di Federico Franzin

Come ci insegna Gilbert Keith Chesterton la serietà non è una virtù. Questo è un importante insegnamento di vita che forma un adeguato metro di misura nel valutare gli eventi del mondo. Di fatto la pretesa continua di serietà è una sorta di psicosi che priva di uno sguardo completo nelle cose. E’ un po’ anche il metro storiografico di un piccolo fenomeno del web chiamato Non sequitur. Un blog di cui il nome è già di per sé un piccolo manifesto, trattandosi non sequitur di una figura letteraria umoristicamente slegata dal contesto e di conseguenza rappresentate un non sense. Si tratta di un blog che emerge dal mare della piattaforma Tumblr dedito alla ricerca storica di figure, immagini e vicende al limite del credibile. Tanto folli da sembrare finzioni totali. Il grosso della classificazione appartiene al diciassettesimo, diciottesimo e diciannovesimo secolo, fino al limite del primo novecento. Epoche di smisurata fiducia nelle capacità umane, tanto sfacciata da produrre genio e deliro in egual misura.

L’esperienza di Non sequitur prende vita e concretezza nello scripta manent più classico della carta stampata attraverso il volume Il Sancane edito da Ultra edizioni.
Simone Amicucci , la mente di Non sequitur , si lancia nella missione di salvare dall’oblio della sufficienza della storiografia ufficiale un oceano di soggetti e personaggi incredibilmente inverosimili ma storicamente reali. Improbabili protagonisti di vicende al limite della follia. Alcuni sconosciuti altri invece arcinoti. Molteplici Don Chisciotte e Baroni di Münchhausen nascosti anche tra le trame della storia ufficiale ma privati da essa degli aspetti migliori.  Manifesti umani del libero slancio umano e del disprezzo del pericolo e della ragionevolezza. Dai selfie dello Zar Nicola II alle bizzarrie scientifiche di Benjamin Franklin, la storia nasconde interessanti sorprese ma si deve avere il giusto occhio per coglierli e la giusta voce per raccontarli.
Da questo punto di vista l’operazione messa in piedi da Amicucci è davvero unica nel suo genere. La divisione in categorie rende filologicamente agevole il districarsi in caratteri e missioni diverse tra loro. Ci sono i nobili dalle bizzarre abitudini, misantropi estremi e di scarsa filantropia, inaudite convinzioni scientifiche perpetrate e sperimentate con sfacciata incoscienza, antesignani del moderno nichilismo punk, gesta militari che vivono a confine tra coraggio e dabbenaggine… Troppo strani per vivere, troppo rari per morire  – parafrasando il Paura e delirio a Las Vegas di Terry Gillian. Un bestiario sorprendente di microbiografie e rare immagini frutto di una chiara ricerca .

Il vero punto di forza del Sancane però non è solo la mera ricerca ma soprattutto lo spirito di fondo mosso dall’ironia pirandelliana del senso del contrario. Maggiore è la serietà con le quali vengono compilate le folli gesta degli improbabili protagonisti, tanto è esplosivo l’effetto comico delle stesse. A sorreggere l’impalcatura è un linguaggio da cinegiornale, da documentario d’istituto Luce nella solennità del linguaggio nel descrivere la totale mancanza di senno dei precursori di ogni jackass . Perché di questo si tratta. L’entusiasmo spericolato degli skaters che si fracassano a terra dopo una acrobazia sconsiderata è la matrice trasportata controluce nelle rappresentazioni che si incontrano nel Sancane. E più fa male più fa ridere direbbe probabilmente Amicucci. Forse non si può comprendere subito una frase del genere, ma dopo aver letto Il Sancane risulterà chiarissima. Insomma nell’eterno dubbio riguardante la famigerata lettura estiva non c’è niente di meglio di un excursus coraggioso ed esilarante come Il Sancane che rischia di diventare un piccolo classico imprescindibile.