente dalla Prima guerra mondiale. Come ha giustamente osservato Gennaro Malgieri nel saggio introduttivo che correda questa nuova edizione, von Salomon è figlio di una certa formazione prussiana “tipica di un ceto tedesco legato alla tradizione e come tale naturaliter conservatore”. Tale formazione non va però confusa con il movimento nazi(onal-sociali)sta. Ma la confusione è in parte motivata, dato che Hitler fece con Moeller van den Bruck quello che Mussolini fece con D’Annunzio: rubò slogan e simboli d’effetto non suoi, spacciandoli come originali ed esclusivi del movimento che andava capeggiando. In molti, superficialmente e ignorantemente, hanno visto nel movimento della Rivoluzione conservatrice il nido in cui si covavano le uova del nazismo. Peccato però che quasi nessuno degli appartenenti al movimento nazionale abbia sposato in seguito la causa di Hitler, così come due terzi degli appartenenti alla Action Francaise non andarono a Vichy con Pétain ma combatterono nella Resistenza con De Gaulle. Ecco il giudizio su von Salomon espresso dallo scrittore (questo sì di Vichy) Pierre Drieu La Rochelle:

“L’uomo in cui ho riconosciuto un fratello è Ernst von Salomon a Berlino. Aveva combattuto nei Corpi Franchi, era stato detenuto per sei anni per l’assassinio di Rathenau, eppure non era nazista e aveva rifiutato di partecipare al trionfo di Hitler”.

Pierre Drieu La Rochelle, scrittore "maledetto" che aderì al regime di Vichy in Francia. Morì suicida nel 1945.

Pierre Drieu La Rochelle, scrittore “maledetto” che aderì al regime di Vichy in Francia. Morì suicida nel 1945.

Il protagonista del romanzo vede infatti l’Hitler del putsch del 1923 come un “nuovo demagogo”. Accusato di diserzione (ma in realtà dietro a questo fatto vi è tutta una storia a sfondo romantico, in cui amore, onore e macchinazioni burocratiche si incastrano fatalmente tra loro), A.D. viene condotto in un carcere di massima sicurezza. Il primo di una lunga serie. Ma la cosa che più sorprende è che il destino, beffardo, lo farà passare per comunista. Sulle sue adesioni ideologiche il narratore ci tiene infatti a precisare:

“A.D. interrogato sulle sue opinioni politiche non avrebbe, e non ha, risposto altrimenti che dicendo ‘io sono un nazionale’. Soltanto tre anni dopo un uomo a Monaco ebbe l’idea di collegare l’elemento ‘nazionale’ con quello ‘socialista’”.

Spiega Gennaro Malgieri nella sua introduzione: “Il tragico protagonista di Un destino tedesco incarna una storia collettiva che è stata tra le più drammatiche del secolo scorso se non di tutta l’epoca moderna […] Il prigioniero di Weimar diventa il prigioniero del nazismo e poi il prigioniero dei liberatori americani, russi, inglesi, francesi, polacchi”. A.D. diviene allora “un criminale politico costretto a guardare giorno dopo giorno all’inabissamento della Germania da dietro le sbarre”. Il suo tragico destino si muove quindi parallelamente a quello della nazione tedesca, oltre che riflettere quasi per intero la storia personale dell’autore del romanzo.

“A.D. un uomo che fu strappato dalla massa, un uomo che la sorte aiutò a conquistare un autentico destino, rendendo la sua vita rappresentativa di quella di molti”.

Quando una crisi psicologica coglie il protagonista della vicenda la Germania viene travolta dalla crisi economica: è il 1929 e la tragedia sociale è per Adolf Hitler l’occasione d’oro per rilanciare il suo progetto politico decollato malamente. È il prosieguo di un inabissamento della Germania che non inizia col nazismo, ma che è in atto da anni. Un inabissamento che porterà la nazione tedesca ad essere travolta dal destino tragico a cui non si sa opporre. Oswald Spengler aveva previsto la decadenza della Germania come dell’intero Occidente. Ma Hitler affermò sempre di non essere uno spengleriano. Il “tradimento di Trump”, a cui molti oggi gridano come fosse uno scandalo, era prevedibile. Questo è quello che succede quando non si ascoltano i filosofi e si dà retta ai politici. Come ha scritto il filosofo francese Alain de Benoist nel suo “diario di fine secolo” (Ultimo anno, Edizioni Settecolori, 2006), un intellettuale, prima o poi, deve prendere le distanze dalla politica. Vediamo di dargli ascolto, almeno questa volta. Così eviteremo di soccombere a un destino infame come quello che la Germania ha vissuto fino a ieri, e da cui solo di recente sta riuscendo a smarcarsi.

Il filosofo tedesco Oswald Spengler, autore della profetica opera filosofica Il tramonto dell'Occidente

Il filosofo tedesco Oswald Spengler, autore della profetica opera filosofica Il tramonto dell’Occidente

Von Salomon ha perso tutte le battaglie con la politica. Ed è per questo che A.D. ad un certo punto dirà che l’unico cameratismo conosciuto in vita fu “il cameratismo dei perduti”. Ma l’unica battaglia che lo ha visto vincitore tra i vinti è stata quella che – per dirla con Montanelli – si ingaggia ogni mattina davanti allo specchio. Ed è questa l’unica partita che conta davvero.

“Non mi sentivo colpevole di nulla. Una volta con Ernst Jünger, abbiamo confrontati i nostri ricordi di guerra. Come me, egli aveva provato una eccitazione sessuale, un vero godimento a sparare con la mitragliatrice sul nemico. Lo ha descritto in diversi libri, meglio di me. La differenza, fra noi, è che io sarei pronto a scriverlo ancora”.
Ernst von Salomon

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Ernst von Salomon ed Ernst Jünger insieme in giardino