Presso l’ospedale Fallacara – Di Venere a Bari è stato consegnato, a una donna praticante l’aborto, un documento dalle seguenti parole: “Gentile signora su sua richiesta è stata sottoposta a ivg. Le auguriamo che l’intervento cui è stata sottoposta in data odierna rimanga unico. L’ivg ha delle implicazioni di ordine morale, sociale e psicologico e non solo una mera procedura chirurgica o farmacologica ma un rischio per la stabilità emotiva della donna con possibili ripercussioni sul piano relazionale. Perciò si dovrà adottare un valido metodo contraccettivo affinché la vita affettiva e sessuale possa svolgersi serenamente”. Tali asserzioni scritte hanno destato migliaia di polemiche, sulle quali la stessa Asl ha fornito una risposta comunque esaustiva: i volantini pre-stampati con le suddette raccomandazioni sono datate, verranno ritirate tutte in breve tempo.

La responsabile Asl di Bari, Silvana Fornelli, evidentemente sorpresa dall’accaduto ha affermato: “Desidero comprendere quante volte quel documento sia stato utilizzato e perché, ma soprattutto redigerne uno nuovo, ove siano esclusivamente riportate le indicazioni terapeutiche e le dimissioni dall’ospedale in maniera asettica. Quello consegnato alla donna è un documento meno recente, per cui posso assicurare che nel reparto si lavora con efficienza per garantire il rispetto della legge sull’aborto. Quel testo, sicuramente non scritto bene, non era un ammonimento nei confronti della donna, ma un’esortazione a seguire il percorso della prevenzione”. Se è possibile non dubitare della buonafede dell’Asl e della responsabile, tuttavia ci si domanda quanta ve ne fosse negli enigmatici autori di quel documento, magari dediti a una sottile ironia nel rimproverare moralmente le pazienti. Non è un interrogativo sottovalutabile, dal momento che l’applicazione della legge 194 rimane uno dei problemi maggiori per il Paese: il 70 % dei ginecologi, paradossalmente, è obiettore di coscienza, mentre in alcune sedi ospedaliere si toccano vette pari al 90/100 %. Non si tratta certamente del primo caso di “reazione etica” dei medici di fronte all’interruzione volontaria di gravidanza. Il più recente ha a che vedere con la morte di Valentina Milluzzo, secondo la famiglia deceduta per rifiuto di intervento del medico, per altre cause non ancora accertabili secondo la procura di Catania. In ogni caso, negli aborti terapeutici e di emergenza non esiste l’obiezione di coscienza, per cui il medico ha il dovere di intervenire per salvare la vita di una donna ingravidata, mentre il rifiuto vale solo nei casi in cui vi sia la libera scelta femminile in una situazione non critica. Nel caso Milluzzo saranno certamente le indagini a confermare la colpevolezza o meno del medico.

Il nodo del problema è costituito dalla folta schiera di ginecologi italiani, i quali ritengono di poter esercitare nel campo medico senza considerare le ipotesi di conflitto ideologico e religioso che deriverebbero dalle pratiche previste. La ginecologia non prevede esclusivamente il parto, bensì le pratiche di aborto previste dalla legge, dunque sarebbe auspicabile che un aspirante professionista del settore si ponesse degli interrogativi in più, prima di entrare, dunque interfacciarsi con una realtà ospedaliera concreta e delicata che attiene alle decisioni in campo etico e morale. Nel contesto italiano la situazione è problematica, poiché storicamente le competenze sanitarie sono da sempre affidate ad ambo le istituzioni pubbliche, laiche e statali, e private e religiose di orientamento cattolico. La Chiesa detiene ancora un’influenza fortissima nelle decisioni in materia etica, condizionando fortemente l’operato di medici e pazienti laici. A causa di questi contrasti, l’opinione pubblica è in balia di discussioni riguardanti argomenti  di riflessione sul concetto di vita e morte. Emblematico, a tal proposito, il caso di Eluana Englaro, per cui la questione fu strumentalizzata dalla classe politica a fini elettorali, oltre che dai movimenti pro-life, che accusavano il padre di Eluana di omicidio, senza essere totalmente a conoscenza delle dinamiche dei fatti e delle condizioni di salute reali della paziente.

Resta il fatto che la questione bioetica costituisce un argomento delicato nel campo della scienza e della medicina: difficilmente vi sarà un punto d’incontro fra le parti in causa, per quanto concerne l’applicazione di leggi quali l’aborto.