A quanto pare, non solo ognuno di noi ha iniziato a conoscere la poesia partendo da un’antologia, ma a un’antologia siamo come destinati a tornare sempre. Nel panorama delle decine di quelle stampate in Italia, spesso per il puro gusto di lusingare la vanità di qualche sconosciuto versificatore, spicca la mirabile operazione messa in piedi da Sebastiano Aglieco, Luigi Cannillo, e Nino Iacovella, Passione Poesia. Letture di poesia contemporanea, Edizioni CFR, Milano 2016. Si tratta di una ferratissima squadra di poeti e, al contempo, cultori della materia che ha intrapreso la sfida di cercare di restituire lo spettro più ampio e variegato possibile degli ultimi venticinque anni di poesia italiana, dal 1990 al 2015. Malauguratamente, questa insulsa tendenza diffusa alla ultraspecializzazione, con l’annessa settorializzazione del sapere, ci ha disabituati alle visioni d’insieme, rendendoci ottusamente ciechi alle necessità dei quadri generali del sapere. In realtà, è il caso di precisarlo, non esiste conoscenza specialistica che possa dirsi fondata senza una previa ricognizione d’insieme sullo stato dell’arte, ciò vale per qualunque materia. Sono pertanto strettamente necessarie e auspicabili, ogni tot numero di anni, operazioni quali Passione Poesia per indurci a fermarci, riprendere fiato nella corsa della produzione culturale e fare il punto su quanto messo in cantiere. Anche i poeti, del resto, per quanto sregolati possano essere, necessitano di fare ordine in mezzo alle proprie carte.

Sebastiano Aglieco, Luigi Cannillo, e Nino Iacovella

Sebastiano Aglieco, Luigi Cannillo e Nino Iacovella

Il momento era giunto, come giustamente sottolinea Cannillo nella sua introduzione. Si era a un “giro di boa tra due millenni, due secoli, due decenni”. Sappiamo bene cosa sia successo in quest’arco di tempo, dopo la caduta dell’universo bipolare URSS-USA: dalle migrazioni allo sviluppo invasivo delle tecnologie, internet padrone delle nostre vite, fino a quella tragica fase che potremmo definire con ironica mestizia di “consolidamento dello stato di crisi”. Si tratta, insomma, considerate le mutazioni storiche e antropologiche che si sono verificate, o che al momento sono in fieri, di fare il punto sulla situazione della poesia italiana in rapporto a esse. Ogni opera d’arte è del resto legata a una particolare contingenza temporale, come ci insegna Sartre in Che cos’è la letteratura?. Passione Poesia è un tentativo in questo senso di esplorare la risposta poetica al nostro tempo, all’attualità più stringente. Si tratta di capire che logica sia stata seguita nel fare una cernita all’interno dello sterminato e poco noto mare magnum della produzione lirica italiana. Il libro presenta una rosa di poeti delle più diverse età, equamente ripartiti tra i sessi – ma senza seguire stolte logiche da quote rosa, grazie al cielo –, con attenzione a non fare esclusioni di carattere geografico e linguistico (il nostro gusto tutto italico per la poesia dialettale trova ampio spazio, per fortuna). Il tutto senza che alla base si manifestino interessi di parte e meschine logiche di consorteria, tipiche di certe conventicole poetiche nostrane – solo un ingenuo, o un bugiardo, vi direbbe che nelle più blasonate antologie italiane non ci sono gruppi di potere che trescano in modo oscuro, o interessi da soddisfare e di cui tenere conto. Il testo in questione sembra invece straordinariamente superiore a queste spartizioni mafiose.

Le tre poetesse Valduga, Cavalli, Bre

Le tre poetesse Valduga, Cavalli, Bre –  Fotografie di Dino Ignani

L’aspetto più interessante risiede comunque nel massiccio apparato critico che  accompagna il testo, non limitandosi a lardellarlo, ma prendendosi un ruolo determinante all’interno della sua struttura. Ogni lirica, infatti, è seguita da un attento commento. I curatori hanno scelto di dare ai vari collaboratori la possibilità di rapportarsi al testo con un ampio margine di libertà. Alcuni si sono limitati a narrare “l’esperienza di lettura legata strettamente ai versi citati”, altri hanno rimandato e fatto collegamenti con altri lavori dello stesso autore, fino a muovere “considerazioni più generali di tipo critico o storico-letterario”. Accade anche che alcuni dei poeti ivi citati figurino poi tra gli stessi commentatori. Come si spiega tale apparente cortocircuito? Se, come coraggiosamente ammette Aglieco, la critica esercitata dai poeti può avere diverse pecche (vedi il già citato e nefasto “agire per fasce di conoscenze”) è analogamente vero che data la mancanza di un pubblico “numericamente significativo”, dice Iacovella, e la parallela minaccia della scomparsa editoriale della poesia, esiste una “soglia di resistenza”, uno zoccolo duro di “poeti e cultori della materia che alimenta continuamente l’interscambio tra scrittura e lettura di testi poetici”. In due parole: se non ci pensano i lettori, i poeti corrono in soccorso gli uni degli altri, salvando la poesia dalla sua estinzione editoriale.

C’è da dire che questo poderoso apparato critico non appesantisce minimamente, né conferisce all’opera quello spiacevole retrogusto da antologia scolastica. La tentazione di spiegare, nel senso più esecrabile del termine, e fare versioni in prosa, non trova qui dimora. Del resto, come ci ricorda Iacovella citando Borges, non si può parlare della poesia se non come di un piacere; qualsivoglia tentativo di trattarla alla stregua di un qualcosa da capire e assimilare ad ogni costo, secondo le intenzioni sottese per esempio ai programmi ministeriali, anche spingendosi fino a ridurla a omogeneizzato poetico, sarebbe mortale. Il fine proposto dal testo è stato pertanto uno e uno solo: trasmettere “a un pubblico ampio e diversificato curiosità e interesse per la poesia”. Per far ciò è stato comunque necessario rilanciare l’importanza di una critica con tutti i crismi del caso e che si rivolgesse a episodi della lirica italiana generalmente trascurati, o comunque non ampiamente battuti, ovvero quelli più recenti. È incontestabile quanto scritto a tal proposito da Aglieco, che “l’esercizio accademico ha spesso coinciso con una rinuncia più o meno coscientemente professata, in quanto oggetto di analisi sono state le opere dei cosiddetti poeti  ‘laureati’, passati al vaglio di un canone ristrettissimo in cui inserire scritture già storicizzate e più sicure”. Parallelamente c’è stato il prolificare su internet di una nuova dimensione critica meno impegnativa “più  leggera e colloquiale, spesso personale, più adatta alle esigenze del mezzo”, essendo “impensabile pubblicare su internet lavori corposamente impegnativi”. Passione Poesia, a parer mio, riesce nell’intento di trovare il giusto compromesso tra questi due estremi.

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C’è poi un passo che è anche una ben chiara dichiarazione di principio dei curatori, un esemplare manifesto etico di critica letteraria chiaramente sottoscritto da tutti i collaboratori:

Non può essere il nostro personale gusto, la nostra formazione umana e intellettuale a prendersi la responsabilità di decidere che cosa è buono e che cosa non lo è. E nessuno può considerarsi un critico se non abbia testimoniato con la propria lettura, un numero di opere sufficientemente rappresentativo del panorama

Qualsiasi ulteriore parola spesa sarebbe superflua e suonerebbe come una sviolinata eccessiva. In realtà, questo libro impone se stesso come necessità assoluta per chiunque di noi che, per quanto possa essersi costruito negli anni una certa idea della poesia italiana, si sarà certamente perso qualcosa, o avrà comunque bisogno di riordinare le idee in merito alle sue conoscenze, magari correggendo anche certi errati giudizi troppo avventati del passato, aiutato da degli esegeti in raro stato di grazia. Ce n’è veramente per tutti i gusti e soprattutto per allargare il proprio orizzonte, evitando di arroccarsi nel conservatorismo e nel tradizionalismo rifuggendo dalle nuove tendenze. È stata intelligente scelta dei curatori dare risalto infatti anche a tutti i più recenti approcci della performance poetica, quali la spoken poetry e il poetry slam. Il tutto senza trascurare quella parte della produzione rimasta maggiormente vicina a una struttura e a una lingua canoniche e il curioso avvicinamento parallelo avutosi tra poesia e prosa. Chiaramente, ognuno di noi che abbia una certa cultura poetica, si beerà di riscontrare un qualche imperdonabile nome mancante nel nugolo dei poeti citati. Ahinoi, temo che ciò sarebbe ineludibile in qualsiasi caso. Nessuna opera, artistica, o critica, sarà mai totale e onnicomprensiva. Siamo, ad ogni modo, con Passione Poesia, al cospetto di un colossale lavoro che, rifuggendo la logica di porsi come antologia manifesto di un qualche singolo movimento, o “antologia museo”, ci aiuta a fare un passo oltre verso il tentativo di rispondere all’annosa domanda su “cosa sia poesia?”.

Un esempio del notevole lavoro d'analisi

Un esempio del notevole lavoro d’analisi

 

Per approfondire:

Per chi fosse interessato ad approfondire ulteriormente, a livello antologico, la propria conoscenza della poesia italiana contemporanea, si segnalano le seguenti antologie:

 

  • L’opera comune – Antologia di poeti nati negli Anni Settanta, a cura di Giuliano Ladolfi, Ed. Atelier, Borgomanero (No), 1999
  • Poesie e realtà 1945-2000 di Giancarlo Majorino, Marco Tropea Ed., Milano, 2000
  • Antologia della poesia italiana contemporanea (1980-2001) di Ciro Vitiello, Tullio Pironti ed., Napoli, 2003
  • Il pubblico della poesia. Trent’anni dopo di Alfonso Berardinelli e Franco Cordelli, Castelvecchi, Roma, 2004
  • Parola plurale, AA.VV., Luca Sossella Ed, Roma, 2005
  • Rivi strozzati – Poeti italiani negli anni Duemila di Luca Benassi, Ed. Lepisma, Roma, 2010
  • Dalla lirica al discorso poetico – Storia della poesia italiana (1945-2010) di Giorgio Linguaglossa, Edilazio Letteraria, Roma, 2011
  • Poesia Presente in Italia dal 1975 al 2010 di Francesco Napoli, Raffaelli Ed., Rimini, 2011

 

 

 

 

 

Mi sento in dovere di ringraziare l’amico e stimato poeta Luigi Cannillo, per avermi fatto dono del testo qui recensito. A lui, a Sebastiano Aglieco e Nino Iacovella, il mio più sincero riconoscimento per l’encomiabile lavoro svolto.