Piccola biblioteca di letteratura inutile. Si presenta con questo nome, la collana edita da Italosvevo edizioni, rinata casa editrice di Trieste. Al momento dispone di due titoli, uno dei quali è il «Piccolo dizionario delle malattie letterarie», di Marco Rossari, scrittore e traduttore di diversi volumi dall’inglese. Brillante, ironico, e a tratti dissacrante, il breve testo di Rossari si rivela interessante già dalla veste grafica, con copertina rilegata in brossura e pagine, in carta di pregio, ancora da tagliare, per la gioia dei nostalgici nella cui scrivania sfoggiano ancora con orgoglio un tagliacarte.

Vi è mai capitato di avere la tentazione di scrivere dopo qualche bicchiere di troppo, o di cercare rimedi universali a fallimenti letterari, o ancora di avere una reazione che vi porta, in più occasioni, a romanzare qualsiasi aspetto della vostra vita, oppure di avere la malsana idea di scegliere pericolose facoltà universitarie come quella di Lettere? Allora questo prontuario fa al caso vostro. Dalla a alla z, la diagnosi di tutte le malattie di cui è a rischio l’amante della letteratura e della «Bibliofilia», intesa come “forma di perversione erotica che spinge a trarre piacere dall’accumulo di polvere sopra libri intonsi”, con prefazione di Edoardo Camurri. «Questo librino, dall’inizio alla fine – scrive Camurri – era già nella testa dell’intellettuale collettivo da anni, era già scritto in potenza, ma poi è arrivato quello spirito demoniaco dell’Autore e, una notte di qualche mese fa, è entrato nella testa, nel policefalo letterario con un trapano (vedi alla voce “Metafora”) e da lì ha estratto il librino, e tac (vedi alla voce “Baricco, tic di”), l’ha ricopiato». Patologie nella testa, quindi, ma anche nello spirito di tutti i fanatici della letteratura, malattia che si contrae nell’infanzia, quando si è deboli, indifesi e privi di anticorpi. Incurabile, ma da cui nessuno degli afflitti, in realtà, vuole guarire.

Anticonvenzionale, sarcastico e assolutamente inadatto a chi si prende troppo sul serio, questo volumetto non esita a punzecchiare con straordinaria irriverenza quegli scrittori portatori sani dei morbi peggiori.  «Camilleri [sindrome di]», ipertrofia gergale determinata da dialetto, può essere causa di illeggibilità o di straordinario successo editoriale; «Dostoevskijte», infezione al mesencefalo, può spingere all’epilessia, all’omicidio o a sfornare un capolavoro dopo l’altro; «Gadda [gnommero di ]», nodo alla lingua di origine nevrotica che impedisce di esprimersi chiaramente»; e ancora «Pavese [malessere di]», forma di malinconia estremamente contagiosa, diffusa specialmente nella zona delle Langhe, contraibile nei pomeriggi domenicali, persi nella bruma autunnale, dopo aver bevuto troppi bicchieri di Nebbiolo». In conclusione del breve prontuario, l’autore firma un bugiardino ad uso dei lettori, e degli scrittori, per sottolineare che un libro può essere dotto, ma anche ironico, adatto a tutti gli amanti dei libri non ancora colpiti da «Intellettualite: pericolosa infezione encefalopatica che spinge a leggere Bachtin mentre il resto d’Italia guarda Sanremo». Un elenco di malattie per malati incurabili. Inutile, quindi, ma proprio per questo essenziale e sublime.