L’immaginario di tutta la fantascienza è sempre stato lo stesso: le macchine, i robot, prenderanno il sopravvento sull’uomo. Nessuno invece avrebbe immaginato che una gigantesca identità condivisa, un’anima del mondo sempre più ampia, partendo da questa strana trascendenza del web, avrebbe cambiato noi stessi e le cose sulla terra fino a questo punto”.
Roberto Cotroneo

Da dove nasce la passione per la fantascienza? La letteratura fantascientifica ha sempre avuto un impatto potentissimo sull’immaginario collettivo popolare, oggi questa ha però assunto solamente il ruolo di genere residuale. Questa gamma di racconti impolverati contiene al suo interno una narrativa fatta di sogni, simboli, viaggi e studi da conservare e riscoprire. Il fantascientifico assume anche una funzione di chiave pedagogica: aiuta bambini e ragazzi a pensare e a proiettarsi verso quello che potrebbe essere il futuro, addirittura portandoli a riflettere sull’identità di genere. La fantascienza insegna da sempre che il ‘futuro non è più quello di una volta’, cosa può insegnare? Molto più di quello che in realtà si crede. La fantascienza può aiutare a recuperare uno sguardo attivo sul mondo.

Esplorando il significato della parola ‘Fantascienza’ si nota che questo termine esiste solo nella lingua italiana, è un neologismo creato per riprodurre l’espressione inglese ‘science fiction’. Il significato attribuibile a questo termine e sfaccettato, in molti hanno ragionato sul termine dando ognuno un significato differente, anche se con punti comuni. La fantascienza, per coloro poco interessati, si presenta come l’immagine di una pianeta – spesso la Terra – sull’orlo di una Apocalisse o in preda ad un’invasione aliena. Ma se le catastrofi spesso proposte nella science fiction non fossero che una rappresentazione astratta di un nuovo inizio o la possibilità di uscire da un problema, anche grosso? Non per nulla le Apocalissi sono quasi sempre solo annunciate in questo genere, ma mai del tutto compiute.
Progettare e immaginare futuri è importantissimo. Oggi si è completamente immersi e succubi di un ‘iper-presente’ che permette tutto, mentre il domani diventa una semplice prosecuzione dell’oggi. Tutto diventa scontato. La fantascienza permette di immaginare futuri lontani e diversi da quelli serviti dalla società, esistono così ‘altri futuri’.

Mettere da parte la fantascienza, e quindi la curiosità di possibili altri futuri, potrebbe derivare dalla paura verso il futuro stesso. I giovani temono l’avvenire, probabilmente influenzati anche dalla frase continuamente ripetuta: “la vostra generazione starà peggio della nostra”. La fantascienza può aiutare queste nuove generazioni spazzando via quel buio che impedisce di guardare al futuro; questo perché il genere fantascientifico è estremamente attuale. Racconta di invasioni tecnologiche, ovvero esattamente ciò che caratterizza la cultura dell’ultimo secolo e che continua con il caratterizzare anche quella futura. La società tecnologica si rispecchia molto nelle dinamiche della fantascienza: agli inizi del Novecento l’invasione hi-tech veniva considerata come un fattore positivo, con il passare del tempo le prospettive sono cambiate profondamente. Si è passati da una fase pessimistica, a tratti addirittura estremizzata, fino ad approdare in un presente che può essere definito ‘ibrido’. Il problema principale scaturito da questo ibrido è rappresentato dalla troppo spesso mancata conoscenza delle basi e delle regole minime dei ritrovati tecnologici con i quali abbiamo a che fare tutti i giorni o con cui più spesso incappiamo. Abbiamo assunto un atteggiamento completamente passivo, siamo giunti unicamente a subire la tecnologia e non più a volerla conoscere.
La fantascienza così non arriva a ricoprire quel ruolo quasi fondamentale di esorcizzatrice delle paure verso il futuro, ma diventa uno stimolo a trovare una soluzione. Non è una profezia, ma un contributo allo sviluppo di stimoli per il ragionamento.

Per curare i mali del presente occorre non già meno scienza, ma scienza più intelligente. Come realizzare questa necessità? O, meglio, come persuadere i giovani a dedicarsi ai campi di studio che possano condurre alla soluzione dei nostri problemi? Orbene, la fantascienza è per sua natura uno stimolo efficacissimo” .
Isaac Asimov, 1974