Chiunque sia rimasto folgorato dalla passione travolgente per madama Storia, dall’amante dilettante al paludato professore accademico, ha sognato almeno una volta di poter (ri)vivere quei momenti fatali, quelle giornate esiziali che hanno segnato il corso dei secoli in maniera decisiva. La vita dell’Uomo, però, è fatta anche e soprattutto da avvenimenti quotidiani, ripetizioni banali, che informano il Tempo ai suoi abitanti senza che alcun libro di Liceo abbia poi premura di annotarli per i posteri. Tra queste larghe e comode pieghe della memoria, alla guisa di un ripostiglio, si confinano spesso i fatti più scomodi, i personaggi tenebrosi, le azioni più riprovevoli: quelle gesta, insomma, che vanno dimenticate in fretta perché fanno ribrezzo, suscitano terrore, provocano follia. Ogni popolo ha i suoi pozzi neri in cui ha confinato i ricordi, cestinato le emozioni negative, arginato l’orrore. Il Male, in tutte le sue infinite declinazioni, accompagna le Nazioni come uno scomodo ma irrinunciabile fardello, una distrazione diabolica sul sentiero della Storia. L’Italia, o meglio le tante Italie che fanno il Belpaese, possiede in questo ambito un patrimonio di episodi e figuri invidiabile. L’armadio degli orrori sta lì, tesoro osceno di ogni italiano:  venghino signori! Il tremebondo spettacolo aspetta soltanto un folle mattatore per iniziare!

L’attesa è stata breve. Il pazzo che ha volontariamente disceso le ripide scale del terrore e della morte corrisponde alla dinamitarda persona di Federico Mosso, autore del resoconto paranoide e allucinato Italica Noir (Rinnovamento – edizioni Cerabona) passeggiata temporale nell’obliato passato nazionale, quello più nascosto e sanguinante. Divisa in quattro capitoli (Follia, Terrore, Denaro, Cospirazione) l’opera affronta le vicende dimenticate del periodo post-1945, passando in rassegna praticamente ogni decennio della nostalgica e rimpianta Prima Repubblica fin quasi a sconfinare nei giorni del plumbeo e triste presente. Mosso si trova a meraviglia nel pantano horror, alternando nelle oltre 200 pagine del libro una serie notevole di luoghi, vicende, stili, personaggi: dall’Alto Adige nevoso squassato dalle bombe anti-italiane all’assolata Palermo di Riina e dei Corleonesi, dai duri episodi del Dopoguerra al mitico decennio da bere degli anni Ottanta, l’autore si sposta senza tregua inseguendo i peggiori criminali, le menti malate e i misteriosi casi del nostro Novecento affrescandoli con una penna superba, capace di coinvolgere il lettore in un vortice di fuoco e sangue assai efficace. Mosso è una mitragliatrice che sconvolge la pagina, la piega alle esigenze del racconto (oseremmo dire della scena), dimostrando innegabili doti di narratore. A ciò si aggiunga la poderosa preparazione storica dell’intera opera, basata su una meticolosa e fine fatica d’archivio, unita all’evidente piacere che lo scrittore prova sciorinando il suo periodare, capace di accompagnare il lettore lungo i sedici racconti senza mai stancare, galvanizzando l’esperienza di lettura con un accorto e ponderato uso della lingua e dello stile.

Italica Noir, dunque, s’offre come virtuale macchina del tempo, capace di portare “dentro” le vicende narrate, rievocandole in tutto il loro drammatico potenziale. In più- e questo è un punto fondamentale- porta all’attenzione di chi legge episodi dimenticati, dolori nascosti,  esperienze censurate, senza mai fare bolsa retorica e sentimentalismo bieco. Peculiarità rara, di questi tempi.