Dalle indagini per inflitrazioni mafiose dentro Expo all’ultimo caso del governatore siciliano Rosario Crocetta, passando per il racket dell’accoglienza e dei campi nomadi la costante è sempre una sola: mafia. Il nostro Paese non è nuovo a fenomeni del genere, anzi ha il primato dell’esportazione di esso anche oltre oceano ma una motivazione che ne spieghi la ricorrenza deve pur esserci. Alla fine che cosa è che spinge la malavita alla proliferazione? Essenzialmente si tratta di due elementi: l’assenza dei interventi statali e l’omertà.

Dove lo stato non agisce o lo fa in maniera tardiva si vanno a formare delle autorità alternative, dei capi locali che amministrano la giustizia e si spartiscono il controllo territoriale, che è, poi, la chiave principale del potere. L’omertà, invece, è ciò che consente il replicarsi del processo: se non si denunciano i fatti criminosi l’autorità legittima non interviene e, quindi, il malaffare prolifera e persevera. La forma mentis del popolo italiano è, purtroppo,  improntata all’egoismo e le prove si possono rintracciare nella saggezza popolare, «chi si fa i fatti propri campa cent’anni»; l’impostazione, mentale, poi, si trasmette, tramite l’educazione impartita in famiglia, di generazione in generazione.

La classe governante non è altro che lo specchio della società che rappresenta: lo stesso Antonio Razzi, senatore della repubblica, uno dei rappresentanti degli italiani, aveva dichiarato, nell’ormai celebre intercettazione «amico caro, fatti li cazzi tua e finiamo la legislatura» e ciò è solo la versione istituzionalmente scandalosa di quello che pensiamo quotidianamente più o meno tutti: da colui il quale non dichiara il fatturato della propria azienda al «raccomandato» ognuno si fa «i cazzi propri».

Prima di pensare a cambiare il mondo sarebbe, forse, utile avere un po’ meno ipocrisia e finto sdegno e un po’ più di autocritica, domandarsi perché l’immagine che si ha dell’Italia e degli italiani sia quella di persone allegre ma poco affidabili, un popolo di truffatori nati e approfittatori. Negli Stati Uniti d’America si va oltre ciò: l’idea dell’italiano è una delle più stereotipate di tutte e siamo visti sempre come dei criminali.

Il voto, quello strumento tanto esecrato ed ingiuriato è una delle poche maniere, se non l’unica, in grado di dare l’opportunità al popolo di scegliere chi lo rappresenterà e quindi di cambiare le cose ma per fare questo bisogna che tutti si mettano nell’ottica che accantonare gli interessi particolaristici a favore di quelli collettivi sia un qualcosa di positivo e di nobile. Capire il valore reale dell’espressione del consenso elettorale non è semplice ma, una volta acquisita la conoscenza e l’importanza di esso, sarà più difficile trovare chi venderà quel segno sulla scheda per dei soldi e più facile conoscere chi metta una crocetta sopra il nome del candidato migliore per il benessere di tutta la comunità.