Parlare di fascismo è un percorso a ostacoli. Tra la possibilità di risultare nostalgico o peggio apologetico, ai toni accusatori, scontati e incredibilmente ripetitivi, è meglio tacere, tenendo argomentazioni e convincimenti per sé, condividendoli al massimo con uno stretto giro di ascoltatori, disinteressati e senza preconcetti ideologici di sorta. Scriverne poi è quanto di peggio. La strale di una certa intellighenzia colpisce senza sosta chi ha osato brandire una penna, non certo per glorificare, ma per fare un po’ di chiarezza su un periodo che, nonostante i settant’anni passati, risuona come un tabù nella gran parte degli ambienti intellettuali.
In questa ardua impresa, si è di recente cimentato Tommaso Cerno, direttore del Messaggero Veneto, con un saggio edito da Rizzoli intitolato A Noi. Cosa ci resta del fascismo nell’epoca di Berlusconi, Grillo e Renzi.

In un viaggio che dalla fine del diciannovesimo secolo arriva sino ai giorni nostri, Cerno, alternando alla vita di Mussolini e alle sorti del regime, vicende e narrazioni della storia repubblicana. Traccia un filo conduttore tra l’Italia post fascista e quella del ventennio, evidenziando, da diverse angolazioni, quanto sia rimasto del regime nell’Italia e negli italiani di oggi.
Il saggio di Cerno però non è la solita rivisitazione sedicente di un periodo controverso della storia d’Italia. Con una prosa scorrevole, il giornalista di Udine disegna un profilo del duce, concentrandosi su aspetti meno conosciuti ai più. La sua inimicizia con Toscanini, grandissimo direttore d’orchestra dell’epoca, strenuamente antifascista. Odiato e amato, allontanato e corteggiato dal Mussolini aspirante musicista, dilettante dal buon orecchio ma dal fare svogliato.

E poi, la fame di donne e di rapporti sessuali del duce: dalle tante frequentatrici di palazzo Venezia  alle storiche amanti come la Petacci o la Sarfatti, vere e proprie consigliere politiche di Mussolini, oltre che appassionate confidenti. Topos, quello sessuale, che non può non far pensare ad un altro leader politico italiano: l’ex Presidente Silvio Berlusconi, a sua volta protagonista di un ventennio, destinato anch’esso, con i suoi difetti e i suoi eccessi, a divenire assoluto tabù intellettuale.
Non si esauriscono certo all’Imprenditore di Arcore i richiami e le somiglianze con Il duce. Innegabili quelle con Craxi, messe ben in evidenza già dalla satira del tempo, con Matteo Renzi, come il Mussolini dominatore assoluto del suo partito, e con le linee del movimento 5 stelle, più e più volte tacciato di fascismo dalla stampa di diversi colori.
Ma i paragoni e le analisi di Cerno vanno oltre i parallelismi con i leader dell’era repubblicana. Nel corso della lettura, infatti, a manifestarsi è un certo atteggiamento proprio degli italiani, che prende forma dai vizi del capo e dal suo modo di agire. Una faciloneria nazionale che ha la sua più alta rappresentazione in due antitetici momenti del regime fascista: la sua nascita e la sua caduta. Entrambe accettate in brevissimo tempo e non senza un certo zelo, la nomina di Mussolini a capo del governo dopo la “marcetta” su Roma e la caduta del regime all’indomani del 25 luglio 1945, dimostrano meglio di ogni altro evento quanto “mutevole” fosse – e sia tuttora- lo spirito e il convincimento politico degli italiani.

L’amore per l’uomo forte, vero vizio del popolo dello stivale, sempre pronto a consegnarsi nei momenti di transizione più delicati nelle mani del capoclasse spaccone di turno: Mussolini, Craxi,  Berlusconi e Renzi.
E poi il conformismo, marchio di fabbrica degli italiani in camicia nera, amanti del saluto con il braccio alzato, pronti ad imparare a memoria le litanie in versi del regime per ungerlo e lodarlo come vera religione. Per poi immergersi, senza rischi e fastidi, nella dittatura anomala della DC. unico partito,o quasi, al governo, per tutta la durata della cosiddetta “Prima Repubblica”.
“A NOI” dunque, più che di Fascismo, parla degli Italiani, mettendo a nudo i nostri tratti latenti e manifesti, caratteri di  un popolo assai lunatico, e con una travagliato rapporto con se stesso. Un saggio da leggere, per ritrovarsi negli snodi di una storia che nonostante il tempo continua ancora a scottare.