La prima sigaretta dietro la palestra della scuola, un’altra sbronza con gli amici, quel desiderio di sentirsi importanti, considerati, popolari. Inizia così per molti la strada verso il vuoto, il nulla, l’omologazione. Una condanna esistenziale, un’apatia generazionale che il libro di Edoardo Maspero documenta in modo tremendamente realistico quanto a tratti surreale. Nero Catrame, edito da Gramese editore (2016), oltre ad essere il romanzo esordiente dell’anno al Salone del Libro di Torino, è ancor prima un vero e proprio “documento” che ci catapulta in un mondo colmo di ricchezza quanto di disperazione; il mondo che fa della cosiddetta “Milano bene” l’emblema di una triste malattia esistenziale che colpisce prima di tutto i più giovani. Testimonianza di un benessere che non è felicità, di una popolarità che non è rispetto, di un apprezzamento che non può tradursi in sentimento perché offuscato dalla falsità, dalle apparenze, dal virtuale.

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L’inseparabile accompagnamento delle serate monotone ed uguali dei protagonisti: l’alcol maleducato delle serate di movida

Giovani, ricchi, di bell’aspetto: Coco, Arianna, Blanc, Ferrari e tutti i protagonisti di Nero Catrame hanno in mano tutto ciò che potrà servire loro ad appagare i desideri della giornata, ad organizzare il sabato sera, a sfoggiare l’ultimo modello di Jeffrey Campbell o il proprio Rolex da migliaia di euro. Ma non si rendono conto- e non possono rendersene conto per via della mancanza di strumenti culturali- di non avere in tasca abbastanza denaro per comprare ciò che veramente conta nella vita: la felicità. Badate bene, non quella gratificazione personale e materiale che il famoso film con Will Smith eleva a sentimento, ma quella felicità fatta di sensazioni, emozioni, brevi ma intensi momenti di condivisione. Proprio come quel bagno a mare ad assaporare l’alba con gli amici più intimi, descritto dal protagonista Adam come uno dei momenti più belli della sua vita.

Ossessionati dai giudizi altrui, i giovani descritti da Maspero hanno imparato velocemente a misurare il valore delle persone dal numero dei like e dalla loro popolarità sui social network, tanto da essere disposti a pagare pur di migliorare la propria “vetrina virtuale”. Tutto questo sembrerà indignare Adam, l’unico della compagnia a rimanerne fuori con la mente, a rifiutare psicologicamente questo “sistema” che ti condanna ad adeguarti, a sopportare, fino a fare come loro. Tuttavia- ed è qui la chiave di lettura da dare al romanzo di Maspero- Adam rimarrà vittima di una pericolosa apatia che lo trascinerà gradualmente a condividere con gli altri lo stesso stile di vita, le stesse serate, lo stesso vuoto avvolgente. Un vuoto fatto di insicurezze nascoste dall’effetto dell’alcol e da impotenze alleviate dall’euforia della droga: il divertimento “artificiale” appare a loro come l’unico rifugio da un contesto carente di affetto, di valori, di unità familiare.

A parere di chi scrive, dalle pagine di Nero Catrame sembra inoltre trapelare uno sfogo, un messaggio, sia pure attraverso immagini violente e di una crudeltà così disumana da apparire addirittura poco realistici. E se il filo conduttore del romanzo è legato al triste destino del migliore amico di Adam, il romanzo è la sincera denuncia di chi forse ha individuato dietro le finte sembianze umane della caverna platonica la proiezione dei burattini, e solo dopo ha scoperto il sole.