di Attilio Di Sabato

La Lega Nord schizza in tutti i sondaggi, il sorpasso di Forza Italia è alle porte e questo Salvini lo sa. Storicamente la Lega del Senatur ha sempre avuto degli alti e bassi, senza però perdere il suo zoccolo duro: gli elettori al di là del Po, principalmente imprenditori e dipendenti aziendali. Uno tra i tanti problemi del nuovo Segretario federale è proprio questo: una crisi ideologica che allontana la base leghista. Il sogno della secessione, riposto nel cassetto da Salvini, alimentava gli attivisti di lunga data. Costretto ad una ambiguità evidente, Matteo si tira fuori dal dilemma puntualizzando che la Padania libera non serve a nulla se l’Euro e l’Austerity distrugge le sue fondamenta. Il ragionamento politico di Salvini è una scommessa: raccogliere voti oltre il Po, ma per fare ciò deve far mutare pelle alla sua creatura politica rinnegando le vecchie idee del Senatur. Una mossa mal vista da Umberto Bossi che tuona contro Salvini proponendogli di fare un suo partito. Per ora l’intuizione di Salvini tiene, ma a lungo andare gli elettori della “prima” Lega migreranno altrove, come nel caso del movimento indipendentista veneto.

Il risultato della scommessa si saprà alle prossime elezioni nazionali, probabilmente nel 2016 dopo il completamento delle riforme istituzionali. Il progetto politico per il Sud “Noi con Salvini” può contare, mano ai sondaggi, su un 5-6% su scala nazionale. L’attenzione da parte di Salvini è alta, infatti non può permettersi di far entrare chiunque perché rischia di far implodere in partenza il suo disegno politico. Purtroppo per lui le personalità forti al Sud sono scarse (sarebbe necessario aprire un lungo dibattito su questo), ecco che figure come Angelo Attaguile, democristiano, grande amico di Raffaele Lombardo e andreottiano da tempo immemore, guida la costola leghista in Sicilia. Non è l’unico della “vecchia guardia” a militare tra le fila leghiste. Più che un nuovo soggetto politico si può dire che “Noi con Salvini” abbia preso le sembianze di un rimpasto di vecchi militanti di AN e simpatizzanti di Forza Nuova e Casapound. Se però al Nord il problema è ideologico, al Sud è economico. La politica è fatta di priorità e se Salvini vuole allargare il suo elettorato dovrà dar conto agli elettori meridionali. La “Questione meridionale” non è mica risolta, dunque, per assicurarsi saldamente l’elettorato meridionale Salvini deve cambiare le priorità, insistendo sugli evidenti e storici problemi meridionali. Le conseguenze sono due: gli imprenditori padani mal digeriranno la novità, pressando sul Carroccio e di conseguenza Salvini si limiterà a dare promesse al Meridione, questo su lungo periodo farà decrescere gli elettori meridionali. Si evidenzia una netta impossibilità della lega di salvaguardare gli interessi meridionali.

Il cavallo di battaglia di Salvini però è l’uscita dall’euro. L’effetto Tsipras è già terminato, il neo premier in un suo comunicato afferma: “L’obbligo di rispettare il chiaro mandato del popolo greco mettendo fine alle politiche di austerità e tornando ad un’agenda di crescita, non implica in alcun modo che non rispetteremo interamente i nostri obblighi verso i crediti della Bce e del Fmi”. Alexi Tsipras non aveva in mente l’uscita dall’euro, ma una rinegoziazione del debito; la battaglia greca dunque è durata poco. Salvini sa bene che il sogno dell’uscita dall’euro-zona, se non impossibile, non può essere portato a termine nel breve periodo. Inoltre se vorrà essere il candidato del centro-destra dovrà abbandonare ulteriormente le sue idee politiche per garantire una certa sicurezza al popolo dei moderati. Se vuole vincere l’elezioni la strada non è che questa, da solo con Fratelli d’Italia non ce la farebbe mai a battere il PD di Renzi. Peccherebbe quindi di una così grave incoerenza che lo porterebbe al crollo mediatico. L’altra onda che cavalca il goleador lombardo è quella che portò Berlusconi alla Presidenza del Consiglio: un progetto liberale per l’Italia che passa, secondo Salvini, da una flat tax al 15%. La flat tax però andrebbe ad esclusivo vantaggio di quella parte di popolazione che eccede le aliquote massime di reddito, il 90% della popolazione pagherebbe le stesse tasse che pagherebbe con un sistema progressivo mentre la popolazione con un reddito medio-basso (gran parte degli elettori di Salvini) pagherebbe di più di quanto non ne pagherebbe con un sistema progressivo. Realizzando quindi questo sistema tributario remerebbe contro la gran parte del suo elettorato. (Per intenderci la redistribuzione del reddito è legata all’efficienza della spesa pubblica e non al sistema tributario). Salvini, quindi la Lega, ha di fronte a sé una serie di peccati originali che in teoria (se attualizzati) farebbero implodere il progetto politico leghista.