di Gabriele Zuppa

Da poco ha visto la luce un mio saggio, Gli strani casi del Dr. Darwin e di Mr. Marx, nel quale indico l’accavallarsi di contraddizioni nelle formulazioni che Darwin dà alla teoria dell’evoluzione nel corso della sua vita.
L’opera di Darwin presenta, inoltre, considerazioni epistemologiche, cioè riflessioni su cosa possa considerarsi scienza, ovvero su come la sua teoria debba presentarsi per essere scientifica. Anche qui le contraddizioni sono evidenti.
Questi errori sono viziati – questo vuole anche mostrare il testo – dalla concezione culturale allora dominante, che può certo essere definita “positivistica”, ma la cui radice più profonda è da scorgere nei secoli precedenti all’Ottocento: per esempio nell’empirismo nel corso del suo intero sviluppo, che, seguendolo a ritroso, da Hume ci conduce a Hobbes e oltre.
Per queste ragioni non è difficile riconoscere errori teoretici che accomunano perfino Darwin e Marx, di cui essi non sono consapevoli e che inficiano le loro teorie.
Le contraddizioni da rilevare sono quindi un «coacervo», come riporta la prima minima presentazione con cui il libro ha visto la luce: quelle specifiche di Darwin e Marx, rispettivamente di teoria biologica e sociale, che loro stessi peraltro intravedono; quelle fondamentali di cui non si avvedono e che minano, appunto, al fondamento il loro impianto teorico; quelle epistemologiche; quelle di tutta un’epoca che ha il suo culmine in ciò che noi siamo: nel Postmoderno. Fase in cui le contraddizioni sono più evidenti, ma che già determinano latentemente le teorizzazioni di Darwin e Marx.
Nel libro mi sono limitato a questi due casi illustri per condividere l’inizio di un lavoro che è tutto da fare. Sia come approfondimento sugli stessi, sia sulle svariate manifestazioni culturali degli ultimi due secoli.

Comprensibili le reazioni sbigottite, scomposte, veementi, nonché scortesi od offensive. C’era da aspettarselo. Ma sapete cosa è inverosimile? Che nessuno tra gli increduli – e come biasimare nell’esserlo?! – abbia assunto un atteggiamento propositivo che dettasse interventi non per distruggere o mortificare aprioristicamente, ma per saperne di più. Nessuno.
Solo commenti sprezzanti nelle pagine Fb che io e il mio gruppo di ricerca curiamo, nonché presso l’editore, o nel mio stesso profilo personale: perché fino a questo sono arrivati per inveire direttamente.
È comparso – segnalo questa in particolare perché fa sorridere davvero – un articolo sul mio libro nel sito Bufale.net, sito che ha come fine di smascherare la disinformazione. E sapete cosa? Non c’è una parola che lasci pensare che qualcuno il testo l’avesse letto. Sprezzante anche il commento di un  esperto sedicente filosofo della scienza: Riccardo Dal Ferro, alias Rick DuFer. A chi gli ha fatto notare che evidentemente il libro neanche l’avesse aperto, ha risposto, prendendo tempo, che avrebbe fatto un video (da “buon” youtuber quale pare che sia). Così il libro se lo è preso infine e, invasa la mia bacheca e la mia mail su Fb da suoi conoscenti o followers, sono stato da questi ultimi sfidato a un contraddittorio.

Dopo molte perplessità, a causa di questo fare meschino e quanto meno maleducato, mi son lasciato convincere, perché un contraddittorio – alla verità – non fa di certo male. Così ingenuamente ho accettato il “confronto”. Ma come parlava il filosofo della scienza che voleva finalmente confrontarsi nel merito del mio studio ancora il giorno prima? Così, mi è toccato (fortunatamente) di venire a scoprire: “sto preparando il video in cui lo faccio a pezzi”, in un commento a un suo post che recita: “La fitta sassaiola del non-ho-mai-aperto-un-libro-di-scienza-ma-devo-dire-la-mia-sulla-teoria-dell-evoluzione”. O ancora riferendosi al sottoscritto: “lo demolisco io in un video che esce in settimana. Il libro è una farneticazione”.
Per un momento avevo pensato potesse diventare una cosa seria, ma mi ero chiaramente sbagliato. La polemica di bassa lega non appartiene né al lavoro filosofico né a quanto possa in qualche modo divertirmi. Perciò non vi invito in nessun caso a questo approccio alla scienza o alla sua presunta difesa (di cui io non sarò complice); invito però a prendere molto seriamente il lavoro di Darwin e di Marx, poiché il confronto diretto con le loro opere è ancora decisivo, per le contraddizioni da ripensare, per quanto di buono ancora possiamo attingervi.
Continuiamo a prendere sul serio loro, non i sedicenti filosofi della scienza. Ma, direte voi, come è possibile un modo per distinguerli? Come riconoscerli al di là dei proclami di ciascuno, magari di primo acchito e quasi a colpo sicuro? È possibile? Sì: dalla forza del logos, non dalla violenza verbale.