di Riccardo Rosati

Correvano i problematici anni ’70, quando fece la sua comparsa in libreria una collana di volumi di fantascienza che per la prima volta offriva al pubblico di appassionati un prodotto nuovo: traduzioni accurate – ben diverse da quelle approssimative della comunque benemerita Urania – introduzioni approfondite e un apparato critico corposo. La collana si chiamava Futuro e i curatori erano Gianfranco de Turris e Sebastiano Fusco. A quasi cinquant’anni di distanza, l’antologia qui presentata propone il meglio di quelle edizioni. Da tempo la fantascienza è diventata la principale fonte di ispirazione per la letteratura, il cinema e le serie TV. Se ne scrive tanto oggi, ma raramente con competenza. Il sodalizio de Turris e Fusco ha permesso che anche in Italia questo genere fosse apprezzato in modo colto. Questo testo è il giusto tributo a due autorità nel settore, i cui scritti hanno indirizzato generazioni di appassionati, spiegandogli come il fantastico non sia certo quel “luogo” nel quale si rifugiano dei giovani un po’ frustrati.

Il titolo dell’opera è un palese omaggio a Carlo Fruttero e Sergio Solmi, i quali curarono nel 1959 per Einaudi Le meraviglie del possibile: la celeberrima antologia composta di 29 racconti che fece conoscere al grande pubblico del nostro Paese la fantascienza. Malgrado de Turris e Fusco si siano da subito inseriti in questo nobile solco, sono stati nondimeno tempestati di polemiche, iniziate 44 anni fa ed ancora non del tutto esaurite, a causa del pensiero degli autori, poco gradito alla intellighenzia nostrana notoriamente liberticida.  I due critici ebbero il grande torto di introdurre un innovativo, per l’epoca, metodo di analisi “simbolico tradizionale”, così da: “[…] dare uno spessore all’Immaginario in modo tale da porlo in una condizione privilegiata, andando alla ricerca dei suoi ‘magnanimi lombi’”.  Il “mito”, però, era sinonimo di “fascismo”; la storia, le radici devono essere estirpate, tale è da sempre il credo del Pensiero Unico. Tutto probabilmente cominciò a degenerare con la loro introduzione dal titolo: La fantascienza e la crisi del mondo d’oggi (49-55, Futuro n° 5, 1974), dove i due citarono nomi come: Eliade, Evola, Guénon e Spengler, ponendo in essere un dubbio sulla infallibilità del progresso.

Argomenti scomodi, specie in quell’epoca di politica attiva e operante. De Turris e Fusco non hanno mai avuto una tessera di partito, né militato, diventando organici alla politica. Essi si sono “permessi” in varie occasioni di stigmatizzare quel “tramonto della coscienza occidentale” che la dottrina marxista non poteva non soltanto accettare, ma principalmente comprendere. Da questa ignoranza si generò una autentica ossessione per quella nobile parola tolkieniana, il “mito”, per l’appunto. Ecco, perciò, che la coppia di critici venne presa di mira da chi imponeva cosa credere e dire. Seguirono derisioni, insulti e, persino, delle minacce. Il tutto perché i due proponevano una lettura del fantastico avversa allo sradicamento identitario e con, talvolta, una sfiducia verso il progresso fine a se stesso. Tra i saggi che potremmo citare, ce ne è uno davvero indimenticabile: Note sul simbolismo della spada (29-47, Futuro n°22, 1976), che comparve come introduzione a quel capolavoro che è La spada spezzata (“The Broken Sword”, 1954) di Poul Anderson.  La “battaglia” per la divulgazione del fantastico di de Turris e Fusco ha permesso a tantissimi lettori di guardare alla modernità attraverso una sofisticata lente non convenzionale, senza abbandonarsi al mero nozionismo, né tantomeno a una specializzazione settoriale esclusiva verso il pubblico. Ferma è restata la loro volontà di far appassionare il maggior numero di persone possibile. Proprio nella Sci-Fi sono meglio riusciti in questo lodevole proposito, spiegando come essa sia capace di elaborare a livello narrativo popolare praticamente qualsiasi tematica; pensiamo, ad esempio, al sesso e, talvolta addirittura, porno che caratterizzano le opere di Philip José Farmer. Non per niente, da anni scriviamo che la fantascienza andrebbe considerata un “genere contenitore”.

Il grandissimo, quanto oggi colpevolmente obliato, regista Alessandro Blasetti – uno dei padri del Neorealismo – disse che: “La fantascienza è una grossa realtà”. Le meraviglie del impossibile sono questo, la scoperta che non si tratta di escapismo o immaturità. Viceversa, sfogliando gli scritti di de Turris e Fusco si va oltre il genere, utilizzandolo per vedere altro, leggendo tra le righe di quei romanzi che taluni giudicarono troppo frettolosamente di puro intrattenimento. Va da sé, che insinuare un sano dubbio intellettuale sullo stato delle cose, ad alcuni non abbia fatto piacere. Ma ripetiamo, costoro leggono, ma non comprendono. La semplice, ma totalmente esaustiva frase di Joseph Campbell: “La tecnologia non ci salverà”, non la riescono ad afferrare.