“Viva l’Italia, assassinata dai giornali e dal cemento”. Ci aveva visto lungo De Gregori, quando nel lontano 1979 cantava dei cancri che già allora affliggevano il nostro Paese e ne impedivano uno sviluppo sano, sostenibile e lungimirante. E così – a distanza di trentacinque anni da quella “Viva l’Italia” rimasta oramai impressa nella memoria collettiva – succede che il decreto Sblocca Italia è ormai diventato legge, e che i suoi primi effetti iniziano ad essere evidenti.
Uno su tutti è il discorso intorno agli inceneritori. Lo Sblocca Italia definisce questi mostri per lo smaltimento dei rifiuti urbani come “un sistema integrato e moderno di gestione di […] rifiuti”, nonché come strutture che concorrerebbero “allo sviluppo della raccolta differenziata e al riciclaggio”.
Peccato che gli inceneritori, una volta a regime, necessitano di essere messi costantemente all’opera per essere più produttivi e meno costosi, disincentivando fortemente pratiche virtuose quali la raccolta differenziata, il riciclo dei rifiuti e il loro riuso. Caso emblematico è quello del Comune di Parma, dove nonostante l’impegno del Sindaco a 5 stelle Pizzarotti, non si è riusciti a bloccare la realizzazione di una struttura costata – secondo la Commissione UE – 315 milioni di euro. L’amministrazione comunale ha tuttavia scommesso sulla differenziata, facendo di Parma una delle città più virtuose d’Italia. Risultato? Il prezzo di smaltimento per ogni tonnellata di rifiuti è schizzato a 168 euro, proprio in virtù degli eccellenti risultati conseguiti in tema di differenziata e riciclo.
La costruzione degli inceneritori, così caldamente sostenuta dallo Sblocca Italia, ha inoltre sollevato enormi contrasti tra Regioni e Governo. La Regione Lombardia ad oggi ha impugnato l’art. 35 davanti alla Corte Costituzionale, e altri forti dimostrazioni sono arrivate da Emilia Romagna e Toscana, che insieme alla Regione di Maroni sono quelle che presentano più inceneritori sul proprio territorio.
Ma perché puntare su un sistema di smaltimento migliore solo della discarica, che va a danneggiare i comuni più virtuosi in tema di gestione dei rifiuti, dannoso per la salute e l’ambiente, contrario alla linea comunitaria ed oltremodo costoso? Prima dello Sblocca Italia esisteva un limite massimo regionale di 150mila tonnellate di rifiuti destinabili all’inceneritore. Il contestatissimo Art. 35 ha però determinato la possibilità di far viaggiare i rifiuti per tutta la penisola, in particolare da Sud verso Nord, dove gli impianti sono più numerosi. Ciò significa abbattere il limite regionale e dare modo agli inceneritori già esistenti di lavorare in maniera più intensa, e per questo meno costosa e più produttiva. Una vera svolta per tutte quelle ex municipalizzate che hanno in gestione gli inceneritori e avevano grandi difficoltà a far quadrare i conti a causa del limite massimo regionale precedentemente imposto. Per non parlare poi di quanto potrà giovare Enel dalla costruzione di nuovi inceneritori – prevista dallo stesso Sblocca Italia – su alcune centrali ad olio combustibile si sua proprietà e ormai divenute obsolete. Si spiega così perché il Governo Renzi abbia deciso di puntare su di una strategia fallimentare ed inquinante: le questioni ambientali e di tutela del territorio e della salute sono subordinate agli interessi economici di pochi.
È evidente che l’Italia stia investendo male, malissimo. Ancora una volta la nostra politica sta rispondendo a logiche clientelari e a giochi di favori reciproci, mentre qui fuori c’è una generazione lasciata a spasso, in balia del caso e degli eventi. Qui si sta venendo meno ad un patto generazionale tra chi governa e chi governerà, tra chi agisce oggi e chi nascerà. Qui si stanno minando le basi di sopravvivenza degli attuali ventenni e della loro futura prole. Qui si sta andando con assoluta sconsideratezza verso il baratro della contaminazione dei territori e della loro distruzione. La logica delle clientele, i giochi delle parti e gli scambi di favori uccideranno il nostro Paese, che oramai è già in fin di vita. E fino a che non avremo coscienza di questo, nessuna politica economica, ambientale, energetica sarà all’altezza di problemi così gravi, complessi e radicati. A pensarci bene, quella canzone di De Gregori poi continuava, diceva “Viva l’Italia, l’Italia che non ha paura”. Ecco, è da qui che dovremmo ricominciare, per il bene di tutti, nostro e dei nostri posteri.