La suggestione della Basilica di San Pietro – ornata di diapositive riflesse sul Cupolone – ha surclassato l’attualità di un messaggio che quella piazza, sino al prossimo 2016, dovrebbe preservare e testimoniare. E che godrebbe del gravoso status della sacralità. Bergoglio avrà pensato al Giubileo della Misericordia seguendo proprio quest’ordine: l’ordine del Sacro. Professandone la spiritualità ed enfatizzandone la santità. L’atrocità dell’odio del contemporaneo periodo storico, reclama l’urgenza di una risposta: quantomai volta all’interazione dottrinale fra Cattolicesimo ed Islam. Nel riquadro delle relazioni dei Credo, Papa Francesco si è assunto la responsabilità più onerosa, profilandosi in un’apparente (e quindi rischiosa) mediazione tra le parti. La suggestione, dunque: l’8 dicembre 2015 sarà ricordato come l’esaltazione massima del folclore, ai danni dell’integrità liturgica.

Si permetta un appunto, da rivendicare con fermezza: emanciparsi dal clamore mediatico e dibattimentale suscitato dal Giubileo, è possibile. Ne è prova empirica chiunque creda che l’Anno Universale della Chiesa Cattolica dovrebbe emulare una Danza Sufi, predisponendo gli accorsi dervisci all’introspezione meditativa e allo svincolo dal materialismo mondano. E non una chiassosa e psichedelica – per quanto imbevuta di riferimenti biblici – ballata occasionale, ove i commensali possano alternarsi fra il nettare dell’alcol e le cosce delle damigelle. L’intento, però, viene irrimediabilmente smontato. Questo ed altro, per amor dell’opinione: che non delibera, ma definisce – e si perdoni il “minimalismo” dell’assunto! -.

La pertinenza di proiezioni che richiamassero il Creato e l’Arca di Noè – che dimora immortale in una proverbiale incisione discografica del 1982 di Franco Battiato: all’onor del vero, molto più efficace nel richiamo il Maestro, rispetto alla Santa Sede… -, brucia nella padella dell’interpretazione concettuale e pratica della Misericordia, lasciata cuocere a fuoco alto da un ossequio reverenziale che non importunasse gli addobbanti (e sfarzosi) preparativi. Nel solito sguaiato baccano, e da mente lucida ed elevata, Buttafuoco l’ha parafrasata a regola d’arte: dalla vetta più alta della “Misericordis”, si affaccia al dialogo il cuore, perché esso sia catino in cui la devozione in Cristo e la fede in Allah si intersechino nella celebrazione della Carità e dell’Umanità. Il confronto di civiltà deve ancora iniziare.