“Il XX secolo, è il secolo in cui il premio Nobel per la letteratura non è stato attribuito ad Ernst Jünger. È un modo come un altro per definirlo”.
Alain de Benoist

Chi ha tentato un primo approccio alle opere di Ernst Jünger conosce la complessità che ne comporta la lettura: leggere i suoi libri è come affacciarsi su un precipizio, tentare la traversata per arrivare all’altra sponda percorrendo una corda in tensione. L’operazione è una vera impresa, un’azione eroica che non riesce a tutti, ma arrivati dall’altra parte la soddisfazione è tanta. La traversata vale la fatica perché se ne esce trasfigurati e decisamente migliori di prima. Ogni grande impresa, ogni esame, necessita però di un manuale per l’occasione. Una bussola orientativa che non faccia naufragare la spedizione, se si vuole arrivare a destinazione indenni. Luigi Iannone, conscio di questi turbamenti, ha infatti deciso di mettere insieme un gruppo di intellettuali per far sì che questa avventura sia possibile e non disperata. Nel maggio 2015 l’editore Solfanelli ha pubblicato un ponderoso saggio, intitolato semplicemente Ernst Jünger, di cui Iannone ne è il curatore. Trenta saggi di trenta diversi autori per un totale di cinquecento pagine (indici esclusi). Ecco quello che ci voleva. Finalmente una bibbia jüngeriana! Finalmente un manuale, finalmente una bussola. La lettura di questo saggio è infatti consigliata sia ai veterani amanti del grande scrittore tedesco che ai neofiti. Saggi brevi, utilissimi -a seconda dei casi- come introduzione o compendio alle opere che si è scelto di affrontare.

Jünger è un personaggio formidabile. Ha attraversato, con la sua lunga vita, il “secolo breve” quasi per intero. Ha modellato il suo tempo scolpendo figure ideali quali l’Operario, il Ribelle o l’Anarca, intatte ancora oggi. Pezzi d’arte su cui vale la pena posare lo sguardo. E ci si inchina davanti alla competenza –e alla completezza- con cui Iannone ha redatto l’introduzione biografica a questo utile e attesissimo saggio, imprescindibile per chi voglia comprendere appieno l’intera opera del grande scrittore tedesco. Un secolo di vita, un secolo di Storia in meno di venti pagine. “Un’opera immensa come quella di Jünger coinvolge perciò sotto svariati punti di vista ma da ragazzino non poteva non colpirmi per l’estetica, nella misura in cui solleticava la dimensione immaginativa che sempre contribuisce come causa determinante per quella capacità seduttiva che le grandi personalità trasmettono”. In queste righe il curatore, nell’introduzione con cui ha cucito quest’opera complessa, spiega e ricorda il perché di una seduzione, cominciata e mai finita, da parte di un autore così affascinante. Sono i primi baci letterari… quelli che non si scordano mai.

Quante cose è stato Jünger: soldato, scrittore, filosofo, viaggiatore, sperimentatore di droghe, appassionato di esoterismo, entomologo… E quante sono le definizioni che via via gli sono state attribuite: contemplatore solitario, sismografo dell’Era della Tecnica, filosofo senza filosofia, sciamano della scrittura…tutte vere, tutte valide. Tutti aspetti della sua grande personalità affrontati nel saggio –o meglio, nei saggi- di cui si sta parlando. Il nichilismo, la modernità, la Tecnica, la globalizzazione, l’individuo, le masse… temi oggi attualissimi che gli studiosi jüngeriani non si sono dimenticati di analizzare nei loro lavori. Per Jünger la lettura è “un misfatto, una rapina ad opera della società” da cui ha sempre tentato un’evasione. Il rifiuto della scuola, i continui spostamenti del padre chimico farmacista non gli diedero mai la possibilità di radicarsi, dando inizio così a quel processo di formazione che ne avrebbe poi fatto il “contemplatore solitario” che oggi conosciamo. Per lui l’importante rimane “il Singolo, il grande solitario”. Tra i compagni di solitudine del grande scrittore di Heidelberg troviamo pochi nomi sparsi per il mondo… Evola in Italia, Mishima in Giappone, o Chateaubriand in Francia prima di tutti. Uomini che da posizioni uniche hanno voluto continuare la loro battaglia individuale contro un mondo in cui non si riconoscevano, proprio perché lo conoscevano bene. Posizioni sempre d’avanguardia, sempre in prima fila: di chi rischia in prima persona. Autori massimi che hanno lasciato il segno nella Storia, che hanno acceso focolari nei sentieri del Nulla. Per orientarsi nella geografia dell’anima.

Come è stato detto più sopra, il grande uomo di Heidelberg è stato molte cose. Come fare quindi ad affrontare Jünger?  Da dove cominciare? Quale bussola scegliere per raggiungere quest’isola? Il consiglio che qui ci si sente di dare è quello di partire dai romanzi di guerra come Nelle tempeste d’acciaio o La battaglia come esperienza interiore. E solo in seguito passare alle opere più filosofiche. Ma la scelta spetta al lettore. Se per esempio si vuole affrontare un’opera complessa come L’Operaio allora i saggi di Simone Paliaga, Carlo Gambescia, Luca Caddeo e Manuel Rossini possono essere illuminanti. Se invece sono i racconti bellici ad interessarvi allora sono Marco Iacona, Stefano G. Azzarà e Filippo Ruschi ad esservi d’aiuto. Giorgio Galli svela nel suo saggio uno Jünger maestro esoterico, ipotizzando che sia stata questa posizione e non la sua condizione di soldato decorato al valore ad averlo protetto dalle grinfie di Göring. Hitler infatti affermò categorico: “Jünger non si tocca!”. Il Führer, come è noto, era un frequentatore di circoli esoterici. Ed è lì che va cercato il suo “nazismo magico”. Federico Battistuta e Massimo Canepa analizzano invece i rapporti col sovrasensibile, le esperienze mistiche tentate o riuscite da Jünger in seguito all’assunzione di droghe. Se invece è lo Jünger uomo e intellettuale ad interessarvi maggiormente, e volete capire quali siano stati i rapporti con i grandi del suo tempo, è dal saggio di Elena Alessiato che vi consigliamo di partire. La studiosa torinese mostra, una volta per tutte, il difficile rapporto con il più grande scrittore tedesco del Novecento: Thomas Mann. “Certamente il loro non fu mai amore. Rispetto, circospetta considerazione […] ma amore no” scrive l’autrice. Fu un rapporto che si tenne a una certa distanza, come tra avversarsi, come tra duellanti. Più felici furono invece le relazioni con filosofi come Martin Heidegger e Carl Schmitt che con Jünger compilarono alcuni lavori, e molti capitoli di questo libro sono dedicati al rapporto con loro. Antonio Castronuovo regala al lettore uno dei capitoli più belli, mostrandoci come il grande solitario trascorse gran parte della sua vita chino sul terreno ad osservare i coleotteri, stravaganti meraviglie della natura che non hanno mai smesso di stupirlo.

Insieme alla già citata opera L’Operaio, l’attenzione maggiore va al Trattato del Ribelle e al romanzo fantapolitico Eumeswil. Opere in cui la figura dell’Anarca fa la sua apparizione, analizzata nei lavori di Giuseppe Galiano e Andrea Scarabelli. Andrea Marini e Susanna Sanna raccontano l’avventura geo-grafica dello Jünger viaggiatore e contemplatore di paesaggi, capitoli consigliati per chi ama i libri di viaggi e contemplazione. Non manca lo Jünger anti-global o diarista, il filosofo del Tempo, come non manca la sua visione “stereoscopica” e sensitiva presente in opere come Il cuore avventuroso o Irradiazioni. Anche qui si troverà materiale a sufficienza per completare il mosaico.

Il saggio, come si diceva prima, è denso e gli autori numerosi, non si può nominarli tutti. Questa è un’opera fondamentale per comprendere appieno il pensiero di un grande del Novecento. Un uomo che ha vivisezionato il corpo di un tempo malato. Ma, come scrisse l’autore, “La salute può essere un bene, la malattia a volte può essere addirittura meglio. Le malattie sono domande, sono anche dei compiti, perfino onorificenze. Tutto dipende da come uno se le appunta”. La malattia del secolo fu per Jünger la Modernità. La analizzò come pochi prima di lui, fornendo letture inedite che gli valsero il Premio Goethe. La “malattia” gli è stata appuntata sul petto: meritato premio per chi ha combattuto solitario tra le tempeste del secolo.