Accade a volte che i grandissimi della letteratura, oltre alle opere pubblicate nel corso degli anni in cui si è sviluppata la loro carriera artistica, lascino alcune perle che restano nascoste per un po’ di tempo al grande pubblico. Si tratta nella maggior parte di casi di inediti, conservati in archivi o collezioni private, che per fortuna finiscono poi per essere donati ai lettori anche dopo diversi anni dalla scomparsa di chi li ha vergati, quasi a prolungare la scia di meraviglia – e dunque la vita stessa – che gli autori hanno sparso lungo i secoli con i loro scritti. Tra questi c’è senz’altro Il Poema di Fiume di Filippo Tommaso Marinetti, pubblicato da Eclettica Edizioni in occasione del centenario dell’impresa dannunziana nella Città di Vita.

Grazie a questa iniziativa editoriale, che si inserisce a pieno titolo nelle tante organizzate in tutta Italia per l’occasione, il fondatore del futurismo parla ancora agli italiani. Lo fa con il suo stile, in una composizione mista di prosa e poesia da leggere tutta d’un fiato, priva di punteggiatura e senza essere imbrigliata in regole linguistico-grammaticali.

Nel libro, oltre al testo originale del Poema – presente anche in riproduzioni anastatiche delle pagine battute a macchina, con a margine note autografe dell’autore – sono stati inseriti una cartina storico-geografica di Emanuele Mastrangelo, che ripercorre la marcia di D’Annunzio e dei suoi legionari, e due contributi utilissimi ad analizzare, approfondire e interpretare, artisticamente e sociologicamente, lo scritto di Marinetti.
Si tratta di Fiume: immaginario e avanguardia del sociologo Guerino Nuccio Bovalino e di La coerenza della poesia, di Emanuele Merlino. Nella prefazione, firmata insieme all’editore Alessandro Amorese, quest’ultimo ricorda tra l’altro che “l’idea (e l’onore) di pubblicare uno scritto inedito di Filippo Tommaso Marinetti nacque da un suggerimento di Francesca Barbi Marinetti”, cioè della nipote. Aggiunge poi che i dattiloscritti originali del Poema di Fiume sono conservati, con correzioni manoscritte autografe, presso la Beinecke Rare Book and Manuscript Library di New Haven (Connecticut, Stati Uniti), che ne ha concesso copia ai curatori dell’opera.

Si tratta di un’opera che, tratteggiando a parole (che sembrano immagini) la marcia di Ronchi, la “Santa Entrata” a Fiume, i granatieri, il viaggio per la Città di Vita, il Natale di sangue, raggiunge vette di lirismo incredibili, che sprigionano un’energia potentissima. Il Poema di Fiume ha tra l’altro il pregio non irrilevante di descrivere, come si legge nella prefazione,

L’incontro di due dei più grandi italiani, D’Annunzio e Marinetti, su quel palcoscenico incredibile che è stata la Fiume dell’Impresa. Un’impresa che a cento anni esatti, rimane ancora uno dei momenti più incredibili, poetici e alti della storia d’Italia.

Quell’Italia che secondo Marinetti è “l’unica donna da perennemente amare”. Con i discorsi, con l’arte, con la poesia. Ma anche e soprattutto, come ha più volte sottolineato Emanuele Merlino commentando l’opera marinettiana da lui curata, con i fatti.

Tra le numerose presentazioni che continuano a succedersi a ritmo “futuristicamente” incessante, ne citiamo in via non esaustiva due, alle quali abbiamo assistito. La prima è quella svoltasi nella Sala stampa della Camera dei Deputati, nell’evocativa e non casuale data del 12 settembre scorso: il centenario dell’ingresso di D’Annunzio a Fiume. Vi hanno preso parte, oltre a Federico Mollicone (FdI) e Alessandro Sansoni (direttore di Cultura Identità), Francesca Barbi Marinetti e i due curatori del volume, Bovalino e Merlino. I partecipanti, nei loro interventi, sono riusciti tutti a focalizzare, canalizzandole, le energie che sprizzano dalle parole dell’autore del Poema.

La seconda occasione, di qualche giorno successiva, è l’appuntamento inserito nel programma del primo giorno di Atreju, che nella suggestiva cornice dell’Isola Tiberina ha visto rivivere, anche attraverso l’interpretazione di Edoardo Sylos Labini, il vitalismo e lo spirito della Città di Vita mirabilmente espresso nelle pagine di Filippo Tommaso Marinetti. Di particolare impatto, in quest’ultima circostanza, la testimonianza di Emanuele Merlino, secondo cui quello del Poema è un testo “di straordinaria potenza e anche di un’attualità e di una forza incredibili”.

Un testo, ancora, in cui si parla della Città di Vita come di un atto d’amore fortissimo per l’Italia, per la quale Marinetti e D’Annunzio, durante la Grande Guerra, si sono con l’azione coerentemente dimostrati disposti a morire. Quell’amore per l’Italia che, oggi che sono passati cent’anni dall’impresa di Fiume, dobbiamo ancora quotidianamente impegnarci a difendere. Perché “se dimentichiamo la nostra grandezza – conclude Merlino – potremo solo riconoscerci nella mediocrità”.