di Luigi Iannone

«Adottando l’ortodossia, la Russia manifestava il suo desiderio di separarsi dell’Occidente […] Più la Russia diventerà forte, e più prenderà coscienza delle sue radici, dalle quali, in un certo modo, il marxismo l’avrà allontanata; essa si russificherà di nuovo, a vantaggio dell’ortodossia».
Emil Cioran – Storia e utopia, 1960

Putin è divisivo. L’altra sera una delle donne più importanti della maggioranza di governo si è espressa in questi termini. Il leader russo sarebbe poco affidabile perché saldo sulle sue posizioni e i suoi principi. Ovvio: nel Paese in cui sono declinate, o meglio ancora, piegate ad uso e consumo del chiacchiericcio politico, le opere del Machiavelli e del Guicciardini, i lemmi e il modo di fare di Putin si avvertono come oltraggiosi. Proprio per questo, pur attestandosi su roccaforti ideologiche spesso conflittuali con quelle italiane, non possiamo non riconoscere statura internazionale al leader russo.
In realtà, dovremmo star lontani da conformisti e sostenitori di una democrazia sempre più parolaia; e, perciò, non dico che Putin possa risultare addirittura simpatico (visti i suoi trascorsi nel KGB) ma desta di sicuro l’interesse e l’attenzione di una massa sempre più ampia di persone. E dopo aver letto l’ultimo libro di Gennaro Sangiuliano (Putin. Vita di uno zar, Mondadori) molti lettori saranno ancor più comprensivi nei confronti di questo moderno zar.

Sangiuliano è meticoloso nel sezionare con puntigliosità e ricorrere ad ogni piccolo particolare pur di dare forma corretta al personaggio di cui si occupa. Lo aveva fatto in passato con Prezzolini; lo ha fatto anche questa volta con Putin. Personaggi che non hanno nulla in comune se non il fatto di essere raccontati con tono divulgativo e serietà di approfondimento; elemento che non tarderà a far moltiplicare il Partito dei putiniani italiani. In quel caso saremmo costretti a cambiare casacca e passare di nuovo in minoranza, tra i detrattori.
Tuttavia, al di là di queste dozzinali ironie, il libro ci decritta tutte le versioni possibili ed immaginabili e analizza in profondità ogni aspetto pubblico e privato di colui il quale, agli occhi di tanta stampa occidentale, sembra un marziano che si accinge a contagiare l’intero pianeta con le sue lucide follie.
Abituati al reiterato esercizio di una burocrazia ansimante ma pervadente, il solo fatto che vi sia una nazione e, in special modo, un potere esecutivo che abbia le idee chiare su ogni singolo aspetto di politica estera, mette in subbuglio le nostre timide e vacillanti certezze. Non che non vi siano deficit democratici o affioramenti autoritari presunti o reali in politica interna, ma parafrasando cinicamente Tolkien “non tocca a noi dominare tutte le maree del mondo”. Peraltro, in tali ambiti, non essendovi alcun tipo di doppiezza tipica delle nostre democrazie, può essere fatta una disamina seria ed accurata del suo operato politico che, a questo punto, è lungo e quasi senza termine. Di questo, ed anche di tutto il resto, si occupa Sangiuliano e lo fa tenendo conto delle singole fasi.

Dall’epilogo dedicato al momento più incerto e faticoso quando Putin dovette occuparsi di questioni economiche genuinamente interne; fino alla fase di ‘ricostruzione’ dell’identità. Uno stadio ideologico dopo lo smembramento e il collasso della dottrina comunista e dell’impero sovietico: ideologico, ma in quanto necessario per saldare tradizione e modernità, vecchi ordini e nuovi assetti. Ed anche vista da questa angolatura la rotta di Putin sembra essere tigliosa fino allo stremo; un uomo ben saldo sulle sue posizioni che non teme chiarezza dei contenuti e delle forme. Tant’è che ha costruito un particolare modello di democrazia capace di tenere insieme quello che è poi un vero e proprio continente ed imporre un’influenza su una vasta area geo-politica tradizionalmente afferente alla Madre Russia. Per questo non si è voluto copiare alcun modello occidentale proprio perché lo scimmiottamento di un prototipo poteva avere «un effetto distruttivo sullo stile tradizionale della vita russa». Questo è lo snodo: bisognava tenere la barra ferma sui principi. Prima ancora dei progressi in termini di tecnologia, di incremento produttivo o benessere economico, al centro di tutto Putin ha posto «la forza intellettuale, spirituale e morale dei cittadini russi». Una forza che deriva dalla tradizione e non chiede nulla al modello occidentale. Sarà il tempo a dirci se avrà avuto ragione.
Un punto a suo favore va per il momento segnato. La Russia è tornata prepotentemente al centro dello scenario internazionale e lo ha fatto da protagonista e non da comprimaria.