1) Escolios I

Il Nietzsche della Colombia non delude mai. Se pensate che lo stile aforistico sia roba per filosofi effemminati, Nicolás Gómez Dávila vi farà ricredere. Secco, provocante, pungente, a tratti ironico, questo filosofo reazionario – un cacciatore di ombre sacre sulle colline eterne – cambierà il vostro modo di guardare il mondo. In barba ai filosofi sistematici, ai pensatori prolissi e verbosi, alla pedanteria accademica, Gómez Dávila predilige la semplicità, le poche parole: Tra poche parole è difficile nascondersi, come tra pochi alberi. Più antimoderno di ogni antimoderno, il colombiano dà il massimo quando se la prende con i “falsi miti di progresso” e la retorica democratica – costruita sopra una piramide di crani –, ma anche quando commenta con disincanto il declino della borghesia e l’ascesa della società dei consumi. Questo non è un libro da spiaggia, non è un libro da leggere sotto l’ombrellone, immersi nel carnaio estivo di creme, sudore, tatuaggi e lettini. Finireste per disprezzare tutti. È un libro da leggere sulle colline eterne, in compagnia di una bottiglia di Rum colombiano invecchiato almeno quattordici anni in botti di rovere bianco.

2) Maledetti 70

Un vero e proprio tuffo spazio-temporale nelle acque più torbide e in quelle più gaie di una decade infuocata. Gli autori riescono a raccontare, attraverso le storie di personaggi inverosimili e bizzarri, l’atmosfera dei ’70: anni di piombo, anni maledetti, ma non solo. Insieme ad un’Italia a mano armata, c’è anche l’Italia imbambolata dalle forme della Fenech, l’Italia di Gianni Riva, quella che si innamora del genere polizziotesco con Maurizio Merli, quella che ascolta gli Squallor, quella che dirotta un boeing con Ralph Minchiello. Una stagione incredibilmente affascinante, raccontata con un metodo storiografico del tutto inconsueto, un metodo che non segue gli eventi cronologicamente, ma che in un ordine apparentemente casuale, come in un collage di volti e aneddoti, riesce a ritrarre con più fedeltà il modo in cui una generazione ha pensato e vissuto. Libro da leggere ovunque, in qualsiasi situazione, preferibilmente bevendo un bicchiere di cedrata Tassoni. In alternativa un Cynar.

3) L’evoluzione dei popoli

La Francia vince il mondiale. Il cronista progressista parla di vittoria del multiculturalismo e dell’integrazione. E il buon Gustave Le Bon, una delle intelligenze più brillanti del secolo scorso, come avrebbe interpretato l’attuale situazione? Per fortuna ci ha lasciato questo saggio, frutto delle osservazioni fatte durante i suoi pellegrinaggi asiatici. Ebbene i popoli hanno un’anima, e ogni popolo possiede una costituzione mentale altrettanto fissa quanto i suoi caratteri anatomici. Biologico e psichico, terra e spirito, clima e morale, ambiente e cultura si legano indissolubilmente e danno vita ad un popolo, guidato più dai suoi morti che dai suoi vivi, da idee, tradizioni, opinioni, credenze, da un passato comune. Tuttavia, quando i popoli raffinano eccessivamente la loro intelligenza, sono destinata a decadere, perché solo i fanatici, d’intelligenza ristretta, ma di carattere energico e di forti passioni, possono fondare religioni, imperi e sollevare il mondo. Prima di Spengler e di Evola. Libro nostalgico, testimone di una borghesia in declino, impaurita dall’avvento della “ribellione delle masse”. Atmosfere esotiche. Si consiglia di accompagnare con un blended whiskey giapponese. Temperatura ambiente.

4) Il crepuscolo dei filosofi

Ossigeno. Ossigeno intellettuale allo stato puro. Se anche voi avete scalato la montagna di fango della fenomenologia dello spirito di Hegel, se avete sputato sangue sull’a-priori di quell’eunuco piccolo-borghese di Kant, se vi siete arrovellati sul fumoso concetto di volontà in Schopenhauer, se ancora fate finta di aver capito l’eterno ritorno di Nietzsche, se avete detestato le utopie parascientifiche di quel disadattato di Comte, incapace persino di attuare per bene un suicidio, allora leggete Papini. Leggete come un ventiquattrenne, stanco di una vita passata sui libri a studiare questi nonni venerabili della modernità, decide di prenderli a cazzotti uno per uno, e liberarsi così da tutte le loro odiose sofisticazioni intellettuali. Papini ci insegna che la vita è altrove. La vita non è un sistema, tanto meno se questo sistema sta in piedi e funziona. La vita non è una formuletta. La vita è sporca, è fatta di sangue e di passione. Il libro fu recensito da Benedetto Croce, che ovviamente lo stroncò. Chissenefrega. Libro corrosivo. Assenzio verde.

5) Una donna alla finestra

Chi non è mai stato in Grecia di questo libro amerà solo la storia. Il voluttuoso ménage à trois tra il comunista in fuga, la bella borghese annoiata, e suo marito, un giovane seduttore italiano. Ma tutti gli altri, tutti quelli che in Grecia ci hanno messo piede anche solo una volta, verranno traghettati da Drieu La Rochelle in un viaggio sinestetico tra gli odori e i colori della Grecia, tra i profumi di foglia d’ulivo essiccata al sole e il giallo ocra delle distese di grano bruciato, dove l’azzurro del mare prende improvvisamente il sapore del timo selvatico. Drieu riesce con la forza delle parole a restituire i colori e i sapori della macchia mediterranea. Ma tutto questo è solo sullo sfondo. Al centro c’è una storia d’amore, c’è la fuga rocambolesca di un uomo combattuto tra questo amore e la rivolta inutile contro un mondo debole e prossimo alla decadenza. Libro da leggere in spiaggia, possibilmente in una bella caletta appartata nelle isole Cicladi. La lettura, se non vi piace l’Ouzo, può essere accompagnata dalla classica birra Mythos. Dal 2008, però, la Mythos fa parte del gruppo Carlsberg. Quindi vada per l’Ouzo, con buona pace del fegato.