di Pierfilippo Saviotti

1929, anno VII dell’Era Fascista. Mario Soldati, giornalista, scrittore e regista, si trova a Roma grazie ad una borsa di studio ottenuta due anni prima presso l’Istituto d’Arte della Capitale. Il ’29 è un anno importante per lo scrittore piemontese. Ha da poco pubblicato la sua prima raccolta di racconti, Salmace, narrazioni a tratti scandalistiche che, proprio per questo, non trovano gli immediati favori della critica. Ma è un’altra borsa di studio a rendere rilevante questa annata. Soldati, a soli vent’anni, parte così per l’America dove insegnerà alla Columbia University. Con il continente americano avrà un rapporto di amore-odio che ben narrerà in America primo amore, diario romanzato pubblicato per la prima volta nel 1935 da Bemporad, casa editrice di Firenze, che raccoglie i primi reportage americani inviati da Soldati al periodico “il Lavoro” di Genova. Soltanto nell’edizione Einaudi di dieci anni più tardi, il testo viene diviso in cinque macrosezioni, struttura che conferisce all’opera il naturale equilibrio utile alla precisa comprensione del pensiero soldatiano. Le fondamenta che reggono l’intera architettura del libro sono sicuramente i due capitoli agli estremi. Il primo, intitolato Arrivi, e il quinto, Addii.

Grazie a questa divisione, appare ancora più nettamente l’ambivalenza di pensieri ed opinioni che Soldati prova durante la sua permanenza americana. Al suo arrivo, lo scrittore di Torino viene immediatamente catapultato in una realtà che gli si mostra maestosa, culla del lusso e della comodità. Simbolo evidente di questa grandezza sono i grattacieli. Soldati non riesce a tenere sotto controllo il flusso emotivo che lo sconvolge. «New York mi succhia vertiginosamente – scrive l’autore – la forza è tutta nella città, è lei che muove il gioco». Sono proprio i grattacieli a dominare la scena. Non sono soltanto classici edifici, ma vere e proprie esplosioni verso il cielo che offrono al protagonista un’inarrestabile spinta verticale descritta dallo stesso Soldati, secondo cui queste maestose costruzioni «sorprendono, incantano, sgomentano ogni volta che li vediamo». Questo primissimo vortice di passioni viene però messo in discussione all’arrivo a Pennsylvania Station, la prima stazione ferroviaria incontrata dal protagonista. Qui emerge il vero spirito italiano di Soldati, cresciuto in una tradizione familiare borghese la quale gli ha inesorabilmente trasmesso il rilievo della tradizione ottocentesca e l’importanza dell’italianità. Al suo arrivo alla stazione, Soldati non esita infatti a compiere i primi paragoni con le strutture italiane, facendo così emergere i primi sintomi di ambivalenza: la grandezza americana è sopraffatta dalle prime note malinconiche. Il susseguirsi di opinioni negative che Soldati prova rispetto alla nuova realtà, è reso palese nelle ultime due sezioni dell’opera, Risentimenti e Addii.

Col passare del tempo, l’esperienza del protagonista è dominata da un senso di allontanamento. Il lusso iniziale si trasforma in sfarzo eccessivo, la realtà è caratterizzata da forti contraddizioni. Le diseguaglianze sociali appaiono sempre più evidenti, così come quelle ambientali e paesaggistiche, costantemente paragonate ai territori italiani. L’America di Soldati, da paese dalle grandi opportunità economiche e sociali, si trasforma in luogo dove è anche possibile non riuscire ad inserirsi nei meccanismi e dove si è involontariamente costretti ad abbandonare la propria identità individuale. Il distacco dell’autore dal continente americano sarà infine quasi totalmente negativo.  Al termine della narrazione risultano così evidenti due livelli interpretativi. Inizialmente sono gli occhi i protagonisti del “vedere” che crea piacere e offre allo scrittore le prime immagini di grandezza e comodità. L’esperienza però prosegue, Soldati vive la realtà americana, ed è così che subito dopo entra in gioco l’intelletto, si arriva al livello del “capire” che mostra il lato oscuro dell’America, preludio delle successive e continue delusioni del protagonista. Il vissuto americano risulterà così una fase esistenziale quasi per niente limpida e serena, gravata dai continui disinganni e dalla crescente frustrazione di un italiano nel Nuovo Mondo a stelle e strisce.