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Comunemente, quando si pronunzia il nome di Ezra Pound, la prima cosa certa che riecheggia nella mente è il suo essere stato in vita un assiduo sostenitore del fascismo italiano. Si rammenta inoltre per la sua crociata contro l’usura, male cronico del suo (e del nostro) tempo, e per la nutrita venerazione, quasi sacrale, verso la figura del Duce. Dunque viene da chiedersi; il nome di Pound si esaurisce tutto qui? Una mente attenta non può esimersi dallo svolgere un’analisi accurata verso quest’uomo dallo sguardo enigmatico.

Pound nella sua casa a Venezia

Pound nella sua casa a Venezia

La parabola esistenziale di questo vecchietto, dall’aria stanca e il volto marcato dal tempo, si consuma lentamente: una vita attenta alle vicende politiche del suo tempo, spesa a denunciare la tirannia dell’elite finanziaria e al contempo un militante delle arti che non conosce riposo, diviso tra una vivida attività poetica e un forte aiuto volto a sostenere scrittori, poeti e artisti emergenti. La poesia è la costante, il filo rosso che attraversa l’intera esistenza di quest’animo errante. Nato nella terra che diede i natali a Walt Whitman e Ralph W. Emerson il giovane Pound manifestò sin dalla più tenera età un amore innato verso la poesia. Il linguaggio è qualcosa di estremamente duttile, malleabile e Pound inizia a scoprirne la natura, giocando con le parole, le assembla, ne crea un infinita serie di combinazioni, sperimentando nel corso del tempo la grande potenza che esso possiede. Come tutti i giovani del suo tempo anche Ezra muove i suoi primi passi nel mondo alla ricerca della sua strada, deciso a conquistare un posto nell’universo. Il desiderio di guadagnarsi da vivere con la poesia e la scrittura fu vivido sin da giovane nella mente di Pound; tutto il suo agire sembra muoversi in quest’ottica. Nella terra natale ebbe modo di cimentarsi nell’arte poetica e di pubblicare qualcune lavoro su riviste e quotidiani locali. Considerò la poesia, la forma più alta e sublime; l’epica in particolar modo rappresentava l’apogeo, la vetta più alta delle arti. Per codesta ragione rifiutò in più occasioni di prestarsi a comporre in prosa. In una lettera alla madre dove essa lo sprona a cimentarsi su un poema epico in prosa sul vecchio West scrive:

Non ho mai pensato che la prosa sia qualcosa di diverso da un tappabuchi. Se qualcosa non è abbastanza interessante da non essere messo in versi […] non vale la pena di esprimerlo.

Questa sua riserva verso la prosa lo seguirà anche negli scritti futuri. Carta da Visita – testo riproposto dalla casa editrice milanese Bietti – si presta ad esempio; Pound utilizza uno stile rapido, una scrittura rapsodica, veloce, il testo è composto da frasi brevi, a prima vista enigmatiche ma al contempo dense di significato.

Carta da Visita viene riproposto nel 2012 da Bietti in una nuova edizione curata dal giornalista Luca Gallesi

Carta da Visita viene riproposto nel 2012 da Bietti in una nuova edizione curata dal giornalista Luca Gallesi

Tuttavia è solo il viaggio in Italia a segnare la svolta per il giovane americano. Nel 1908 compie la grande traversata che dell’Atlantico, lo condurrà sino a Venezia. Pound sin dalla sua partenza aveva fisso in mente il tipo d’uomo che sarebbe voluto diventare: il poeta del nuovo secolo. Venezia non rimase indifferente al suo ingresso e fin da subito ammaliò il giovane straniero con le sue cattedrali, le sue piazze, i canali e le gondole. Pound ebbe modo in più occasioni di soffermarsi ad ammirare il sole tramontare in piazza San Marco, guardare le gondole solcare fulminee l’acqua dei canali.

Ezra Pound in Piazza San Marco a Venezia, in una foto di David Lees

Ezra Pound in Piazza San Marco a Venezia, in una foto di David Lees

Aspettando di realizzare l’opera che gli avrebbe arrecato fama e successo, decise di lavorare come gondoliere per mantenersi la retta dell’affitto. Ciò non si realizzò, ma nel contempo la sua penna diede vita ad una serie di poesie che confluirono nella racconta A lume spento. Entusiasta come non mani, ne fece stampare 150 copie, ciò fu fatto in parte per risparmiare, non disponendo di un cospicuo capitale e per far si che in tal modo il libro diventasse una rarità. Tuttavia il destino ha in servo per il giovane, ancora inesperto delle cose del mondo, un’amara sorpresa; come per molti altri prima di lui l’esordio nel mondo della poesia non si rivelò un successo. Dei primi insuccessi, delle prime amare delusioni ne avrà sempre un vivido ricordo. A lume spento è una raccolta di poesie dal carattere ermetico, una celebrazione e al tempo stesso un elogio di quella Venezia che lo ospitò e che accentuò in lui la fiamma della poesia. La vecchia forza rinasce e ritorna in me grazie alla tua generosità, o sole veneziano. Nei versi riecheggia l’amarezza dell’animo, la solitudine, il successo desiderato; la stessa raccolta presenta un’alternanza di versi teneri e graziosi che si susseguono a sonetti terribilmente oscuri e tetri.

Motivo

Un vento lieve udii che mi cercava

Dentro quiete foreste,

Un vento lieve vidi e mi cercava

Sopra il mare sereno.

E dentro boschi oscuri

Mi sono incamminato,

E su acque silenziose, notte e giorno,

Cercando il vento lieve.

(Tratto da “A lume spento”)

Per la sua natura ermetica e il linguaggio finemente ricercato e oscuro l’opera si rivelò incomprensibile e non ebbe nessun successo commerciale, ma rimase intatta, invecchiando tra gli scaffali della stamperia di Cannaregio. Pound ha ancora molta strada da fare prima di raggiungere quella magnificenza stilistica che contraddistingue i Cantos, ma sin da allora era convinto che presto o tardi il suo genio avrebbe trovato giusto merito e riconoscimento. Eppure, venuto meno il successo tanto anelato, anche nel fallimento Pound riesce ad essere critico di se stesso tanto che, anni dopo, a proposito di A lume spento, scriverà:

Da questo libro non si può imparare alcuna lezione se non quella della propria ignoranza profonda, o della superficialità della non percezione

Si dice che dagli sbagli s’impari; ebbene, Pound, imparò dai suoi sbagli giovanili. Abbandonata l’Italia, l’ambiente londinese si rivelò stimolante per un animo già fervido e focoso come il suo. Venuto in contatto con i poeti più facoltosi del tempo, prende vita nel suo animo l’idea, il desiderio di rinnovare il linguaggio, di sperimentarne nuove forme creando qualcosa di assolutamente autentico, che si discosti dalla tradizionale poesia dell’Ottocento. Non la ripudia ma ne prende le distanze, conscio che l’arte ha in sé il grande pregio di rinnovarsi, esprimendosi sempre in forme nuove. Essa non è solo quel mondo onirico che si offre come rifugio ideale dai mali del vivere, è un laboratorio, un’officina nella quale il poeta dà linfa vitale alle sue creazioni. È il fabbro, l’alchimista, il mago che si muove il più delle volte a ritroso nel tempo, forgiando e modellando le parole, fondendo in essa elementi di un tempo arcano; in tal modo fa rivivere tradizioni, tecniche e artisti di un passato che ormai sopravvive solo nel ricordo, tutti elementi dunque che s’incontrano, si mescolano e si fondono nei versi. Non manca un’accortezza particolare per la parola, per la precisione del verso, il quale deve esprimere l’idea, deve rendere in maniera lucida il pensiero del poeta. La grande forza di Pound consiste proprio nella capacità di tradurre le sensazioni in parole, in suoni, che vengono resi immortali attraverso i versi. Il carisma e l’ingegno del poeta dunque non consiste in nient’altro che in questo, riuscire a condensare in poche parole idee e concetti riguardanti le problematiche dell’uomo, il suo rapporto con il cosmo e la realtà alienante in cui egli vive. Nel saggio Psicologia e trovatori (The spirit of Romance) scrive:

La poesia è una sorta di matematica ispirata, che ci dà equazioni, e non quella delle figure astratte, triangoli, sfere, e simili, ma equazioni per l’emozioni umane.

Ezra Pound con amici e colleghi. Da sinistra; Ford Madox Ford, James Joyce, Ezra Pound e John Quinn

Ezra Pound con amici e colleghi. Da sinistra; Ford Madox Ford, James Joyce, Ezra Pound e John Quinn

Immobile, fui un albero nel bosco,

Seppi la verità di cose prima ingotee;

Di Dafne e della fronda d’alloro

E di quei vecchi sposi che ospitarono gli Dei

E divennero roveri in mezzo alla brughiera.

Non prima che gli Dei fossero stati

Benignamente invitati ed accolti

Poteron essi compiere il miracolo.

Eppure sono stato un albero nel bosco

Ed ho compreso molte cose nuove

Che prima erano follia per la mia mente

(Tratto da “Personae”)

Al forte interesse per la poesia si accomuna quello per la musica verso la quale Pound, sin dal periodo veneziano, manifestava una forte attrazione. In fondo cos’è la poesia se non una composizione di parole messe in musica. I suoi studi lo condussero ad approfondire non solo figure di rilievo come Cavalcanti o Dante ma anche autori meno noti come i trovatori medievali e in modo particolare Arnaut Daniel: famoso artista medioevale, un trovatore celebre per ingegno e tecnica, il quale, più di ogni altro usava combinare rime diverse conferendo ai suoi versi quella musicalità e quel ritmo che Pound tanto ricercava. Non stupisce, dunque, che Ezra mostrasse interesse verso tal poeta. Non a caso Dante, il sommo poeta, definì Arnaut Daniel il miglior fabbro. Più volte Pound ebbe modo di esortare e indirizzare alla musica le nuove generazioni di poeti, affermando che I poeti che non s’interessano alla musica sono, o diventano, cattivi poeti.

La sua idea di rinnovamento, di sperimentalismo non si esaurisce nell’entusiasmo ma trova realizzazione e compimento nei Cantos il suo capolavoro. La voglia di sperimentare i limiti del linguaggio, lo porta lontano conducendo il poeta a fondere linguaggi differenti conferendo al suo poema una grande vivacità e pluralità linguistica. Furono proprio questi ideali e la sua sconfinata ammirazione per Dante che condussero Pound a dar inizio a quel progetto ambizioso di creare, sulla scia della Commedia dantesca, un poema epico e storico che fosse espressione del suo tempo, una commedia moderna di forte vitalità e di pluralità linguistica senza precedenti. Il colorito linguistico che caratterizza i Cantos presenta indubbiamente, una predilezione e un’inclinazione verso l’inglese, la lingua naturale del poeta, ma fatta eccezione per il 72° Canto (dedicato a Marinetti) e il 73° (ispirato a un sogno nel quale il fantasma di Cavalcanti appare al poeta) i quali sono scritti interamente in lingua italiana, nel corso del poema si riscontrano frasi, citazioni e segni diversi tra loro; latino e greco si amalgamano con frasi in lingua tedesca e francese, con l’italiano antico, con forme dialettali toscane e in provenzale. In maniera frequente poi, si ritrovano gli ideogrammi cinesi di cui Pound era un vero e proprio cultore; riteneva infatti – buon pensare – che gli ideogrammi possedessero la grande capacità di racchiudere in sé un idea. Quando parliamo dei Cantos, non possiamo esimerci dall’analizzarne il contenuto: i versi che li compongono sono una continua metamorfosi, in essi il poeta riprende e fonde tutta la cultura dell’Occidente con le diverse tradizioni dell’Oriente e dell’Asia. In tal modo si riappropria di conoscenze passate, di un passato arcano e lo ripresenta sotto una forma del tutto nuova, moderna concorde con lo spirito del ‘900. Ciò trova riscontro nel fatto che se si prende in esame il primo dei Cantos, si ritrova la vicenda di Ulisse rivista e riproposta in chiave moderna:

Poi scendemmo alla nave,

e la chiglia tagliò il mare divo

drizzammo l’albero e le vele della nave negra,

a bordo portammo pecore e i corpi nostri

carichi di lacrime, e il vento in poppa

ci avviò con panciute vele,

di Circe beneamata arte fu questa.

(Da I Cantos I-I)

Molti in futuro criticarono Pound per la complessità e la varietà dei Cantos, taluni la definirono poesia fatta a casaccio. A costoro ben si presta la risposta che Pasolini diede allo stesso Pound durante intervista fatta nel 1967 per la Rai. Nell’intervista, Pound lamenta la frammentarietà dei suoi ultimi componimenti, li definisce versi sparsi che non è riuscito a inserire, a mettere in un cosmo per usare la sua espressione. E tuttavia è proprio Pasolini, da lettore attento qual’è a tranquillizzare il vecchio poeta affermando:

Non credo questo. Trovo che la sua poesia assomiglia molto alla vita. Lei dice che la sua poesia sono i discorsi che si fanno tra persone intelligenti, e i discorsi che si fanno le persone intelligenti seguono una curva casuale, appunto a casaccio. Sono dei momenti altissimi e dei momenti invece grigi e la sua poesia, secondo me, segue proprio quest’arco. Quindi non è vero che i suoi versi, belli, non siano sintetizzati in un contesto.

Nel 1967 Pasolini intervistò Pound per la Rai. Fu un evento di forte importanza. Due giganti della letteratura che s’incontrano, diversi nel credo politico ma uniti dallo stesso amore per la cultura. Pasolini legge con avidità i Canti Pisani e li ama perché lì, Pound ,esalta quel mondo contadino che Pasolini vede ormai scomparire nell’Italia dell’industria. Pasolini parlando dei Cantos in Descrizioni di descrizioni scrive che il nesso dei Cantos consiste in una marcia all’indietro nel cuore del mondo contadino

Nel 1967 Pasolini intervistò Pound per la Rai. Fu un evento di forte importanza. Due giganti della letteratura che s’incontrano, diversi nel credo politico ma uniti dallo stesso amore per la cultura. Pasolini legge con avidità i Canti Pisani e li ama perché lì, Pound ,esalta quel mondo contadino che Pasolini vede ormai scomparire nell’Italia dell’industria. Pasolini parlando dei Cantos in “Descrizioni di descrizioni” scrive che il nesso dei Cantos consiste in una marcia all’indietro nel cuore del mondo contadino

Per denunciare il male imperante nel suo tempo Pound ricorre al passato che diventa la maschera dietro la quale si cela la critica ai contemporanei. In quest’ottica il passato acquista una valenza predominante rendendo i Cantos, una voluminosa enciclopedia, il poema del XX secolo. Esso viaggia su due linee parallele; da una parte la storia del mondo, dall’altra invece il poeta al pari di Dante suo maestro, narra del turbine vorticoso del suo essere, il suo errare, la tragedia della sua esistenza. Non è sempre facile comprendere i versi di Pound; il significato si cela al lettore distratto, richiede un coinvolgimento diretto, un lavoro volto a soffermarsi su ogni singola parola, a misurarne il peso, a viaggiare a ritroso nel tempo. La poesia di Pound è in continua evoluzione e forti sono gli influssi dell’esperienza quotidiana; il poeta dei Cantos non è più il giovane di ventitré anni sbarcato a Venezia con il sogno di fare il poeta ma è un intellettuale nel pieno della maturità che prende una posizione precisa nel suo tempo: l’agire del poeta, dello scrittore, dell’artista deve avere dei risconti nella società, l’arte deve essere viva, impegnata, critica, deve costantemente vigilare e denunciare i mali che l’affliggono l’uomo. Edward Said ha scritto che il vero intellettuale è un contestatore, un esiliato e chi meglio di Pound può ritrovarsi appieno in queste parole.

M’amour, m’amour

Cos’è che amo e

Dove sei?

Ho perso il mio centro

A combattere il mondo

I sogni cozzano

E si frantumano-

E che ho cercato di costruire il paradiso

Terrestre.

(Tratto da “I Cantos”)

Un uomo d’ingegno, dall’enorme spessore culturale, rimasto per lungo tempo nell’ombra, relegato tra i cosiddetti poeti minori, eppure il genio di Pound torna imperante, più forte che mai, irrompendo nel nostro secolo. Non solo per l’attualità delle sue parole ma in modo particolare per l’amore dimostrato verso la poesia e proprio in virtù di quest’amore che Pound, definito il pazzo, aiutò ad uscire dall’anonimato e che in più occasioni finanziò di tasca propria giovani autori che altrimenti sarebbero rimasti ignoti. Un mecenate che non ebbe paura di spendere tutte le sue energie, fisiche ed economiche, per contribuire alla diffusione dell’arte e per realizzare quel rinascimento cui tanto auspicava. La sua casa di Rapallo era La Mecca di giovani artisti, poeti, pittori e scrittori squattrinati che si recavano dal vecchio bardo in cerca di consigli o semplicemente spinti dalla curiosità. Aiutare i giovani talenti oltre che obbligo morale era per il poeta americano un dovere, una missione volta a combattere la cattiva letteratura. Era convinto, infatti, che la cattiva letteratura contribuisse in modo irreparabile al degradamento e al regredire della civiltà. Molti dei più grandi artisti del ‘900 sono passati sotto la sua vece e lui li ha forgiati, iniziati alla scrittura, all’arte e al successo.

Se un mecenate compra le opere di artisti che hanno bisogno di denaro, il mecenate diventa uguale all’artista; costruisce arte nel mondo; crea.

Hemingway, che gli fu amico e allievo devoto, ebbe modo di scrivere di lui dicendo;

Ezra Pound dedica un quinto del suo tempo lavorativo a scrivere poesie. Nel tempo restante cerca di promuovere il futuro, sia materiale che artistico, dei suoi amici.

Primo fra tutti a beneficiare dell’esperienza e del supporto di Pound fu uno dei grandi autori del modernismo novecentesco: T. S. Eliot. Il giovane Eliot arrivò nella Londra caotica del Novecento intenzionato a terminare i suoi studi di filosofia. Aveva già trascorso un anno a Parigi e ora era più che mai deciso a perfezionarsi a Oxford, la culla della cultura, in vista di un possibile dottorato di ricerca a Harvard. Personalità controversa, sensibile e diffidente Eliot si dilettava a comporre poesie ma, almeno inizialmente, non aveva idea di pubblicarle. A lui bastava scrivere.

Ritratto di T. S. Eliot da giovane

Ritratto di T. S. Eliot da giovane

Eppure il suo isolamento non durò molto o meglio terminò nel momento in cui la sua poesia, The love song of J. Alfred Prufrock, cadde tra le mani di Ezra Pound. A tal proposito scrisse, in una lettera del 30 settembre indirizzata all’editore, Harriet Monroe, a proposito di Eliot:

Avevo ragione circa Eliot. Mi ha mandato la migliore poesia scritta da un americano che abbia mai avuto o visto. PREGHIAMO IL SIGNORE CHE NON SIA UN CASO UNICO. […] è l’unico americano che io conosca che ha eseguito quella che io chiamo un’adeguata preparazione alla scrittura. Infatti, si è allenato da solo e si è modernizzato.

Sempre a caccia di nuovi talenti, Pound non si lasciò sfuggire questo giovane introverso, anzi non perdeva occasione per introdurlo nei circoli letterari e artistici londinesi. Cercò di salvarlo dal mondo della banca e dal mestiere d’impiegato affinché potesse coltivare e perseguire le sue inclinazioni naturali.

T.S. Eliot riceva un vitalizio […] e possa dedicare tutto il suo tempo alla letteratura. Lo spreco maggiore nella letteratura anglosassone è in questo momento lo spreco del talento di Eliot; a questo non si potrà porre rimedio se pure lasciasse i Lloyds e fosse obbligato a impiegare il tempo facendo del giornalismo o recensendo libri ecc. Deve avere libertà completa.

Col passare degli anni i due divennero amici e in più occasioni l’allievo dimostrò di aver superato il maestro; tuttavia fu sempre disposto ad’imparare e a rivolgersi al suo mentore per spunti e riflessioni, conscio della continua possibilità d’imparare. Non è un caso, infatti, che il primo a ricevere le bozze del suo capolavoro, Terra desolata, fu proprio il suo vecchio mentore.

L’autore dei Cantos ormai nel pieno dell’età matura. Stanco, il volto sofferente segnato dagli anni di reclusione al Sant’Elizabeth Hospital

L’autore dei Cantos ormai nel pieno dell’età matura. Stanco, il volto sofferente segnato dagli anni di reclusione al Sant’Elizabeth Hospital

La solitudine, l’incombere della povertà che lo accompagnarono come un’ombra onnipresente durante i primi anni di attività e la ricerca poetica furono sempre vivide nella mente di Pound; egli era ben conscio delle difficoltà che potevano abbrancare artisti giovani, inesperti e squattrinati. Come il caso di un grande scrittore del ‘900: James Joyce. Solo, affranto, smarrito, vagante in una miseria allucinante, girovagando per le strade di Trieste elemosinando lavoro, venne “salvato” dal poeta d’oltreoceano. Già a Londra Pound aveva cercato di inserire Joyce, introducendolo non solo nei salotti letterari, ma dandogli l’opportunità di scrivere su riviste sperimentali. Pound nutriva una forte ammirazione per il poeta irlandese e tuttavia costui, pur avendo un innegabile talento, faticava a farsi conoscere e trovare un pubblico di lettori.

Pound, da animo caparbio e testardo qual’è non si arrende e porta con sé Joyce in Francia. Qui, dopo ben due anni di lavoro, Joyce riuscì finalmente a completare l’Ulisse. Dopo varie proposte editoriali fallite, solo nel 1922 riuscì finalmente a pubblicarlo. Ancora una volta il meritò è da attribuirsi a Pound; fu lui a presentare Joyce all’editrice Sylvia Beach, proprietaria della famosa libreria Shakespeare&Co. Il suo interesse tuttavia non si limitò ai soli poeti, molte furono le energie spese nel tentativo di favorire nuovi pittori appartenenti a giovani movimenti artistici. È il caso dei due giovani pittori vorticisti Frederick Etchells e Willia Roberts. Non solo cercò di vendere i loro quadri nella sua madrepatria ma s’impegnò nell’organizzare mostre e raduni ai quali erano invitati gli esponenti più illustri del modo artistico e letterario del tempo. Memorabile fu l’interesse che Pound nutriva per Henri Gaudier. Nome poco conosciuto nel mondo dell’arte, deve forse la sua poca notorietà all’amico di una vita: Ezra Pound. Giovane pittore vorticista, ebbe un posto privilegiato nel pantheon di artisti cari a Ezra non tanto dovuto al suo talento ma al suo spirito creativo, alla grande capacità di viaggiare con la mente nei meandri dell’inconscio.

Anche Hemingway deve molto al poeta dei Cantos. Nel suo libro di memorie, Festa mobile, Hemingway traccia un bellissimo ricordo dell’amico e maestro d’un tempo: “Ezra Pound fu sempre un ottimo amico e non lesinò mai il suo aiuto a nessuno […] i suoi scritti, quando l’azzeccava, erano così perfetti, e lui così sincero nei suoi errori e così innamorato dei suoi sbagli e così gentile con la gente, che io l’ho sempre considerato una specie di santo. Era anche irascibile ma molti santi forse lo sono stati”.

Anche Hemingway deve molto al poeta dei Cantos. Nel suo libro di memorie, “Festa mobile”, Hemingway traccia un bellissimo ricordo dell’amico e maestro d’un tempo: “Ezra Pound fu sempre un ottimo amico e non lesinò mai il suo aiuto a nessuno […] i suoi scritti, quando l’azzeccava, erano così perfetti, e lui così sincero nei suoi errori e così innamorato dei suoi sbagli e così gentile con la gente, che io l’ho sempre considerato una specie di santo. Era anche irascibile ma molti santi forse lo sono stati”.

In ultima analisi sono molti i poeti debitori, in maniera più o meno diretta, del loro successo a Pound; non solo i già citati Eliot e Joyce ma anche la poetessa Marianne Moore, Rebecca West, W. Lewis e lo stesso Hemingway. L’elenco potrebbe proseguire contando nomi notevoli d’indubbio spessore. Personaggi noti che molto devono al loro mentore. Eppure a oggi Pound rimane un poeta di cui poco si conosce e poco si discute. Bisogna spingersi oltre il pregiudizio, superare la nebbia dell’apparenza, solo così, si potrà conoscere l’animo di Ezra Pound nella sua essenza più vera e apprezzarne il carisma poetico. Esorcizzare i vecchi spettri del passato si rivela necessario per riscoprire, alla luce di un’attenta analisi critica, il pensiero poetico di un animo nobile cui molto deve il ‘900 letterario europeo.

Pasolini legge il Canto LXXXI tratto dai Canti Pisani