La tempesta non si allontana dal Vaticano. Dopo la lettera firmata da 13 cardinali sulla poca trasparenza del Sinodo sulla Famiglia e le dichiarazioni di Monsignor Charamsa, che nelle ultime settimane avevano scosso notevolmente la Santa Sede, ora si aggiunge altra carne al fuoco. Residenze cardinalizie di lusso, bilanci fuori controllo, i soldi dell’Obolo di San Pietro destinati al mantenimento della Curia romana anziché ai poveri; lo scandalo reso pubblico in due libri usciti in questi giorni a firma dei giornalisti Nuzzi e Fittipaldi è estremamente composito e coinvolge molti ambienti del Vaticano.

Una nuova Vatileaks, come quella esplosa nel 2012 dalle carte trafugate dal maggiordomo di Benedetto XVI. La polemica ovviamente è subito dilagata rovente tra l’opinione pubblica, diffusa da giornali e social network. Grande è stata l’indignazione per i prelati come monsignor Bertone che, si è scoperto, vivono in attici da 700 metri quadri con vista San Pietro, o per i fondi del Bambin Gesù utilizzati per ristrutturare la casa sempre di monsignor Bertone, o ancora per quei soldi dell’Obolo di San Pietro, di cui solo il 20% finiva in opere caritatevoli, e il resto a ingrassare la Curia romana. Per non parlare poi dei giri di soldi dietro alle cause di beatificazione e degli immobili di proprietà del Vaticano affittati a cifre irrisorie, come 20,67 euro l’anno (sì, l’anno).

Tanta indignazione e tante moine, ma in fondo stiamo parlando di un segreto di Pulcinella, o della scoperta dell’acqua calda che dir si voglia. È forse una novità che la Chiesa navighi da millenni in un lusso e in uno sfarzo a dir poco stridenti con il messaggio di cui essa è portatrice? È forse una novità che in Vaticano la mole enorme di soldi che gira venga spesa di frequente in modi moralmente discutibili? Ci sorprende che la Curia romana descritta dai documenti di questi giorni risulti come una pachidermica macchina burocratica piena di sprechi, falle e abusi, proprio come la nostra pubblica amministrazione? Beh, a dire il vero niente di tutto ciò risulta essere una novità. Che la Chiesa predichi bene (e nemmeno sempre) e poi troppo spesso razzoli malissimo è risaputo da secoli, per non dire millenni. Già intorno all’anno Mille la decadenza morale del clero era al centro delle critiche mosse a Roma dal movimento cluniacense, che si scagliò contro la decadenza morale di una Chiesa preda  del concubinato e della simonia, e ormai ben inserita nel giro di interessi economici della società feudale. Se poi ci avviciniamo un po’ai nostri tempi, è nota la storia della vendita delle indulgenze, con gli incassi della quale nel Cinquecento papa Leone X finì di costruirsi la Basilica di San Pietro, vicenda che fece grande scandalo all’epoca, tanto da suscitare lo sdegno anche di quel Martin Lutero che di lì a poco avrebbe dato vita allo scisma protestante. E questo solo per richiamare due episodi salienti nel corso di 2000 anni di storia.

Dopo tutto questo quindi vorremmo far finta di scandalizzarci per quattro grassi pretacchioni domiciliati in dimore extralusso, o per un monsignore che dichiara di avere un compagno, o ancora per i soldi che girano dietro alle cause di beatificazione, come se cascassimo dal pero? Niente di nuovo sotto il sole; alla luce della storia millenaria della Chiesa, costellata puntualmente di vicende simili, tutto questo scandalo ne esce come un misero pettegolezzo di palazzo, una quisquilia buona giusto per vendere qualche libro e indignare qualche coscienza poco informata.

 Tutto ciò si sapeva da tempo, o si poteva facilmente immaginare. Sperticarsi oggi in critiche e requisitorie contro l’amoralità regnante in Vaticano non è altro che sparare colpi di fucile sulla Croce Rossa. Piuttosto dovremmo domandarci per quale motivo tutto questo polverone si sia alzato proprio ora, mentre un Papa apparentemente rivoluzionario ed estremamente popolare sta apparentemente tentando di fare pulizia all’interno della Chiesa. È molto complicato capire il perché di tutto ciò. Probabilmente, di tutte le interpretazioni che sono state proposte in questi giorni la più verosimile è che la presunta congiura in atto non sia contro Papa Francesco, come i più hanno voluto evidenziare, bensì a suo favore. Una sorta di denuncia da parte degli ultra-bergogliani, per spingere Francesco, spesso frenato dai poteri interni al Vaticano, a portare ancora più in profondità la sua riforma. Rendendo infatti pubblici tutti i vizi del Vaticano si andrebbe a escludere la possibilità che il Pontefice in futuro adotti mezze misure nel reprimerli. L’ipotesi è credibile e ha un suo senso in fondo, ma il dato di fatto per il momento resta solo uno, ovvero quello di una Chiesa che conferma di aver sotto tanti aspetti perso di vista la sua missione spirituale, corrotta dagli agi e dal denaro. D’altra parte, come diceva lo stesso Lutero e ha ribadito recentemente anche Bergoglio, il denaro è lo sterco del demonio. In una situazione simile non resta che stare a guardare come si muoverà in futuro Francesco, se avrà la forza di andare a fondo con la pulizia della Chiesa che si dichiara intenzionato ad attuare o se cederà, anche lui, alle lusinghe del “maligno”.