La sigaretta tra il medio e l’anulare, stretta in una presa che appare leggera, inconsistente. Più passa il tempo e più ti chiedi come faccia a tenere la sigaretta in quella maniera, lì tra il medio e l’anulare. Eppure, boccata dopo boccata è ancora là, ad ardere, saldamente ancorata a quelle due dita così inusuali.
Basterebbe questo, forse. Basterebbe questo a descrivere l’insolito atteggiamento di un uomo esile all’apparenza, non propriamente bello, con uno sguardo spiritato da felino in agguato. Ma in realtà, non basta. Non basta, per i lunghi silenzi durante le interviste. Non basta per le risposte sincere, provocanti oltre ogni limite.

“L’hanno accusata di Misoginia per i suoi libri”
-“Ci vogliono motivazioni molto più forti della misoginia, per scrivere un romanzo”.

E beh, non basta. Non bastano poche parole, per descrivere Michel Houellebecq. L’enfant terrible della letteratura contemporanea francese. Servono le sue parole, i suoi libri. L’ultimo, per esempio. La storia di un futuro prossimo, immaginario ma non troppo. La contrapposizione tra un moderato partito islamico e il FN di Marine Le Pen, oggi reduce dell’ennesima consacrazione presso le urne francesi. Tutto raccontato da un disincantato professore universitario alla ricerca di qualcosa, alla ricerca della fede. L’elegante narrazione di una conversione, la cronaca sottile di una presa di potere sempre più evidente, secondo Houellebecq. È Sottomissione, il recente e discusso best seller dell’autore francese.

In anticipo sugli attentati di Parigi, Houellebecq traccia un quadro possibile del futuro prossimo della Francia e dell’intera Europa, senza cadere mai nella più gretta islamofobia, senza mai buttare la trama nella “caciara occidentalista” dello scontro di Civiltà.
Ma Michel Houllebecq è tornato di recente nelle librerie con qualcosa di nuovo. Dopo l’immenso successo di Sottomissione, una raccolta di versi : Configurazioni dell’ultima riva, edito in Italia da Bompiani.
C’era da aspettarselo da uno come Houellebecq. D’altronde non sono i primi. Lo scrittore francese infatti aveva già pubblicato Il senso della lotta nel lontano 2000.

Di poesia si parla e si scrive poco, specie se contemporanea. È raro trovare nelle pagine culturali dei principali quotidiani nazionali la recensione di una raccolta di poesie. Così come è ancora più raro che l’autore di una serie di best sellers, acclamati in tutto il mondo, ne pubblichi qualcuna. Tutto questo si iscrive puntualmente nell’anomalia di Houellebecq.
In Configurazioni dell’ultima riva si trovano le atmosfere sospese di un osservatore in bilico. Al confine tra il degrado tremendo di un mondo che non risponde ad altro se non ai suoi stimoli fisiologici e, la sublimazione di un amore sussurrato, anelato, candidamente descritto con il più dolce degli afflati dello spirito: la poesia.
Non mancano certo le provocazioni. Le cosiddette parolacce, la solita tensione verso il rapporto sessuale, tema caro a Houellebecq non per semplice volgarità, ma per critica profonda verso lo svuotamento sentimentale di una generazione, se non di tutto il genere umano.
E poi la vita, la morte, l’ordinarietà tremenda dell’esistenza quotidiana, tutti in fila, tutti in attesa, tasselli secondari d’un mosaico che vede al suo centro una luce che tarda a dischiudersi, ma di cui si intravede il bagliore: l’amore.

È una speranza. La speranza dell’esistere che spesso, nei “pessimisti”, se così possiamo definire Houellebecq, risuona ancora più forte. Nei quasi cento componimenti di questa raccolta si alternano ai “pompini”, momenti di estrema solitudine passati in compagnia di oggetti, non di uomini, sino ad arrivare alla ricerca dell’amore, passato, pervenuto in ritardo, ma sempre atteso e cercato.
Nei deserti aridi della modernità l’amore è la strada che Houellebecq ci indica, con la lucidità trascendente dei suoi versi:

“E l’amore, dove tutto vola,
Dove tutto è dato sul momento.
Esiste in mezzo al tempo
la possibilità di un’isola”.