Il governo è fatto. Gentiloni è il nuovo premier designato dal Presidente della Repubblica. Mattarella, come il suo predecessore, ha difatti mantenuto una linea politica di continuità all’insegna delle imprescindibili “responsabilità e stabilità”. Il Presidente della Repubblica si ritiene soddisfatto di non aver ceduto ai populismi che chiedevano di andare al voto subito, e di esser riuscito a risolvere la crisi di governo velocemente, in meno di una settimana, giusto in tempo per la riapertura dei mercati finanziari. Ed è proprio a questo che si riduce tutta la politica nostrana, condita di tante parole, stabilità, responsabilità, continuità, tutte a significare la stessa cosa: guai a disturbare mercati finanziari. Va fatto tutto in silenzio e velocemente così la borsa non se ne accorge, una manovra di qua, una riforma di là, una crisuccia di governo ogni tanto, giusto per dare l’impressione al popolino che si stia cambiando tutto, quando invece, come sempre, non si sta cambiando proprio niente. Con Gentiloni sono quattro i premier calati dall’alto dal Presidente della Repubblica, l’ultimo Presidente del Consiglio ad aver tenuto una campagna elettorale da candidato premier prima di essere nominato, è stato Silvio Berlusconi. L’ultimo ad aver condotto una politica estera fatta di accordi vincenti, da quello con Gheddafi, agli accordi presi con Putin, eppure oggi come tutti, si rende complice di questa situazione politica. Una volta populista, una volta “stabilizzatore”, si barcamena nel panorama politico pur di non rinunciare a quel briciolo di potere che gli è rimasto in mano.

Gentiloni, come prima cosa ha dichiarato: “Dobbiamo finire il lavoro di Renzi” e d’altronde cosa ci si poteva aspettare da un ex ministro del suo governo espressione dello stesso partito? Paolo Gentiloni fino ad oggi ha ricoperto la carica di Ministro degli Esteri del Governo Renzi succedendo a Federica Mogherini il 31 Ottobre 2014. Gentiloni è stato un Ministro degli Esteri decisamente ininfluente e va ricordato soprattutto per i suoi commenti riguardo il sostegno russo ad Assad definendolo: “un sostegno inaccettabile”.

Paolo Gentiloni proviene da una buona famiglia romana, di educazione cattolica. Eppure politicamente comincia la sua militanza nelle file della sinistra extraparlamentare nei roventi anni 70, prima comunista e poi pacifista, si allontana decisamente da queste posizioni quando comincerà la sua carriera istituzionale. Gentiloni è in Parlamento dal 2001 e ci entra da rutelliano, dopo essere stato portavoce dello stesso Rutelli quando era sindaco di Roma. Le sue posizioni da Ministro e deputato sono ben lontane da quelle giovanili: si dimostra da subito filoatlantico, stringendo un rapporto molto stretto se non quasi intimo con John Kerry. Appena eletto Ministro degli Esteri dichiara di voler riportare a casa i Marò ma, come abbiamo visto, avrà scarso successo, come lo ha avuto nella gestione del caso di Giulio Regeni. Improvvisamente però si dimostra duro e deciso nei confronti dell’Isis alla quale promette guerra in Libia, dimenticandosi le posizioni pacifiste giovanili. Tutta questa incisività viene persa a Bruxelles dove il Ministro non è stato in grado di rappresentare come avrebbe dovuto le istanze italiane riguardo la crisi migratoria.

Quadretto di famiglia del "Gentilgoverno"

Quadretto di famiglia del “Gentilgoverno”

A far parte della “squadra di governo” ancora la Boschi, ma questa volta come sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, poi confermati: Beatrice Lorenzin alla Salute, Giuliano Poletti al Lavoro, Dario Franceschini alla Cultura, Enrico Costa agli Affari regionali, Gianluca Galletti all’Ambiente, Marianna Madia alla Pubblica amministrazione, Maurizio Martina all’Agricoltura, Pier Carlo Padoan all’Economia, Carlo Calenda allo Sviluppo, Andrea Orlando alla Giustizia, Roberta Pinotti alla Difesa e Graziano Del Rio ai Trasporti. Vergognoso oltremodo il passaggio di Alfano agli Esteri, che scarica così  il “problema immigrati” a Marco Minniti. Ci sarà un nuovo Ministero per il Mezzogiorno con Claudio De Vincenti. E ancora Anna Finocchiaro ai Rapporti con il Parlamento e Riforme, Luca Lotti, renziano di ferro allo Sport, e Valeria Fedeli all’Istruzione al posto di Stefania Giannini.

I politici che siederanno negli uffici di presidenza dei ministeri del Governo Gentiloni hanno quindi volti noti, il tutto per favorire quanto più possibile la continuità con il governo passato.

Sulla durata di questo governo si hanno poche notizie, se non che comunque vada al più tardi nel 2018 si andrà al voto. Presto le camere esprimeranno la fiducia all’ennesimo “governo fantoccio”, mentre gli italiani continuano a soffrire il periodo di crisi peggiore della storia della repubblica italiana. La disoccupazione è alle stelle, i dati sulla povertà in vertiginoso aumento, il dramma sociale dell’immigrazione clandestina, produttrice di odio etnico e disuguaglianza, che da anni è rinchiuso nelle periferie, ora come un lavandino troppo pieno trabocca da tutte le parti, e infine non meno importante la crisi valoriale, l’apatia sociale che ha prodotto una massa informe senza spina dorsale di persone che accettano quello che viene senza più lottare. Piazze vuote e computer accesi, rivolte virtuali, prodotte da rabbia e disperazione realissime. E intanto le borse sono tranquille, il debito diminuisce lentamente e il partito della stabilità è sereno perché sa che qualunque cosa succeda, probabilmente in un modo o in altro manterrà la poltrona.

Un ultimo pensiero al giovane Matteo Renzi, che ancora poco scaltro si ritrova senza stipendio nella sua casetta di provincia, a scrivere di notte lunghi post sui social che sembrano il copione di una pubblicità della Mulino Bianco, ricominciando di fatto, la sua eterna campagna elettorale. Che fosse voluta? Chissà.