Negli ultimi anni il fantasy ha invaso l’immaginario comune. Con la trasposizione cinematografica de Il signore degli anelli di J. R. R. Tolkien, Peter Jackson ha segnato il punto iniziale di questo processo, mentre la serie televisiva Il trono di spade, targata HBO e ispirata alle Cronache del ghiaccio e del fuoco di G. R. R. Martin, ne ha costituito il seguito. Di fatto, oggi ci si ritrova in un mondo in cui questo genere, prima considerato di nicchia e un po’ da sfigati, è sulla bocca di tutti, attraverso mezzi di comunicazione differenti tra loro (dai libri ai videogiochi). Tuttavia, la dimensione esoterica del fantasy non è andata affatto perduta. Nel venire a contatto con un fenomeno globale e commercializzato, infatti, la maggior parte delle persone si ferma a quei pochi titoli mainstream, ignorando del tutto il sostrato profondo che si cela al di sotto di essi. Questo lo si capisce molto bene quando si constata che il boom di vendite di alcuni libri (dalle Cronache di Martin, al ciclo di Shannara di Terry Brooks) è avvenuto subito dopo la loro trasposizione televisiva: generalmente, dunque, si diventa lettori dopo essere stati spettatori. Conseguenzialmente, tutto ciò che non viene portato sul piccolo o sul grande schermo, difficilmente diventa un fenomeno di dominio pubblico, pur avendo, per il genere, un’importanza ben maggiore di altri titoli di massa. È questo il caso della saga di Elric di Melniboné, dello scrittore inglese Michael John Moorcock, scritta tra il 1972 e il 1977. L’opera originale conta sei libri, più alcuni racconti successivi e un’ultima trilogia scritta nei primi anni Duemila. Ogni libro si divide in più parti (solitamente tre, a volte quattro), suddivise a loro volta in brevi capitoli.

La saga (originale) di Elric di Melniboné, Editrice Nord, 1985. La copertina (realizzata da Michael Whelan) raffigura il re albino con la spada Tempestosa nella mano destra e il Corno del Fato nella sinistra

La saga (originale) di Elric di Melniboné, Editrice Nord, 1985. La copertina (realizzata da Michael Whelan) raffigura il re albino con la spada Tempestosa nella mano destra e il Corno del Fato nella sinistra

Visionando la copertina dell’edizione in questione, si legge: «La celebre saga di Elric il Negromante. Un classico di heroic fantasy». Heroic fantasy, detto anche sword and sorcery. Sarebbe lecito aspettarsi qualcosa alla Conan il barbaro di Robert E. Howard: eroe muscoloso, istintuale, avverso alla morale. Invece, Elric è l’esatto opposto di Conan. Egli è un albino, fisicamente debole, turbato da continui dilemmi morali. Moorcock dà così vita ad un personaggio unico nel suo genere, attorno al quale costruisce una narrazione, questa sì, tipicamente eroica, dai ritmi incalzanti. Si legge nel Prologo:

È una storia tragica, questa storia di Melniboné, l’Isola del Drago. Questa è una storia di emozioni mostruose e di ambizioni eccelse. Questa è una storia di stregonerie e di tradimenti e di ideali onorevoli, di sofferenze e di piaceri spaventosi, di amore amaro e di dolce odio. Questa è la storia di Elric di Melniboné. Gran parte di questa storia, lo stesso Elric l’avrebbe ricordata soltanto nei suoi incubi.

Elric è, infatti, l’ultimo (il 428°) sovrano del regno decadente di Melniboné (l’Impero fulgido), il quale, dopo aver regnato sul mondo per diecimila anni, si ritrova a fronteggiare l’avanzata dei cosiddetti Regni Giovani. La vicenda inizia a Imrryr la Bella, Città Sognante e capitale di Melniboné, dove Elric regna con la consapevolezza che la fine del suo popolo è vicina. Da cinque secoli, ormai, l’Isola del drago ha smesso di estendere la propria potenza nel mondo, finendo così per perderla. Il cugino del re, Yyrkoon, è convinto che l’unica possibilità di salvezza per la sua gente sia la ripresa dell’attività bellica e imperialista. Al contrario, Elric crede nella necessità di superare le proprie tradizioni e per questo, nel secondo romanzo, intraprende un viaggio nei Regni Giovani, nel tentativo di rigenerare la propria stirpe, lasciando il trono al cugino, col patto di riaverlo al suo ritorno.

La mappa del mondo creato da Michael Moorcock.

La mappa del mondo creato da Michael Moorcock.

 

In questa prima parte, il personaggio femminile centrale è Cymoril, sorella di Yyrkoon, cugina e amata del re. Proprio dai suoi pensieri, di ritorno da una cavalcata col suo sovrano, Moorcock dà vita ad una delle pagine più suggestive di tutta la saga:

E all’improvviso Cymoril comprese. Comprese, profondamente, che la loro cavalcata mattutina era stata l’ultimo momento di pace che loro due avrebbero mai più vissuto. Il temporale era un segno degli dèi, un presagio delle tempeste future. Guardò il suo innamorato. Elric rideva. Aveva la faccia rivolta in alto, cosicché la tiepida pioggia la irrorava e l’acqua scrosciava nella bocca dischiusa. La risata era quella spontanea e semplice di un bambino felice. Cymoril si sforzò di ridere a sua volta, ma dovette distogliere di nuovo il volto affinché lui non vedesse. Aveva cominciato a piangere.

Con la promessa di ritornare dalla sua amata dopo un anno, lasciato il potere al cugino (che già in precedenza aveva tentato di appropriarsene), l’albino si dirige verso i regni orientali, dove intraprende numerose avventure. Al suo ritorno, tradito nuovamente da Yyrkoon, non disposto a lasciare il trono al legittimo re, Elric è costretto a chiedere l’aiuto dei suoi nuovi alleati, dichiarando così guerra alla sua stessa razza. L’assedio a Imrryr sancisce la fine dell’Impero fulgido, l’esodo del suo popolo, nonché la morte di Yyrkoon e di Cymoril, per mezzo della diabolica spada, dotata di vita propria, impugnata da Elric: Tempestosa. A far crescere l’elemento tragico è il fatto che, nonostante l’apparente vittoria, la flotta dei Regni Giovani, dopo aver depredato l’isola, è messa in fuga dai draghi di Melniboné: l’albino, ormai re senza regno, decide di lasciare indietro i suoi compagni di battaglia, condannandoli, usando i suoi poteri magici per portare in salvo soltanto la propria nave. Questi eventi conferiscono ad Elric la dimensione di ciò che egli è in realtà:

  Bene, così sia: e gli uomini dovranno tremare e fuggire, quando udranno i nomi di Elric di Melniboné e della sua spada Tempestosa. Noi due siamo simili: prodotti da un’epoca che ci ha abbandonati. Diamo a quest’epoca una ragione per odiarci.

Così si conclude la prima delle tre grandi parti della saga. Le altre due si avvalgono di una struttura simile: un nemico (lo stregone Theleb K’aarna e il sovrano Jagreen Lem delle isole Pan Tang) e una donna (la regina Yishana, amata di Theleb, e Zarozinia, futura moglie dell’albino). Sebbene l’andamento possa sembrare banale, la trama viene arricchita da numerosi elementi. Innanzitutto, l’eterno scontro tra la Legge e il Caos. Si potrebbe pensare alla classica guerra tra Bene e Male, di matrice tolkieniana. Niente affatto. Moorcock è, infatti, un critico radicale di Tolkien, per la sua visione stereotipata della realtà. Questo lo dimostra il fatto che Elric non è per natura buono (così come non è cattivo), ma un servitore del Caos, perché il suo popolo onora quegli dèi. Più volte, nelle prime parti del romanzo, egli invoca l’aiuto del Dio caotico Arioch, così come si rivolge spesso agli elementali, servi dei Sovrani Grigi (imparziali nell’eterna lotta).

Una splendida tavola dell'adattamento a fumetti dell'opera

Una splendida tavola dell’adattamento a fumetti dell’opera

Tuttavia, col passare del tempo, il sovrano senza patria, si rende conto di essere uno strumento al servizio del fato: un discepolo del Caos creato per combattere il Caos stesso, con l’ausilio di Tempestosa, che gode dello stesso destino. Il Caos che combatte il Caos: è il rovesciamento del classico disegno che vede il Bene contrapposto al Male. Conseguenzialmente, la vera armonia non la si ha con il dominio della Legge sul Caos, ma con l’equilibrio tra le due potenze. Elric si ritrova a combattere gli dèi caotici e quindi se stesso, unicamente perché essi hanno voluto alterare le leggi dell’universo. Il risultato sarà la distruzione del suo mondo (con la temporanea vittoria della Legge) e la nascita di una nuova epoca per la Terra, preannunciata dal suo giuramento:

Questa lama è stata forgiata dal caos per sconfiggere il caos, e questo è anche il mio destino. Anche se il mondo si trasmuterà in gas ribollente, ormai vivrò. Giuro per l’equilibrio del cosmo che la legge trionferà e che sulla Terra verrà la nuova epoca.

Questi elementi aprono spazio ad altre riflessioni. In un mondo dominato dal fato, che sfugge anche agli dèi, quale può essere il ruolo dell’individuo? Ha senso parlare di qualità e riflessioni morali da parte di Elric? Quanto i singoli possono intervenire sul destino? La risposta a queste domande è destinata a rimanere incompiuta. Se adottassimo un’idea radicale della predestinazione, sarebbe certamente negativa: se tutto venisse stabilito da forze superiori, la libertà dei singoli sarebbe totalmente illusoria. È questa visione che viene sostenuta dal Dio dei morti Darnizhaan, in un passo che sembra rievocare il Macbeth shakespeareiano:

   Tutti noi, dèi e uomini, non siamo altro che ombre e recitiamo come marionette prima che incominci il vero dramma.

Riferendosi, invece, ad un’idea più debole, potremmo riconoscere ad Elric e ai suoi compagni, uno spazio di azione considerevole in un disegno solamente tratteggiato. Di certo, nelle sue vicende (che comprendono uccisioni di amici e amanti), l’albino è tormentato da questa questione. Sul finire del ciclo originale, il nihrain Sepiriz gli consiglia: Un significato, Elric? Non cercarlo, perché ciò può portare alla pazzia.

Michael Moorcock

Michael Moorcock

Un’ulteriore caratteristica di Moorcock è la nozione di Multiuniverso. Quello abitato da Elric, infatti, è soltanto uno dei livelli del mondo. In più occasioni, egli si sposta, viaggiando nel tempo e nello spazio, incontrando i suoi corrispettivi, i Campioni Eterni, delle altre dimensioni. Uno di loro, Corum, gli rivela che il loro destino comune è quello di combattere senza avere mai la certezza che valga la pena di sopportare tali sofferenze. Seguendo le parole di Corum, un’altra manifestazione di questa figura mitica, Erekosë, si rivolge così ad Elric:

Noi tre siamo una cosa sola, condannati a lottare sempre senza mai comprendere perché.

Sono temi importanti e sostanziali quelli compresi nelle pagine di questa saga. Ancora una volta, la letteratura fantasy, lungi dall’essere qualcosa di leggero e per menti alienate, veicola messaggi significativi, di interesse filosofico e letterario. Sarebbe interessante delineare gli altri personaggi: dal Signore dei Draghi Dyvim Tar a suo figlio Dyvim Slorm, dall’arciere rosso Rackhir al fidato Maldiluna. Importante, risulterebbe illustrare i diversi luoghi che costituiscono il mondo in cui Elric si muove: dall’ancestrale R’Lin K’Ren A’A alla bestiale Org, dalla malefica Pan Tang all’eterna Tanelorn. Così come presentare i numerosi oggetti, spesso magici, che intervengono nella narrazione: da Luttuosa, la spada gemella di Tempestosa, al Corno del Fato che determina la fine del mondo e l’inizio della nuova era. Ma questo non lo si può fare in un articolo. La saga di Elric meriterebbe approfondimenti che finora le sono stati preclusi. Da tempo, si vocifera di un possibile adattamento cinematografico o televisivo dell’opera. Perciò, chi ancora non l’avesse fatto, si affretti a recuperare questa perla del fantasy, prima che diventi un fenomeno globale e perda parte del suo fascino.

Grandi sommovimenti, sulla Terra e oltre la Terra; grandi destini venivano forgiati, grandi imprese venivano decise; e, prodigiosamente, era forse possibile che nonostante i signori dei mondi superni, nonostante la mano cosmica, nonostante le miriadi di esseri soprannaturali che sciamavano nell’universo, fosse l’uomo a decidere?  O  addirittura…un uomo? Un uomo, una spada, un destino?