I risultati delle elezioni amministrative di giugno hanno definitivamente posto innanzi le proprie responsabilità i vari attori della galassia centrodestra. La possibile e probabile investitura di Parisi come delfino di Berlusconi rappresenta infatti una cesura esiziale nella scena politica nazionale: nell’ennesimo carrozzone liberal-moderato si abbandoneranno (e già lo si sta facendo) le illusioni provenienti d’Oltralpe per irreggimentarsi nel doppiopetto di prammatica del PPE, creando una sorta di Nuovo Centro Destra più largo e più gonfio. Il Popolo delle Libertà, dunque, è vivo e lotta insieme alla Merkel e all’élite di Bruxelles. Non ci meraviglieremmo di un futuribile nuovo patto del Nazareno con quel che rimane del PD- per esigenze di traghettamento citofonare Denis Verdini- così come non sarebbe poi così improbabile risentire suonare la vecchia e bolsa solfa della Grossekoalition all’italiana, già rodata durante la vigorosa e salvifica cura Monti.

Niente di nuovo sotto al sole, purtroppo. La tradizionale idiozia della destra moderata, unita alla proverbiale codardia della borghesia nostrana, oblia con il fumo del cretinismo moderato le linee guida capaci di risollevare un settore potenzialmente maggioritario e però rintontito, stanco e sfiduciato da vent’anni di promesse puntuali e infranti risultati. Se la Meloni e il suo bottegone romano voglion giocare al Monopoli di Silvio, se gran parte dei problematici alleati si distaccano- con malcelato sollievo- dalle battaglie dell’ora, Matteo Salvini e la Lega devono decidere al più presto da che parte stare e quale sinfonia offrire a milioni di ascoltatori esausti.

Occorre esser chiari: se Salvini non cambia passo la Lega nel medio periodo ripiomba nell’anonimato dell’unità percentuale, nella sostanziale irrilevanza politica. Gli anni di fatica, di vera rivoluzione comunicativa e programmatica predicati e messi in atto dal Matteo felpato sembrano oggi ibernati, quasi vergognosa eredità d’un tentativo abortito, silenziato per bagatelle elettorali di poco conto. Dalla tremebonda réunion di Bologna fino al circo Barnum del primo turno romano, infatti, il ciclo ascendente s’è esaurito, lasciando spazio a piccine e tutto sommato inutili manifestazioni d’esistenza. Il sacrificio offerto al dioscuro di Arcore per divenire presentabile agli occhi dell’elettorato forzista è costato troppo sangue, e non ha portato a nulla.

La retorica sull’Islam ha solo contribuito ad esasperare gli aspetti caricaturali del modus operandi salviniano. Slogan gretti e ragionamenti da bar non aiutano, e spostano solo l’ago della bilancia lontano dal piatto leghista. In tal senso, la differenza tra ISIS e una religione valida e nobile come l’Islam non può essere omesso, pena la boldrinizzazione al contrario del tema. Una nazione come l’Italia, immersa fino all’orlo nel Mediterraneo, non può e non deve cadere nel tranello teso da chi ha interessi cruciali nella zona Medio Orientale. Non ha senso cercare farfalle nell’ampio recinto della Piazza Rossa, all’ombra dello studiolo di Putin, per poi chiudere gli occhi e non vedere l’enorme moschea costruita dal leader russo pro bono pacis. La coerenza, alla lunga, paga.

Torniamo al nostro uscio di casa. Mentre l’Europa brucia di odio e rancore verso gli utili idioti dell’Unione Europea e l’eurozona trita nei suoi ingranaggi deflazionistici la vita e i progetti di milioni di uomini e donne, l’unico partito italiano che seriamente aveva affrontato in una critica strutturata l’€assetto (grazie all’immenso Claudio Borghi Aquilini) s’è rifugiato in un silenzio assordante, esasperato da qualche frasetta di circostanza affidata alla pedante e pesante pagina facebook di Salvini. Praticamente ogni paese del Vecchio Continente ha un forte movimento euroscettico: e come diceva Alberto Bagnai, la Storia e l’idiozia delle sinistre consegna alla destra il compito fatale di rompere la gabbia dell’austerità e del mercantilismo liberista. Francia e Germania l’han capito, Ungheria e Regno Unito l’hanno già messo in pratica. È questa la battaglia principale della Lega nel tempo presente. È da questo snodo vitale che consegue tutto: Lavoro, Immigrazione, Stato Sociale, tutela degli Italiani, Sovranità. Se Salvini dunque non riprende la bandiera (e la maglia e le dinamiche) delle Europee del 2014, se non elimina definitivamente le pastoie che lo legano, e localmente e a livello nazionale, ai tentacoli dei moderatini liberal-europeisti, il destino suo e di un’intera generazione è perduto.

Questo, quindi, è il compito per le vacanze che tocca in sorte all’alunno Salvini. Non abbiamo inserito né il referendum d’Ottobre-Novembre né la figura ed il ruolo di Matteo Renzi perché, apertis verbis, ci preme colpire il bersaglio, e non perder tempo con i “servi”. Caduto il castello di Draghi e Junker, del PD e delle lacrime di madame Boschi e Boldrini non rimarrà che polvere e ribrezzo. Ma tutto questo la Lega, al momento, non lo sa.