Vi sono determinati episodi nella Storia che, seppur determinanti, spesso e volentieri simbolizzano un’intera esistenza, un’intera vicenda, eclissando la gran parte del fenomeno dietro un momento: uno dei casi più celebri è sicuramente quello di John Fitzgerald Kennedy. Tutti, o quasi, conoscono la fine drammatica toccata in sorte al 35esimo Presidente degli USA il 22 novembre 1963 a Dallas, soprattutto per la ridda di ipotesi contrastanti che sono sorte in merito alle responsabilità dell’assassinio, ai possibili mandanti, ai beneficiari della morte violenta di JFK. In tal modo, però, la vita e l’avventura politica di uno dei più importanti personaggi del XX secolo si riduce alla sua cruenta conclusione, evitando di analizzare le peculiarità uniche del progetto politico di Kennedy.

L’opera di Santi Cautela, Kennedy. Un socialista alla Casa Bianca, offre invece la possibilità di conoscere le basi culturali, politiche e ideologiche su cui si costruì il mandato di Kennedy dal 1961 al 1963. Partendo dagli anni giovanili, Cautela  ricostruisce l’intero cursus honorum di Jack, passando per le vicende belliche sul fronte del Pacifico, fino ad arrivare all’ingresso in politica, in sostituzione del fratello maggiore Joseph Jr. caduto in combattimento. Nel periodo 1952-1960 diviene senatore democratico per il collegio del Massachusetts, preparando il grande salto per il 1960. La vittoria sul repubblicano Nixon è , in termini elettorali, minima, e porta in dote al nuovo Presidente un Congresso in larga parte ostile ai suoi provvedimenti. E’ con questa difficile situazione che Kennedy dovrà convivere durante il quadriennio presidenziale. Il libro esamina dettagliatamente questo periodo, affrontando le riforme sociali, la politica estera, il rapporto con l’Europa, l’apertura ai diritti dei neri, la guerra in Vietnam, fino al drammatico epilogo di Dallas. In 235 pagine Santi Cautela dipinge un ritratto originale e alternativo di JFK: l’aggettivo socialista, presente nel titolo, si riferisce all’attitudine sociale, al modo indipendente di concepire l’economia, al concetto di solidarietà e benessere che Kennedy tentò di trasformare in realtà negli anni alla Casa Bianca. Si tratta d’un socialismo americano, difforme dalla maniera europea di intendere la politica, la società, i rapporti di classe, distante per forza di cose dalla tradizione otto-novecentesca del Vecchio Continente. Eppure, per la complessa, multietnica, elefantiaca società americana era un unicuum innovativo e per molti versi sconvolgente: una delle tante eredità di un socialista alla Casa Bianca.