L’ultima seduta della commissione finanza del Senato del 9 Febbraio scorso si è riunita per dare seguito all’indagine conoscitiva sulle condizioni del sistema bancario e finanziario italiano e la tutela del risparmio, anche con riferimento alla vigilanza, la risoluzione delle crisi e la garanzia dei depositi europee. Chiaramente si tratta della votazione in merito all’istituzione di una commissione di vigilanza sulle banche, che inizialmente stava per esser rimandata ancora una volta. Dopo il caso Mps e lo scandalo del decreto salva risparmio che prevedeva la possibilità per l’Italia di indebitarsi fino a 20 miliardi per salvare l’istituto di credito, era diventato centrale il tema dell’istituzione di una commissione di vigilanza per le banche e soprattutto dei suoi dirigenti, rei di commettere crimini bancari e di passarla liscia facendone pagare il pegno ai risparmiatori italiani. Lo stesso ministro Padoan a mezza bocca e con molto ritardo, ha dichiarato che: “la giustizia faccia rapidamente il proprio corso e tutti coloro che hanno provocato danni alla collettività, alle comunità locali, ai risparmiatori e agli investitori vengano sanzionati”. Segno che non si può più far finta di nulla e che gli italiani hanno bisogno di risposte. Le riposte che il parlamento sta dando ai suoi cittadini arrivano con tutta calma e già prima di cominciare sembrano essere dei provvedimenti farsa, ma vediamo perché.

Con il via libera alla Commissione d'inchiesta sulle banche la Camera- affermavano le mozioni- dovrà adottare ogni iniziativa utile «all'individuazione di eventuali responsabilità degli amministratori, al corretto ed efficace esercizio delle funzioni di vigilanza e controllo nonché all'analisi delle insolvenze che hanno contribuito a determinare tali crisi».

Con il via libera alla Commissione d’inchiesta sulle banche la Camera- affermavano le mozioni approvate a Gennaio 2017- dovrà adottare ogni iniziativa utile «all’individuazione di eventuali responsabilità degli amministratori, al corretto ed efficace esercizio delle funzioni di vigilanza e controllo nonché all’analisi delle insolvenze che hanno contribuito a determinare tali crisi».

Dopo vari rinvii è stata votata in commissione finanze la relazione che prevede l’istituzione di una commissione d’inchiesta sulle banche, però c’è un intoppo che sembra essere uno stratagemma per far sì che questa commissione non veda mai la luce. Ovvero abbandonare l’idea di una commissione di vigilanza al senato per instaurarne una che coinvolga deputati e senatori: una commissione bicamerale. Le commissioni bicamerali hanno un iter di approvazione molto più complesso di quanto non sia già quello dell’istituzione di commissioni monocamerali. A confermarlo il fatto che le uniche commissioni di vigilanza bicamerali d’inchiesta esistenti sono quella sulle mafie; quella sul rapimento di Aldo Moro e infine quella sui crimini legati al riciclo dei rifiuti. Tematiche fortissime e certamente condivise, mentre per quanto riguarda la questione della vigilanza bancaria già è chiaro che non si tratta di un argomento che tutti i partiti tratterebbero allo stesso modo, chi per interessi e chi per ideologie. La difficoltà per il Pd, di ala renziana quantomeno, risiede nel dimostrare pubblicamente di volere chiarezza sul dissesto bancario che sarà risanato con i quattrini dei contribuenti e allo stesso tempo non rinunciare alle posizioni di forza acquisite in questi decenni.

La strategia che stanno adottando i piddini, almeno per ora, è quella di perdere tempo, sperando nelle eventuali elezioni di Giugno.

La strategia che stanno adottando i piddini, almeno per ora, è quella di perdere tempo, sperando nelle eventuali elezioni di Giugno.

Non ci stanno le opposizioni, su tutte il Movimento 5 Stelle che giovedì 9 Febbraio ha impedito che il voto slittasse ancora una volta. I dem, timidamente si sono uniti alla protesta, senza troppi clamori però, per evitare che si facesse troppo baccano. Lucrezia Ricchiuti, senatrice Pd, già vicina ai «civatiani», ha spiegato come fosse necessario votare: «Votiamo o qui esce un bordello, raccontano tutto ai giornalisti e ci sputtanano». Fin troppo esplicita nello spiegare che non c’è via di uscita: la commissione d’inchiesta sulle banche, va fatta. Il 5 stelle rimane tuttavia in prima linea, ed ha sempre ribadito, fin dall’inizio come fosse necessario vigilare sull’operato dei dirigenti bancari e su come fosse imprescindibile la pubblicazione delle liste dei grossi debitori. I grillini però, come il Pd d’altro canto, sembrerebbero giocare su due fronti: infatti poche settimane fa a inizio Gennaio, alcune testate hanno riportato un incontro che sarebbe avvenuto tra Davide Casaleggio e l’amministratore delegato di Widiba, banca online al 100% di Montepaschi di Siena. L’incontro, che poi è stato confermato dallo stesso Grillo, ha fatto insospettire i più, che hanno insinuato come anche il Movimento 5 Stelle stia operando al fine di “farsi una banca” come altri partiti prima di loro.

Beppe Grillo con Davide Casaleggio, figlio di Gianroberto.

Beppe Grillo con Davide Casaleggio, figlio di Gianroberto.

I rapporti tra Widiba e Movimento 5 Stelle sono iniziati anni fa quando sul blog di Grillo compariva il banner della pubblicità della banca targata Mps. Ovviamente si tratta di illazioni tuttora non confermate, ma i dubbi restano tali. Come restano quelli legati alle dichiarazioni di Renato Brunetta, portavoce di Forza Italia, sempre più in linea con le posizioni del Pd, che dichiara: “Adesso arriva ok a Commissione d’inchiesta su banche. Bene, diciamo noi: che sia bicamerale e con presidenza a opposizione”.

La situazione si fa sempre più complicata, Mps nonostante gli aiuti non sembra aver risolto i suoi guai e questa reticenza bipartisan nell’instaurare un vero organo di controllo sembrerebbe l’avvisaglia di un qualcosa di ancora più grosso. Pierluigi Piccini, 64enne ex sindaco di Siena che in passato ha ricoperto l’incarico di manager della banca a Parigi, ha rriferito a Bloomberg che secondo lui

“il peggio deve ancora venire. È molto probabile che Mps avrà bisogno di altri soldi per risolvere i suoi problemi”.

Ad aggravare il tutto, la notizia di un emendamento all’articolo 507 del regolamento sui requisiti patrimoniali (crr) che prevede la delega all’autorità bancaria europea, di cambiare approccio sull’esposizione bancaria verso gli Stati e il loro debito sovrano con la conseguenza che i titoli di Stato che detengono le banche non saranno più considerasti a rischio zero se hanno rating al di sotto della A. Nel caso dell’Italia questo si tradurrebbe in una nuova fuga verso i titoli del nord Europa con perdite catastrofiche in grado di mettere in ginocchio anche le banche più stabili. Questo sarebbe l’ultimo step utile per rendere possibile il commissariamento del nostro paese, così come è già successo per la Grecia. Ci si chiede cosa facciano i nostri parlamentari europei a Bruxelles invece di tutelare gli interessi degli italiani.