“Siamo in Giappone, e te lo devi ricordare sempre. E qui, in Giappone appena compare un millimetro di genitale, scatta il mosaico. Questa è la legge. Lo sai cos’è il mosaico, Alex? Sono quei quadratini che confondono l’immagine.”

Mario Vattani, classe 1966. Un uomo nato sotto il segno del Cavallo di fuoco. Una personalità dinamica, la sua: eclettica, vigorosa ma soprattutto imprevedibile. Ed è proprio questo l’aggettivo che meglio descrive la carriera dell’ex console italiano ad Osaka. Proprio perché Vattani sembra eludere sistematicamente tutti quegli schemi preimposti, tutte quelle sovrastrutture obbligate. Insomma, è proprio lì dove non ti aspetti di trovarlo: tra le note ribelli del gruppo rock SottoFasciaSemplice, nei rotocalchi di qualche giornale online, ed ora anche tra gli scaffali delle librerie, con la sua prima fatica letteraria: Doromizu, Acqua Torbida.

Un romanzo che ci consegna l’immagine di un Giappone a tinte oscure, urbano e sub-urbano allo stesso tempo. Un luogo in cui convivono armoniosamente un numero indecifrabile di contraddizioni, dove la pornografia sfuma nel vedo-non-vedo dell’erotismo giapponese. Ma soprattutto un mondo in cui la cruda realtà si mescola a quei modi raffinatamente teatrali, tipici della cultura nipponica. Come affermava Nietzsche: “se a lungo scruterai in un abisso, anche l’abisso scruterà dentro di te”. Ebbene Vattani riesce lentamente a portarti a fondo, nell’abisso di una Tokyo post-moderna: un labirinto sconfinato di vetro ed acciaio. Una missione alla quale cercherà di accostarsi il giovane Alex Merisi, alter ego letterario dell’autore. Un ragazzo italiano – ma non troppo – che attraverso le lenti della telecamera guarderà nelle acque torbide della società giapponese. Le stesse acque nelle quali cercherà di specchiarsi, nella speranza di ritrovare sé stesso. Eppure da quello specchio fangoso trasparirà un’immagine sfigurata, dai contorni indefiniti. Insomma, quella stessa identità diventerà molteplice, come molteplici sono le sfaccettature di una realtà pixellata, nascosta tra i “mosaici” della pornografia del Sol Levante.

“Sarebbe questo il vostro Giappone?”, una frase che ritorna spesso nell’arco della narrazione. Ma  qual’è il Giappone che viene presentato in Doromizu? Quello di una Tokyo che non dorme mai: una realtà che arretra nel buio della notte, e che esplode nelle urla dei pub, infrangendosi nel chiassoso silenzio di una morte in un centro massaggi. Una morte da cui scaturirà una narrazione veloce, ricca di colpi di scena in grado di portare il lettore a confondersi nel protagonista, finanche saggiandone il dolore del tatuaggio tradizionale. Quello stesso tatuaggio che pagina dopo pagina andrà completandosi, in un crescendo solidale al giovane Merisi. Eppure il fascino del romanzo sta proprio in una narrazione dei doppi, ricca di contraddizioni che descrivono una realtà che si snoda tra violenza e dolcezza, lentezza e velocità. Le stesse antinomie che si incarnano nelle molteplici donne, tutte diversamente simili, eppure così perfettamente incastrate all’interno di un mondo torbido. In un Giappone che si pone come avanguardia della sessualità, in cui il porno arretra di fronte alla censura di Stato, tradendo – forse, almeno così ci piace pensarlo – una nostalgia per quell’erotismo ormai tramontato e trasfigurato nella morbosità della pornografia.

Il romanzo verrà presentato a Roma martedì 5 aprile alle ore 18.30 con Pietrangelo Buttafuoco e Pio D’Emilia (tutte le info qui)

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