di Lorenzo Stella

La settimana di Matteo Renzi non è ancora iniziata ed è già una di quelle settimane di fuoco. Non bastano tutte le batoste prese ai ballottaggi delle elezioni amministre a scaldare l’agenda del Premier, ci si aggiungono anche gli incontri europei con Cameron e Hollande il 17 e il 21 giugno. Punti in comune dei vari impegni? Sicuramente si parlerà di immigrazione. Non è certo stato il tema dell’emergenza migranti l’ago della bilancia che ha steso il PD alle amministrative, solo Mantova e Lecco vanno al centro sinistra, ma può aver influito anche quello dopo una settimana in cui, quotidianamente, uscivano notizie di accoltellamenti, stupri e assassinii causati da immigrati in molti casi clandestini. Il caso politico della settimana, quello per cui il premier rischia di giocarsi la faccia, è andato in scena a Ventimiglia. La piccola cittadina ligure al confine con la Francia si è trasformata, nelle ultime settimane, in uno dei tanti centri d’accoglienza d’emergenza che fioriscono in ogni parte d’Italia visto che moltissimi migranti cercano di raggiungere la vicina repubblica transalpina. Il problema, anche se forse sarebbe più corretto chiamarlo “incidente diplomatico”, è sorto giovedì, quando la Francia ha iniziato ad impedire a qualunque migrante di oltrepassare il confine e, come dimostrano alcuni biglietti dei tanti accampati a Ventimiglia, ne avrebbe addirittura riportati in Italia. Gli ingredienti per scatenare un putiferio ci sarebbero stati: l’Europa da anni chiede all’Italia sforzi sovrumani al fine di sviluppare le politiche sociali prendendo proprio la Francia come esempio di integrazione.

I cugini d’oltralpe si difendono sostenendo di non aver sospeso Schengen, ma di aver semplicemente reintrodotto forme di controllo alle frontiere. Un modo come un altro per dire che se gli italiani non sono in grado di tenere sotto controllo gli immigrati non devono essere i francesi a subirne le conseguenze. Un pensiero che sembra essere comune: anche in Gran Bretagna Cameron ha fatto la voce grossa sul fatto di ospitare gli immigrati e la Germania ha annunciato che riaprirà le frontiere dopo averle temporaneamente chiuse. Il segnale che giunge dall’Europa, anche se non esplicitato, è chiaro come il sole: rispettiamo i diritti dell’uomo, tanto di quello se ne dovrà occupare l’Italia, ma facciamo in modo che questa emergenza rimanga un problema italiano, noi abbiamo già i nostri. Certo non ci si aspetta che la situazione migliori con uno schioccar di dita, ma Renzi ha annunciato che se l’Europa non sarà solidale si troverà di fronte un’Italia diversa d’ora in avanti e che ha già pronto un Piano B per l’emergenza immigrati. Il Matteo del PD ha già in mente delle manovre per affrontare l’emergenza in solitaria dunque?

Vediamo, al di là della fantascienza, quali possono essere queste manovre. La prima, la più plausibile, è l’aumento dei fondi a disposizione delle regioni e dei comuni per affrontare le emergenze, ma questa soluzione presterebbe il fianco a Salvini non tanto in campo nazionale quanto dal punto di vista locale: molte giunte e amministrazioni regionali di centro sinistra non potrebbero reggere ancora per molto questa invasione e i cittadini potrebbero cambiare idea in cabina elettorale, come già è successo in alcuni casi. La seconda, meno verosimile, ipotesi è quella che vede Renzi stracciare Triton e imporre l’ordine di non andare più a recuperare i barconi fin sulle coste libiche. Quest’ultima ipotesi vedrebbe Renzi scaricato dall’ala sinistra del PD una volta per tutte probabilmente col rischio che possa perdere i numeri in Parlamento. Possibile che il Presidente del Consiglio tiri fuori dal cilindro la geniale soluzione capace di salvare capra e cavoli? Alla fine dei conti il segretario del PD spera vivamente che durante il vertice europeo in programma il 25 e 26 giugno le altre nazioni possano sobbarcarsi una parte degli immigrati che giungono sulle coste italiane: in questo modo potrebbe millantare di aver fatto la voce grossa una volta per tutte in Europa, non come le ultime volte, e potrebbe riacquistare i consensi perduti. Alla fine dei conti ciò che è accaduto a Ventimiglia pone Renzi di fronte ad un bivio: battere per la prima volta i pugni in ambito europeo nonostante venga ben visto dalla troika ( proprio per il suo non saper battere i pugni ), oppure tentare lo strappo e condurre il suo partito a perdere il consenso elettorale ( nella migliore delle ipotesi solo a livello locale ) o i numeri per governare l’Italia.