Doromizu, Acqua Torbida: la prima fatica letteraria dell’ex console italiano, Mario Vattani. Una narrazione che arretra nel buio di una Tokyo tentacolare e multiforme, snodandosi tra violenza e dolcezza, eros e luci rosse. Insomma, una storia che è già film.   

Si ringrazia l’autore per il tempo dedicatoci.

Leggendo l’autobiografia presente sul sito mariovattani.it, traspaiono notevoli analogie tra Alex Merisi, il protagonista di Doromizu, ed il suo autore. Tant’è vero che spesso si è utilizzata la definizione di alter ego letterario. Insomma, quanto c’è di Mario Vattani in Alessandro Merisi?

Guardiamo prima alle differenze. Ad una, soprattutto. Sostanziale. Alex è un ventiquatrenne che approda in Giappone, senza troppe prospettive lavorative. Un ragazzo disordinato in un paese ordinato. Mentre io sono arrivato nel paese del Sol Levante in età più tarda, con una carriera già avviata. Insomma, Alex è un artista che vuol essere tale; mentre io mi sono spesso sentito un diplomatico che vuole essere artista. Guardando, invece, alle analogie, oltre a quelle che si possono rintracciare a livello biografico: io, sebbene sia italiano, non mi sono mai sentito ben inserito nella quotidianità del mio paese. Del resto, essendo vissuto nel Regno Unito per ben oltre l’età dell’adolescenza, mi trovo spesso a pensare, a sentire come un inglese. Ma soprattutto, io ed Alex condividiamo una passione estetica per il Giappone. Un interesse che si snoda attraverso sapori, profumi, usi e costumi.

“Nella cultura giapponese, il tatuaggio è una cosa che va avanti per anni e insieme ad esso il rapporto con le persone, e quindi con la family” (Doromizu, Acqua Torbida). Il tatuaggio, in Doromizu, è indissolubilmente legato alla figura di Horitoshi. Una personalità che a tratti ricorda Ink, il maestro dei tatuaggi in Educazione Siberiana. Un tatuatore che non è un semplicemente artista ma molto di più. La sua figura, infatti, svela un mondo nascosto, che arretra: il mondo del tatuaggio tradizionale. Potresti approfondire questo tema?

Nel romanzo il tatuaggio riveste un ruolo determinante. Esso, infatti, si va completando in un crescendo solidale alla trasformazione di Alex. Quest’opera svela i contorni di un linguaggio ben differente da quello occidentale. Mentre ad Ovest, il tatuaggio rappresenta un fattore estetico, e per certi versi un bene di consumo; in Giappone, quest’opera sublima un rito di passaggio. Un percorso che può durare settimane, mesi ed in alcuni casi anche anni, suggellando, appunto, un legame con l’artista e la sua family. In virtù di questa concezione, va da sè che Horitoshi dovesse rappresentare una sorta di guardiano della porta. Un Mercurio nipponico che trasportasse Alex in una condizione nuova, quella del cambiamento.

 “Sarebbe questo il vostro Giappone”: una frase che torna spesso nell’arco della narrazione. Cosa si vuole comunicare con queste parole?

Innanzitutto bisogna fare una premessa. Il mio protagonista prende il Giappone per quello che è, senza alcuna rimostranza di sorta. Quella frase, infatti, sarà pronunciata per la prima volta da Tomomi San. In seguito le stesse parole saranno ripetute da Alex, ma solo in alcune circostanze specifiche. Ogni qual volta Alex si sentirà debole, o in qualche modo ferito dagli avvenimenti, egli dirà “sarebbe questo il vostro Giappone?”. Sia chiaro, però, che in lui – come del resto in me – non c’è alcuna critica nei confronti del Giappone contemporaneo. Forse mi potrei sbagliare, ma sono convinto che il Giappone vada preso così com’è, proprio perché si sviluppa attorno ad una solida anima d’acciaio.

Doromizu svela un volto oscuro del Giappone. O meglio, ne rivela una realtà pixellata, quella di una pornografia in bilico tra morbosità e censura di Stato. Come convivono questi due aspetti nel Giappone contemporaneo?

Intanto c’è da dire che la censura è fortemente legata all’occidentalizzazione. Si pensi, infatti, che nel Giappone pre-Restaurazione Meiji del 1866, la nudità aveva una valenza differente. Per certi versi, nel Giappone del tempo si viveva una certa promiscuità. Una volta, però, entrati in contatto con il mondo anglofono, dove la morale puritana veniva imposta con una certa rigidità, si è iniziato un processo di mutamento degli usi e dei costumi. La stessa nudità, con cui il Giappone aveva un rapporto piuttosto libertario, venne condannata e relegata al mondo selvaggio. Questo contesto rinnovato non fece altro che creare la contraddizione che ancor oggi resiste nel Giappone contemporaneo. Un’antinomia assai evidente nella stessa pornografia giapponese, nella quale spesso si gioca molto con il vedo-non vedo.

Dal consolato di Osaka ad una candidatura in Campania, passando per il gruppo rock SottoFasciaSemplice, ed approdando, infine, ad un romanzo giapponese. Insomma, i fatti parlano chiaro: Mario Vattani è un artista eclettico. Cosa possiamo aspettarci per il futuro? Forse, un Vattani dietro la camera… come Alex, del resto.

Magari, mi piacerebbe molto che Doromizu sbarcasse sugli schermi (ride). Del resto, il libro parla di cinema, ma soprattutto è strutturato come un film. I capitoli sono molto brevi, la narrazione è sempre al presente: si viene catapultati nella storia scena per scena, proprio come in una pellicola cinematografia. Chissà, forse un giorno…

Il 5 Aprile presso l’Istituto Giapponese di Cultura avrà luogo un evento imperdibile: una conferenza dal titolo “Il Giappone seducente e impenetrabile, tra Madama Butterfly e la Tokyo di Doromizu”. Potresti darci qualche anticipazione a riguardo?

Innanzitutto non posso nascondere quanto sia onorato di poter parlare all’interno di una cornice così prestigiosa come quella dell’Istituto Giapponese di Cultura. Non si tratterà di una semplice presentazione del libro, piuttosto di una conversazione che ha per tema il Giappone. Il mio romanzo va ben oltre una semplice narrazione di ventisei giorni, in quanto parla di un Giappone che è anche quello della Madama Butterfly, ovvero quello del Sol Levante che entra in contatto con lo straniero. Un contesto che nonostante la modernità, risulta ancora impenetrabile, a tratti poco comprensibile per il viaggiatore occidentale. Una nota di riguardo non può che andare per gli ospiti: Pietrangelo Buttafuoco, uno scrittore che ha sempre mostrato una chiave di lettura originalissima nel raccontare il rapporto con l’Oriente. Parleremo con Pio D’Emilia, corrispondente dal Giappone per Sky TG24, una personalità capace di raccontare il Giappone dall’interno. E poi ancora Mario Sechi, che ci guiderà in un viaggio tra la letteratura e l’attualità nell’impenetrabilità del mondo nipponico. Infine, l’attrice Jun Ichikawa reciterà alcuni brani tratti dal romanzo. Insomma, la cornice sarà autorevole, gli ospiti altrettanto. Sarebbe una peccato perdersi questo evento

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